LO SPOILER NON ROVINA LO SHOW: SARÀ VERO?

E se lo spoiler non fosse il nemico di ogni storia? Raccontare la trama di un film, un libro o un videogioco secondo la maggior parte delle persone uccide la suspense, annulla la sorpresa, addirittura può tradire un’amicizia. Rivelare la fine di una storia equivale spesso a rovinarla, in inglese “to spoil”. Ma il professor Nicholas Christenfeld dell’università di San Diego invece non sembra essere d’accordo: «Raccontare la storia permette di esaltare l’esperienza, di migliorarla»

Sapere che Kevin Spacey è Keyser Söze fa apprezzare meglio allo spettatore la costruzione di I soliti sospetti e comprendere come il regista e lo sceneggiatore abbiano lavorato insieme. «Se stai guidando sulla Highway 1 attraverso il Big Sur e conosci bene la strada, puoi sbirciare qui e là e ammirare le foche giocare con le onde», spiega Christenfeld, «ma se è la prima volta su quella strada, devi focalizzarti sulle curve e le svolte». Dunque, avere uno sguardo esperto permette di divertirsi di più, apprezzando ciò che non si noterebbe se si fosse ignari della struttura fondante della storia. 

Per arrivare a questa conclusione l’Università della California ci ha impiegato cinque anni, dopo una prima fase di esperimenti realizzati nel 2011, poi divulgati su Psychological Science. Di fatto hanno lavorato su gruppi di persone rivelando accidentalmente ad uno solo dei due il finale o un passaggio importante della trama. Presentando un film, leggevano una breve descrizione che conteneva fra le varie righe uno spoiler. «Questa è la classica storia in cui una moglie si vendica degli abusi subiti dal marito», tanto per fare un esempio. E sembra che l’aver eliminato la suspense non abbia diminuito il divertimento. 

Quando le persone vanno a vedere Romeo e Giulietta non dicono “non dirmi come va a finire”, fa notare il professor Christenfeld. Sapere la fine dei grandi capolavori di finzione non rovina la visione. Ma sapere la fine di un giallo o di un thriller non sarebbe forse la stessa cosa, obietterebbe qualcuno. Allora Christensen ha ripetuto l’esperimento per diversi generi: i gialli, le commedie e le finzioni letterarie. «In tutti e tre i generi gli spoiler miglioravano la storia». Chiaramente il discorso non vale per quelle storie la cui originalità e peculiarità si basa sullo sviluppo della trama. Tuttavia, a prescindere dal genere, la sorpresa rimane un momento essenziale nell’apprendimento di una storia. Dunque, lo studio di Christensen stesso, nonostante i cinque anni di ricerca, porta a riflettere che puoi scoprire solo una volta che Kevin Spacey è Keyser Söze. La sorpresa, e l’emozione della sorpresa, accade una volta sola.

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