KEVIN KLINE: UN AMERICANO A PARIGI

Kevin Kline torna sullo schermo, con Maggie Smith e Kristin Scott Thomas, in My Old Lady: la recensione in diretta dal festival di Zurigo

Passato indenne attraverso l’addio al celibato di Last Vegas, Kevin Kline riappare ora in My Old Lady, atipico film presentato al festival di Zurigo, su un americano completamente al verde dopo tre divorzi e con troppe bevute alle spalle che arriva a Parigi nella speranza di far fruttare l’appartamento ricevuto in eredità dal padre. Con sua grande sorpresa non solo scopre che è abitato dall’anziana Madame Girard (Maggie Smith) e dalla figlia Chloe (Kristin Scott Thomas), ma anche che la novantenne ha firmato con suo padre un contratto che prevede il pagamento di una cospicua somma mensile a suo vantaggio, in cambio appunto della proprietà dell’appartamento alla sua morte. Ma quella che sembra una commedia, con Kline che cerca di ingegnarsi su come ricavare un po’ di denaro vendendo di nascosto alcuni mobili e su come disfarsi della vecchia donna, si rivela ben presto una tragedia in cui riemergono segreti familiari e bugie che hanno lasciato un doloroso strascico psicologico per tutti i protagonisti. L’impianto teatrale di questo lavoro che il regista Israel Horovitz aveva già rappresentato a Broadway non sfugge allo spettatore, visto che Parigi è quasi sottoutilizzata in un film girato prevalentemente in interni. E nonostante l’innegabile bravura di Kline, in un ruolo dai risvolti inaspettatamente molto drammatici, e dell’immensa Maggie Smith, servita da dialoghi carichi di humour, il film non sa bene che direzione prendere. E scivola con troppa facilità e un certo eccesso di rivelazioni tragiche da un tono spensierato nel dramma e viceversa, facendoci credere che gioie e patimenti siano solo parti in commedia e riservando colpi di scena un po’ troppo telefonati.

Marco Consoli

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