“LA CORRISPONDENZA”: LA RECENSIONE

Italia, 2016 Regia Giuseppe Tornatore Interpreti Jeremy Irons, Olga Kurylenko, Paolo Calabresi, Simon Anthony Johns, James Warren Sceneggiatura Giuseppe Tornatore Produzione Isabella Cocuzza e Arturo Paglia con Rai Cinema Distribuzione 01 Distribution Durata 1h e 56′

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14 gennaio

La relazione d’amore tra Ed, maturo e mai divorziato professore di astrofisica, e Amy, sua giovane ex allieva, è fatta di incontri appassionati e grandi complicità. Un giorno però Ed sembra scomparso. Parlano per lui i messaggi mandati via cellulare, quelli registrati con la videocamera e persino le lettere vecchio stile che Amy inizia a ricevere con regolare precisione. Sempre più smarrita e preoccupata la ragazza comincia a indagare sul perché di questa scomparsa, che nasconde un drammatico segreto.

Può esistere l’amore nonostante una distanza fisica che si disperde nel tempo e finisce col diventare assenza? Può un sentimento venire alimentato soltanto da una comunicazione filtrata attraverso i mezzi che ci offre la tecnologia? Intorno a queste domande, a questo mistero (simile, ma opposto nei ruoli a quello alla base del film precedente del regista La migliore offerta) si sviluppa l’intreccio di La corrispondenza. Giuseppe Tornatore ha avuto l’idea della vicenda 16 anni fa (dopo il film l’ha anche tradotta in un libro edito da Sellerio), ma gli era sembrata quasi fantascienza in tempi in cui praticamente si comunicava ancora attraverso una normale telefonata. Oggi che ogni cosa è assolutamente possibile, quello che non cambia è l’amore, che non può rinnovarsi solo grazie alla memoria e neppure essere veicolato da una fitta rete di comunicazione per dichiararsi vivo. La soluzione assoluta studiata da Ed è allo stesso tempo una sopraffazione egoistica, perché Amy ne resta quasi prigioniera (ha già i suoi fantasmi da sconfiggere, che ha cercato di esorcizzare lavorando come stuntwoman per il cinema) e si lascia coinvolgere in un gioco virtuale che non sa quanto sia destinato a durare. Come sempre è un piacere vedere come Tornatore gira il film, costruisce ogni scena con semplice complessità, dando significato e corpo a ogni inquadratura. I due protagonisti, Jeremy Irons e Olga Kurylenko si sono adeguati perfettamente alle sue richieste, soprattutto il primo, che per almeno metà film vediamo incorniciato dentro il monitor di un computer. Nel quadro generale sono però da registrare delle dissonanze, come alcuni dialoghi meno asciutti e il rischio sempre presente di scivolare nel superficiale. Una considerazione finale sul doppiaggio: nulla da eccepire sulla sua qualità, ma si avverte spesso fin troppa perfezione e pulizia, una diversa “corrispondenza” con i volti degli attori che trasmettono sfumature diverse.

Valerio Guslandi

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