“LA LA LAND”: LA VITA A PASSI DI TIP TAP

La La Land (il titolo è uno dei nickname che rimandano al lato più frivolo e onirico della città degli angeli) possiede una grazia e un “sentire” fuori dal comune. A parte il gioco dello schermo che si fa improvvisamente “grande”, fino al formato Cinemascope sui titoli di testa (primo omaggio a un’arte pop che non c’è più), i primi venti minuti del film sono a tratti musical piuttosto convenzionale: personaggi-comparse che cantano e ballano in autostrada a Los Angeles, l’introduzione alla protagonista Mia (Emma Stone), commessa di una caffetteria con il sogno di diventare attrice.

L’incontro fra Mia e il pianista jazz Sebastian (Ryan Gosling) fa letteralmente decollare La La Land e, nel ballo, i due possono volare davvero fino al cielo stellato. Chazelle, dopo il sorprendente Whiplash (3 premi Oscar), riesce a realizzare un storia d’amore mai stucchevole, che è soprattutto un omaggio vintage e sgargiante alle forme d’arte “in via d’estinzione” nell’indifferenza del mondo: il jazz, il teatro d’avanguardia, perfino le sale cinematografiche che, secondo l’ex fidanzato di Mia e il fratello, “puzzano”. L’incanto qui è infranto proprio dal trillare di uno smartphone o dalle chiacchiere moleste di chi sa solo lamentarsi e, forse, ha perduto definitivamente il piacere dei sogni a occhi aperti. Il giovane autore americano mette a fuoco la bellezza delle vecchie sale jazz fumose e piene di “soul”, in cui s’improvvisa la musica che, più di ogni altra, ha significato emancipazione dal grigiore della brutale realtà. La potenza del cinema è vissuta come esperienza comune dove, un tempo, prima degli incontri pianificati e soppesati tramite social, nascevano amori e la penombra della sala appariva perfetta almeno per il tempo di un bacio.

Straordinari i due protagonisti, Stone e Gosling. Il grande musicista nero John Legend dà volto e voce al cantante della band di jazz moderno di Seb. Divertente il cameo dell’ “insensibile” JK Simmons (l’ex maestro di musica-sergente di ferro di Whiplash) nei panni del direttore di sala dove Ryan Gosling suona consolatorie e facili canzoncine natalizie al pianoforte. La La Land è lieve e intenso come il miglior cinema classico, meraviglia a occhi aperti. Pare dirci che parte del segreto per risvegliarci dal rumore di fondo sta nel saper guardare e ascoltare con occhi e orecchie nuovi il cinema e la musica del passato, lo fa attraverso una freschezza estremamente contemporanea e postmoderna, ben lontana dal nostalgismo più facile. Imperdibile anche per chi (come il sottoscritto) non ama il musical.

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