INTERVISTA SOCIAL CON PAOLA MINACCIONI!

Logo Ciak In MostraCIAK IN MOSTRA: PAOLA MINACCIONI HA RISPOSTO COSÌ ALLE VOSTRE DOMANDE SU TWITTER E FACEBOOK!

 

Paola Minaccioni è sicuramente una delle interpreti più apprezzate e richieste nel panorama italiano. Dal teatro al cinema, è un’attrice versatile, che riesce a passare dalla commedia al dramma ottenendo sempre risultati sorprendenti. Nastro d’argento per Allacciate le cinture di Ferzan Ozpetek, è a Venezia 72 con Pecore in Erba, un’opera originale firmata dall’esordiente Alberto Caviglia.

Oggi Paola è stata nella redazione di Ciak in Mostra per rispondere alle vostre domande arrivate tramite Twitter e Facebook! 

Paola Minaccioni

Com’è nato il tuo coinvolgimento in Pecore in Erba?

Ho conosciuto Alberto Caviglia perché era l’assistente alla regia di Ferzan Ozpetek, e mi ha chiesto di partecipare al suo progetto. Appena l’ho letto ho detto immediatamente «Sì, lo faccio! ».

Prima volta al Festival di Venezia? Come ci si sente?

Sì, è la mia prima volta a Venezia. Sono venuta alla Mostra però quando ero una studentessa del Centro Sperimentale di Cinematografia. Penso di aver visto quaranta film di seguito. Sono felice di essere qui con un’opera a cui tengo molto, diretta da una persona particolare come Alberto. Venezia è una città che comunque toglie il fiato, essere qui per il Festival è ancora più divertente. La differenza vera la fa il progetto che presenti. Questo film rende ancor più interessante l’esperienza.

Sei molto attiva sui social. Pro e contro?

Io sono ufficialmente addicted! I pro sono che usi il più possibile i social per diffondere non solo te stesso, ma anche il tuo pensiero. Il contro è che, per esempio la sera, devo forzarmi per non connettermi, proprio come se fossi in punizione. Il computer ormai entra anche nella camera da letto, ed è molto più subdolo. Invece di guardare la tv al giorno d’oggi ci sono i social. Su Twitter non scrivo molto, solo quando ho qualcosa da promuovere, non amo i 140 caratteri, però sono campionessa di retweet!

Ti prepari diversamente quando interpreti un film e quando sali sul palcoscenico?

Sì. Ogni film, secondo me, ha una vita a sé. Non c’è un metodo vero e proprio. Ho conosciuto Ivana Chubbuck , una coach americana, ho fatto dei corsi con lei e ho notato che il suo sistema già lo usavo autonomamente. Mi aiuto con le sue riflessioni per tutti i ruoli che interpreto. Ad esempio, quando ho girato Un Natale stupefacente, alcune scene le ho cambiate e sono diventate più comiche grazie alle considerazioni che avevo fatto leggendo il libro della Chubbuck. Per la preparazione cinematografica sono molto schematica: analisi della sceneggiatura, obiettivo del personaggio, obiettivo scena per scena. Questi sono tutti esercizi che servono per sviluppare la fantasia. In teatro è lo stesso, però il palcoscenico è più fisico. Quando sono in scena sono molto più libera, vince il mio istinto.

Tra teatro e cinema quale sceglieresti?

Il teatro è la mia casa, il cinema è l’amante sconosciuto, quindi è difficile. Forse adesso a istinto sceglierei l’amante. Però non credo che potrei mai fare a meno del palcoscenico.

Paola Minaccioni

Cosa ti ha dato l’esperienza con Ferzan Ozpetek?

Mi ha dato tutto il meglio, dalla possibilità di interpretare dei ruoli non canonici per un’attrice comica ai premi vinti con personaggi drammatici. Ferzan mi ha insegnato che ti devi innamorare di quello che stai facendo, perché lui effettivamente s’innamora di te e tu di lui e del progetto. Proprio come in amore, sei terrorizzato di perderlo, quindi cerchi di dare il meglio. E poi la cura del dettaglio, cercare il più possibile di essere attenta a tutto. Quello che mi ha lasciato è il grande desiderio di esplorare, di fare ruoli importanti.

Pecore in erba è qualcosa di atipico, quasi uno spartiacque. Che messaggio lancia al pubblico?

Pecore in erba è un film necessario, tra l’altro lo amo perché va ben oltre il problema dell’antisemitismo. Il messaggio è che siamo manipolati dalle nostre paure, timori che nella società servono per unire e disgregare, per muovere le masse. Questo film è talmente surreale, talmente grottesco, che risulta veritiero.

Qual è l’attrice che ammiri di più?

Meryl Streep è la migliore in assoluto, vorrei lavorare con lei.

Non pensi che nel cinema italiano ci siano troppe commedie?

Sì, lo penso. Non è tanto il genere a essere troppo inflazionato, quanto l’idea di fare dei film commerciali, schematici, non necessari, senz’anima insomma. Quando un’opera, qualsiasi essa sia, nasce da un’esigenza di mercato, dopo un po’ annoia. Secondo me ci siamo un po’ assuefatti e omologati.

Con che regista vorresti lavorare?

Avrei voluto lavorare con un maestro come Carlo Mazzacurati, ma mi piacerebbe collaborare anche con giovani come Andrea Segre o Matteo Oleotto; quest’ultimo ha uno humor strepitoso. Naturalmente non credo dirò mai di no a Ozpetek e vorrei anche fare una commedia con Paolo Virzì. Diciamo che ho molti desideri e penso ci siano bravissimi registi italiani che possono creare bellissime tragicommedie.

C’è un film che aspetti a Venezia 72?

Purtroppo non c’è un film che aspetto perché devo ripartire subito, però attendo l’esito di Pecore in erba, sono molto curiosa.

Quali film ti sono piaciuti nell’ultimo anno?

Direi Il racconto dei racconti e Mia Madre. Il primo l’ho amato per il coraggio estremo delle scelte registiche di Garrone. È curatissimo, raffinato, ha cercato di fare un fantasy popolare ma anche psicologico. Anche quello di Moretti è un bellissimo lavoro, in particolare ho apprezzato le interpretazioni degli attori, da Margherita Buy a Giulia Lazzarini, e l’ho trovato più caldo, più “italiano” rispetto a quello di Garrone.

Prossimi lavori?

Prossimamente mi vedrete soprattutto a teatro, prima in Due partite di Cristina Comencini e poi tornerò con il mio spettacolo, Voi siete qui, scritto da me e Michele Santeremo per la regia di Veronica Cruciani. Inoltre sto per girare un’altra commedia con Carlo Vanzina, che mi porterà a Miami, nella quale faccio un personaggio molto divertente.

Rudy Ciligot

Ph. di Sergio Lorizio

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