“JURASSIC PARK”: TUTTI I PERCHÉ DI UN FILM MITICO. ASPETTANDO “JURASSIC WORLD”

Ventidue anni fa, il 9 giugno 1993, compariva per la prima volta sugli schermi Jurassic Park, un film destinato a diventare un cult, oltre che a rilanciare la passione per i dinosauri in tutto il mondo. A pochi giorni dall’uscita dell’ultimo capitolo della saga, Jurassic World, ecco i perché di un mito che ancora non smette di affascinarci

DI MASSIMO LASTRUCCI

jurassic park

Se Jurassic Park fece arricciare il naso a qualche critico (del resto Franco La Polla lo definisce – e con ragione – nella sua impeccabile biografia per Il Castoro, “opera di transizione”) che parlò di puro Luna Park Movie, sottolineando piccole ma pecche di sceneggiatura (ne parleremo più avanti), nondimeno si tratta di un film assolutamente “spielberghiano” e impeccabile dal punto di vista del divertissement, in linea con quella che siamo soliti identificare come sua poetica più riconoscibile. Del resto, a ulteriore dimostrazione che si tratti di un progetto fortemente congeniale e voluto da Spielberg, è il fatto che il cineasta aveva già acquistato i diritti per la versione cinematografica del best seller di Michael Crichton nel 1990, addirittura prima che venisse pubblicato.

Il magnate John Hammond, interpretato da Richard Attenborough
Il magnate John Hammond, interpretato da Richard Attenborough

A David Koepp (Carlito’s Way, Mission: Impossible, Panic Room, Spider-man) venne affidato il compito dell’ultima stesura della sceneggiatura. Alla fine, rispetto al testo originario, moltissime furono le modifiche. In particolare, tra le più importanti e significative (per noi), la trasformazione del personaggio del patron dell’esperimento e del parco a tema, il miliardario John Hammond. Se nel libro il magnate era descritto come una specie di un convinto assertore della possibilità/necessità che le scoperte scientifiche diventassero fonte di sfruttamento e guadagno, qui diventa una specie di Walt Disney con il pensiero rivolto essenzialmente al divertimento dei più piccoli e affezionatissimo ai nipotini. In questo senso (lo ha notato Roberto Lasagna in I film di Steven Spielberg, ed. Falsopiano) Hammond è una specie di alter ego del regista e non a caso è interpretato da Sir Richard Attenborough (tornato qui a recitare dal 1979), attore monumentale, poi regista e produttore di grandi successi mondiali (Gandhi, Grido di libertà).

Ciak di giugno con la cover di Jurassic World
Ciak di giugno con la cover di Jurassic World

In Jurassic Park convergono tante passioni e riflessioni di Spielberg. Tra le passioni ovviamente i dinosauri (tra i suoi giocattoli preferiti da bambino); tra le riflessioni mettiamoci però anche da un lato la sua propensione (almeno allora, perché nei decenni successivi avrebbe preso strade a volte differenti) a girare film adulti per bambini molto intelligenti, lavorando su mondi di fantasia, spesso minacciati da elementi di inquietudine, se non di paura o terrore; dall’altro le sue opinioni sui pericoli e rischi che la corsa cieca e incontrollata allo sfruttamento della natura e della scienza provoca e avrebbe provocato. In Jurassic Park, come in altre sue opere, si intravede forte e chiaro il messaggio che solo chi riesce ad assecondare il senso e il respiro della natura, conoscendola e rispettandola, può in qualche modo sperare di sopravvivere (Lo squalo, E.T., Indiana Jones, Hook).

Girato tra il flop cocente e doloroso di Hook e la svolta intellettuale di Schindler’s List, Jurassic Park si presenta soprattutto come un film-evento. Curiosamente, se curatissimo sul piano della realizzazione tecnica, faceva intravvedere qualche buco di sceneggiatura, con personaggi insolitamente appiattiti sull’action (e questa è una “novità” in Spielberg). In particolare molti si sono domandati come mai il discorso del sabotaggio/spionaggio fosse stato aperto per poi non essere sviluppato, così come certi interrogativi rimasero irrisolti (la malattia del triceratopo con le misteriose bacche rosse…). In compenso la sua realizzazione fece scuola: Jurassic Park è il primo kolossal a usare il CGI. Gli effetti speciali in computer graphics occuparono totalmente sei minuti, per 52 scene, 250 miliardi di bytes, 18 mesi di lavoro specializzato. Davvero lontanissimi i tempi de Lo Squalo, quando i modelli costruiti e animati fecero disperare il giovanissimo autore, costandogli giorni e mesi di catastrofi e riprese fallite. Tanto che l’amico giornalista, il celebre Walter Cronkite in visita sul set allora gli suggerì: “forse dovresti passare alla tv!”.

