“King Arthur – Il potere della spada”: Re Artù scatenato in versione Guy Ritchie

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King Arthur: Legend of the Sword Usa, 2017 Regia Guy Ritchie Interpreti Charlie Hunnam, Astrid Bergès-Frisbey, Eric Bana, Jude Law, Mikael Persbrandt, Djimon Hounsou, Aidan Gillen Distribuzione Warner Durata 2h e 6’

Al cinema dal 10 maggio 2017

IL FATTO – Mentre Uther Pendragon si batte contro il mago Mordred, il fratello Vortigen trama per prendere il suo posto. In una notte di sangue, stipulato efferato patto con immonde streghe subacquee, l’usurpatore riesce dell’intento, uccidendo re e regina. Solo il piccolo figlio Artù riesce a fuggire, scivolando in barca sino a Londiniun (Londra) dove viene raccolto e allevato da una prostituta. Diventato grande, il destino si muoverà affinché l’ignaro e ribaldo gaglioffo di strada riprenda il suo ruolo e il compito (giustizia e libertà) che lo attende, a cominciare dalla leggendaria lama Excalibur, che solo lui potrà estrarre dalla roccia in cui è conficcata.

L’OPINIONE – Eroe controvoglia in uno sfrontato fantasy-action. È questa la formula che Guy Ritchie (indimenticato per Lock & Stock e Snatch, oltre che per essere stato perigliosamente consorte di Madonna, ma arricchito per la serie di Sherlock Holmes con Robert Downey jr.) ha escogitato per riciclare la saga di Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda. La sua lettura è decisamente spigliata (persin troppo). Il riluttante Artù (“sono il figlio bastardo di una prostituta”) per buona parte delle due ore del Luna Park di scontri ed effetti speciali recalcitra e non vede l’ora di eclissarsi. Ma come nell’Enrico V di Shakespeare, dovrà abbandonare la cattiva strada, spinto da coraggiosi fedeli alla causa (una sorta di allegri compagni di Sherwood trasportata nella saga di Artù) che lo chiamano “Ehi boss” (!!), per farsi carico dei destini della ancor giovane e barbara Inghilterra.

Da notare che in quella che viene chiamata “La Resistenza” (!!), spiccano l’africano Bedivere (Djamon Hounsou, più british dei british) e il cinese “kung fu” George (ebbene proprio così! Interpretato da Tom Wu), che pare sequestrato da un set con Jet Li. Charlie Hunnam brilla ancora della simpatia e del carisma del suo personaggio di Sons of Anarchy (tv) e qui fa del futuro leggendario sovrano un robustone dalla faccia solare, provvisto di sense of humour (pare che oltretutto siano state proprio queste le qualità a farlo preferire agli altri candidati per il ruolo, Henry Caville Jay Courtney). Jude Law si scorda di aver fatto il Papa e storce i lineamenti come un torvo villain da fumetto, Eric Bana invece non si dimentica di essere stato Ettore e ha la postura del nobile capofamiglia.

Due le cose veramente belle dello spettacolone, oltre al fatto di non prendersi troppo sul serio: un montaggio magistrale, modernissimo, che tiene la tensione accorciando i tempi di una trama potenzialmente ancor più lunga e una colonna sonora tonitruante e ritmata (addizionata di qualche ballata celtica) di sicura resa. Insomma, ci si diverte abbastanza e senza vergogna, posizionato come è tra un Robin Hood versione Kevin Costner e Conan il Barbaro (sì perché il cupo e ottimo Excalibur di Boorman qui non ha fatto da modello per niente, forse un po’ di più il King Arthur di Fuqua con Clive Owen).