LUCAS BELVAUX, JOHN KERRY, ANGELINA JOLIE: STORIE D’AMORE E GUERRA

DI PIERA DETASSIS

rendez-vous-du-cinema-francais-a-paris-2015«Immagini come mi sento, io che mi considero Franco-belga », mi dice il regista Lucas Belvaux a poche ore dagli eventi che hanno scosso anche il suo paese d’origine (è di Namur) e che ai Rendez-vous francesi presenta il riuscito Pas son genre (dal romanzo di Philippe Vilain, in Italia per Gremese) distribuito a Marzo da Satine. «Di colpo anche in Belgio », prosegue il regista-attore, «abbiamo scoperto che avevamo in casa la jihad. Per anni abbiamo lasciato crescere una comunità separata: Si ricorda lo choc Londonistan? Beh, adesso abbiamo scoperto il Belgikistan. La risposta dev’essere maggiore sicurezza, certo, ma non basterà. Abbiamo messo un coperchio sopra il disagio troppo a lungo, i ventenni nel frattempo si sono rivolti ad altro, alla religione, agli imam che, da soli, nelle periferie, si prendevano cura di loro. Dovremo essere capaci di separare la parte buona dell’Islam da quella violenta, ma ci vorranno venti, venticinque anni per riuscire a ricomporre tutto ».

Pas son genre
Pas son genre

Il suo film, solo apparentemente commedia sentimentale alla francese, c’entra molto con lo strappo culturale: racconta di un insegnante di filosofia, Clément, molto intellò-parisien, dunque insopportabile, che viene spedito ad Arras, nel Nord della Francia, per lui ai confini della civiltà («Je suis parisien, tu comprends? Parisien!!! ») e lì, nelle serate vuote, finisce tra le braccia di un’entusiasta parrucchiera, Jennifer, “finta bionda” e ragazza madre, seria eD estroversa, tutta in pailettes per cantare Gloria Gaynor in trio con le amiche al karaoke, sexy e feuilleton quel che basta per sopravvivere. E soprattutto fan scatenata del suo alter ego Jennifer Aniston, di cui lui non suppone neppure l’esistenza, apprezzando solo Kant, Proust e Flaubert di cui legge lunghi intensi passi alla ragazza, naturalmente solo dopo essersela scopata e senza mai presentarla ai suoi. I due mondi sono troppo distanti? Il regista dice «sì, non siamo ipocriti, Clément pare il cattivo ma in realtà è vittima di se stesso, del sistema di classi in cui è cresciuto, della famiglia, dei suoi pregiudizi, per questo si lascia sfuggire la donna della sua vita ».

difret
Difret

Lo scontro di culture esiste e anche un film ben diretto (e violento nell’assunto) come Pas son genre serve a raccontare la separazione in atto nella società, oltre che in amore. Altra gemma distribuita Satine è l’altro film distribuito da Satine, Difret, il coraggio per cambiare, in uscita da noi il 20 gennaio, dove si narra la storia vera della quindicenne etiope Hirut, rapita per imporle il matrimonio e assassina per legittima difesa come di mostrerà in uno storico processo l’avvocatessa Meaza Ashenafi, poi insignita del premio Nobel africano. L’ha prodotto Angelina Jolie in coerenza con il suo impegno umanitario contro la violenza sessuale nelle zone di guerra. C’entra con le giornate di Unifrance? In parte sì: il segretario di stato americano John Kerry in visita ufficiale dopo la strage Charlie Hebdo e che con la sua security imponente ieri ha paralizzato il traffico attorno alla sede dei Rendez-Vous, ha definito il film «Una storia di coscienza che dovrebbe ispirare tutti noi ».

Difret – Il coraggio di cambiare: la presentazione di Angelina Jolie

Difret – Il coraggio di cambiare: il trailer

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