jurassic parkSoprattutto il film fu un formidabile promotore di merchandising e generatore di mode. Con uno sfruttamento commerciale che, tra il cinico/abile ma anche l’autocritico e ammonitore, lo stesso film aveva alimentato a partire dalle riprese (del resto Spielberg è considerato, con l’invenzione delle caramelle Reese in E.T., l’inventore del product placement): quando i tre protagonisti ( il paleontologo Alan Grant/Sam Neill, la paleobotanica Elle Sattler/Laura Dern e il matematico specialista di teorie del caos Ian Malcolm/Jeff Goldblum) arrivano all’Isla Nublar nel Nord Ovest del Costarica, vi trovano gadget vari, tazze, berretti con il logo del Jurassic Park (lo stesso che vediamo nelle locandine). Sono i modelli che, industrializzati, verranno messi in commercio! Senza parlare della moda del preistorico, con i vari parchi safari realizzati nel mondo (compreso quello “ufficiale” della Universal), giocattoli, documentari, trasmissioni scientifiche, opere di fiction. E senza contare la spinta parallela allo studio scientifico dei rettili preistorici, un interesse che portò ad esempio a rivedere comportamenti e morfologia degli stessi animali. Con qualche conseguenza, visto che oggi, 22 anni dopo, sappiamo ad esempio che l’aspetto del T-rex e dei velociraptor non era quello, ricostruiti pur con attendibilità assoluta per il tempo, del film.

Jurassic_ParkNon mancano poi, come in tanti film del re Mida di Hollywood, riferimenti e ammiccamenti alla storia del cinema. L’ingresso al parco è una chiara citazione omaggio a King Kong e in una delle scene più belle e riuscite, per tensione e paura, quella dell’assalto dei velociraptor ai due ragazzini, all’interno della cucina dell’albergo, si colgono alcune gag persino disneyane nella loro ironica comicità decongestionante: vedi l’occhietto dei rettili che ammicca antropomorficamente con malvagità o il picchiettare impaziente degli artigli. In più, lo si vedrà soprattutto nel sequel Il mondo perduto-Jurassic Park del 1997, in cui Spielberg ricorda nell’attacco del tirannosauro a San Diego – del resto lo si intuisce anche nel titolo – lo splendido capolavoro del 1925 Il mondo perduto, in cui un brontosauro devastava Londra.

jurassic_parkCon un costo stimato di 63 milioni di dollari il film ne ha incassati oltre un miliardo, rimanendo almeno per 4 anni in testa alla lista dei maggiori incassi di tutti i tempi (a superarlo fu Titanic). Attualmente, nella hit parade, versa al 17mo posto. La sua proiezione di debutto fu a Washington, il 9 giugno 1993. Fu poi presentato fuori concorso alla 50ma Mostra del Cinema di Venezia, dove fu conferito a Spielberg un Leone d’Oro alla carriera. In quell’occasione – lo riporta Valerio Caprara nella sua biografia per Gremese – dichiarò: “mandai in gara alla Mostra il primo cortometraggio della mia carriera e non vinsi…Ormai dovrò decidermi a crescere, i figli hanno bisogno di confrontarsi con un modello adulto. Ma spero di non diventare mai vecchio dentro”. Infatti stava già lavorando al film che lo avrebbe consacrato come Autore anche presso la critica più conservatrice, Schindler’s List, per il quale aveva abbandonato Jurassic Park in sede di rifinitura di montaggio finale (avrebbe completato il lavoro George Lucas). Nella notte degli Oscar, alla fine il kolossal si portò a casa le statuette per il miglior sonoro, i migliori effetti visivi, i migliori effetti sonori.

 

 

Massimo Lastrucci

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