“LA SPIA”, L’ULTIMO FILM DI PHILIP SEYMOUR HOFFMAN

Quello di La Spia A Most Wanted Man è stato l’ultimo set in cui ha lavorato il grande Philip Seymour Hoffman, morto lo scorso 2 febbraio. Per omaggiarlo, il Festival di Roma ha proiettato il film in anteprima (sarà invece nei cinema a partire dal 30 ottobre) ricordando l’attore, per il quale già si parla di un possibile Premio Oscar postumo, anche attraverso le parole del regista Anton Corbijn e di  Willem Dafoe, tra i personaggi principali. «Lavorare con Philip ha avuto una forte influenza su di me e sul mio lavoro », dice Corbijn. La pellicola è tratta da un romanzo di John le Carré, l’autore di altri grandi bestseller adattati per il grande schermo, come La talpa, La spia che venne dal freddo e Chiamata per il morto.

La spia racconta una storia post 11 settembre, abientata in Germania, ad Amburgo, città che ospitò alcuni dei dirottatori degli aerei che si sarebbero schiantati contro le Torri Gemelle. Günther Bachmann (Philip Seymour Hoffman) è un agente segreto anti-terrorismo che si trova a dover indagare su un rispettabile accademico di fede islamica, sospettato dai servizi segreti di finanziare attività terroristiche. Con l’aiuto di una giovane avvocatessa idealista, di un’astuta agente della CIA e di un banchiere dal passato non molto limpido, Bachmann organizza un piano per incastrare il sospettato. A differenza delle trasposizioni cinematografiche di altre opere di le Carrè, La spia non è un film d’azione, ma un film sullo spionaggio che ha al centro una domanda oggi quanto mai attuale: quanta libertà si può sacrificare per difendere la libertà?

Nel cast, oltre il superbo Philip Seymour Hoffman spiccano i nomi e le interpretazioni di Robin Wright e di Willem Defoe. «Pur lavorando entrambi sia al cinema sia a teatro, e nonostante abitassimo nella stessa zona, conoscevo Philip solo come attore. La spia è stato il primo progetto nel quale abbiamo lavorato insieme », racconta Defoe a Roma. «Era un grandissimo attore, sapeva che cosa vuol dire recitare. Fare le scene con lui era semplice. Questo non vuol dire che non ci fossero difficoltà, ma che con lui le superavi in fretta ». 

Flaminia Chizzola