IL MITO DI JANIS JOPLIN RIVIVE AL CINEMA

Al cinema da giovedì 8 ottobre Janis di Amy Berg sulla Joplin, dalla sua infanzia in Texas al successo, per arrivare fino alla morte, avvenuta il 4 ottobre del 1970. Questa è l’occasione giusta per ripassare un po’ di storia della musica attraverso i 5 migliori documentari sul tema

JanisCry baby. Janis Joplin è stata forse la più grande icona del rock al femminile del Novecento, nonché una delle più grandi voci della musica. Punto di riferimento del movimento hippie, attivista nella lotta per l’uguaglianza tra bianchi e neri, strenuo difensore della libertà d’espressione, morì tragicamente a ventisette anni dopo un’overdose di eroina. La documentarista Amy Berg attraversa le tappe della vita di una poetessa dal cuore enorme, innamorata dell’amore, a cui l’incredibile talento non è stato sufficiente per placare una naturale tendenza verso l’autodistruzione. Cercando la donna dietro al mito, evitando i luoghi comuni sul maledettismo del rock, scorrono immagini indimenticabili, tra canzoni e dipendenze, e immortali testimonianze musicali, capaci di lasciare un segno indelebile nella (nostra) storia: da Cheap Thrills a Woodstock, arrivando fino a Pearl, uno degli album essenziali per ogni appassionato di musica, di vita, strumento fondamentale per urlare le proprie inquietudini con tutta la passione che c’è.

Ripercorriamo con una top 5 i documentari musicali, realizzati prima di Janis, che più ci hanno emozionato e commosso!

5 – PEARL JAM TWENTY (2011)
di Cameron Crowe

Pearl Jam TwentyDai Mother Love Bone alla morte di Andy Wood, dalla collaborazione con Chris Cornell nei Temple Of The Dog alla causa contro Ticketmaster per l’eccessivo prezzo dei biglietti dei concerti, arrivando alla drammatica morte di nove fan durante il concerto di Roskilde nel 2000 e, poi, alla tournée di Backspacer. Vent’anni di Pearl Jam raccontati da Cameron Crowe, cineasta legato ai sogni di rock’n’roll della provincia americana come nessun altro. Fratellanza, amicizia, separazioni e (ri)unione: il gruppo di Eddie Vedder viene celebrato evitando l’agiografia, ma mostrando entrambi i lati della medaglia.

 

4 – COBAIN: MONTAGE OF HECK (2015)
di Brett Morgen

Cobain: Montage of HeckIl lavoro di Morgen su Kurt ha entusiasmato la critica ma diviso i fan: lecito scavare così nel privato del musicista di Seattle per finalità puramente artistiche? Ad ogni modo, rimane un’operazione indubbiamente originale, tra inserti animati e interviste inedite ai genitori e ai cari di Cobain, inclusa una Courtney Love in vena di confessioni. E poi ci sono le canzoni, che sono quello che conta davvero: e si rimane immobili e straziati quando si ascolta per la prima volta la versione casalinga di una struggente cover di And I love her dei Beatles.

3 – MARLEY (2012)
di Kevin MacDonald

MarleyMagnifico documentario di Kevin MacDonald su Robert Nesta “Bob” Marley, profeta del reggae, musica giamaicana proveniente dallo ska e dal soul statunitense. Oggi celebrato da molti adepti come una santità, a dire il vero un uomo pieno di contraddizioni e lati oscuri, però generoso e colmo di fede, speranza e fiducia per la possibilità di un mondo migliore, trasmesso con un messaggio universale di pace e fratellanza. Non solo per fan: è la storia di una cultura, di un pensiero, di un Paese.

 

2 – IL FUTURO NON È SCRITTO – JOE STRUMMER (2007)
di Julien Temple

Il futuro non è scritto - Joe StrummerDopo il grandissimo lavoro sui Sex Pistols di Oscenità e furore, Julien Temple supera se stesso e porta a compimento un ritratto immenso e complesso di Joe Strummer, esponente del punk rock politico degli anni 70 con i superbi The Clash. Nuovamente, viene posta l’attenzione sull’uomo piuttosto che sul mito, sul suo anticonformismo ma anche sui suoi atteggiamenti non sempre trasparenti con gli altri membri del gruppo. Un poeta, dalla voce cartavetrata e dal carattere controverso, ma sempre all’insegna di un fuoco ribelle che si è spento troppo presto.

 

1 – SUGAR MAN (2012)
di Malik Bendjelloul

Sugar ManCapolavoro assoluto del genere, nonché uno dei più incredibili documentari mai girati. Il filmmaker Bendjelloul va alla ricerca di Jesus “Sixto” Rodriguez, cantautore degli anni Sessanta, che dopo lo scarso successo dei suoi album si mette a fare l’operaio. Non è al corrente del fatto che in Sudafrica, Botswana, Rhodesia e Nuova Zelanda è considerato un mito e un simbolo della lotta contro l’apartheid. Proprio grazie a Sugar Man, Rodriguez ha rilanciato la sua carriera musicale, rimasta ferma per quarantacinque anni. Premiato al Sundance e vincitore dell’Oscar nel 2013.

Emiliano Dal Toso

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