KINGSMAN – SECRET SERVICE: LA RECENSIONE

Id. GB/Usa, 2014 Regia Matthew Vaughn Interpreti Colin Firth, Samuel L. Jackson, Michael Caine, Taron Egerton Sceneggiatura Jane Goldman, Matthew Vaughn Produzione Adam Bohling, David Reid, Matthew Vaughn Distribuzione Fox Durata 2h e 9′ Vai al sito ufficiale

In sala dal 

25 febbraio

In e dall’Inghilterra opera una agenzia ultrasegreta che si occupa di quello che le spie governative non possono fare. Si sono dati i nomi dei cavalieri della Tavola Rotonda e formano da tanti decenni un club a numero rigorosamente chiuso. Per sostituire “Lancillotto”, Harry “Galahad” Hart pensa al figlio di un suo vecchio compagno di super-avventure sacrificatosi per salvargli la vita. Ma Eggsy, questo è il nome del giovane, è un proletario ribelle e, benché entusiasta, dovrà faticare molto alla sadicamente severa scuola di addestramento, prima di dare il suo contributo alla lotta contro il fanatico miliardario ecologista Richard Valentine, intenzionato a purgare il mondo con metodi quantomeno drastici, diciamo un’Apocalisse.

Pensate ai cliché dei film di 007 magari con l’aggiunta dello stile compassato british di Ipcress (non per nulla “Artù” è interpretato da Michael Caine) sbertucciati in allegria, aggiungetevi lo schema del racconto fantatecnologico di formazione (tipo X-Men. L’inizio, peraltro diretto dallo stesso brillante Matthew Vaughn che è poi l’autore di The Pusher e soprattutto di Kick-Ass, cui molto Kingsman somiglia). Irrorate il tutto con robuste dosi di humour scintillante e mai di qualità scadente (onore al merito dunque per la consueta cosceneggiatrice di Vaughn, Jane Goldman) e avrete ancora solo una vaga idea di quanto davvero sia originale e sorprendente questo spy-action. È una delle più eccitanti versioni da comic sinora realizzato (il fumetto è firmato da Dave Gibbons e Mark Millar, due geniali innovatori del filone super-eroi), dove, oltre alla scorrevolezza della storia, non fa difetto la satira sociale, con il rigido sistema classista inglese – soprattutto nei suoi costumi – messo alla berlina. Colin Firth ricama sul citato agente Harry Palmer di Ipcress (occhiali compresi), il 24enne Taron Eggerton usa bene il suo entusiasmo come protagonista e Samuel Jackson fa quasi metacritica, sfottendo le assurdità clownesche dei malvagi megalomani schiantati da James Bond e parlando pure con un difetto di pronuncia (una zeppola, ovvero la “S moscia”) dagli effetti esilaranti. Per noi, poi, la sua segretaria-guardiaspalle Gazelle (Sophia Boutella) è da culto, senza gambe ma con protesi alla Pistorius che si trasformano in lame micidiali (e quando affetta alla grande uno 007 snob sino alla spocchia, strappa risate e applausi). Due ore e 10′ di divertimento allo stato puro, curato al dettaglio, senza praticamente cedimenti o pause. Come direbbe Samuel Jackson/Richard Valentine: «Un film coi controcaffi! ».

Massimo Lastrucci

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