Julianne Moore al Giffoni Film Festival: “Ecco cosa conta per essere una buona attrice”

Radiosa in un vestito bianco, gentile e disponibile, Julianne Moore non vede l’ora di incontrare i ragazzi della 47esima edizione del Festival di Giffoni. I giovanissimi l’applaudono soprattutto per il suo ruolo di cattiva nella saga di Hunger Games, noi la vedremo ne La stanza delle meraviglie di Todd Haynes, già in competizione a Cannes, Suburbicon di George Clooney e Kingsman: Il cerchio d’oro di Matthew Vaughn. “Lavorare con George è un grande privilegio – racconta – è un essere umano divertente e generoso, che ama circondarsi di collaboratori di grande valore. E sono molto felice che sia diventato padre, gli ho consigliato di prepararsi a giocare moltissimo”. La Moore sarà anche tra i protagonisti della serie tv di David O’Russell. “Non posso ancora raccontarvi molto, il progetto è in fasi di sviluppo, ma ci sarà Robert De Niro, sarà ambientato a New York e conterà un gran numero di personaggi”.

Tra cinema d’autore e blockbuster hollywoodiani, quello che conta è la “voce” del regista. “Ho iniziato la mia carriera con film indipendenti, pochi soldi e tanta libertà, e con molte opere prime, tra cui quelle di Todd Haynes e di mio marito. Ciò che importa è la forza del ruolo, non conta che sia protagonista o di supporto, o il genere del film. Credo di avere una buona capacità di individuare una buona storia dalla sceneggiatura, se convince me piacerà anche al pubblico. Sono sempre stata una grande lettrice e sono stati proprio i libri a portarmi alla recitazione, anche grazie a un’insegnante che ha intuito il mio potenziale e mi ha dato una rivista che parlava di una giovane attrice emergente di nome Meryl Streep. Non ero brava negli sport, non appartenevo ad alcun club, leggere è la mia grande passione”.

Non ha paura di mettersi in gioco con ruoli scomodi. “L’unica cosa che temo è tuffarmi, ma la recitazione non mi spaventa. I sentimenti non hanno mai ucciso nessuno, le emozioni che provi calandoti nei panni di qualcuno sono un grande insegnamento perché tutto quello che vedete in un film è accaduto anche nella vita”. Pochi sanno che Julianne Moore è anche una scrittrice di libri per bambini. “L’idea è nata 12 anni fa, quando mio figlio, che allora aveva 7 anni, era molto scontento del suo aspetto fisico. Pensava di avere denti e orecchie troppo grandi. Allora mi sono ricordata della mia sofferenza quando a scuola mi chiamavano fragola lentigginosa e ho scritto 4 libri illustrati ai quali se ne sono aggiunti altri 4 dedicati ai piccolissimi e uno a mia madre, scozzese emigrata in America. Ma ormai i miei figli sono cresciuti e io sono lontana dal mondo dei bambini, non so se continuerò questa attività”.

“Le mie lentiggini continuano a non piacermi, ma ora ci sono cose più importanti di cui occuparmi. La vita non è una scala, ma si sviluppa in orizzontale, si allarga e alcune cose diventano più rilevanti di altre, come la famiglia, gli amici, il lavoro, le cause alle quali dedicarsi”. Tra queste c’è l’impegno per il controllo delle armi. “Preferiamo il termine sicurezza più che controllo, per non dare l’idea di una restrizione. Come cittadina e come madre è giusto che combatta questa battaglia”. Tra tutti i ruoli da lei interpretati, non ce n’è uno al quale si è sentita più vicina. “Con ogni personaggio devo trovare dei punti in comune e devo fare in mondo che lo spettatore provi la stessa cosa. Questa è la grande sfida di un attore, che mai deve fingere. Per Still Alice ho fatto lunghe ricerche, frequentato medici e malati perché dovevo assolutamente provare sulla mia pelle sentimenti autentici. Se menti il pubblico se ne accorge così come quando nei film spacciano Toronto per New York”.

 

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