MAESTRI ALLA REGGIA, MATTEO GARRONE: «VI RACCONTO IL MIO CINEMA VISIONARIO »

Matteo Garrone ha incontrato il pubblico in un’indimenticabile serata alla Reggia di Caserta, per il primo appuntamento del ciclo Maestri alla Reggia: dal legame con la pittura all’esempio di Buster Keaton, fino a quel consiglio di Nanni Moretti…

Matteo GarroneUn regista “mutante”, con la voglia di sorprendere sempre, come fanno i grandi autori.Â È Matteo Garrone, il primo cineasta ospite del ciclo di incontri di Ciak Maestri alla Reggia, intervistato da Piera Detassis nella cornice indimenticabile della Reggia di Caserta. «C’è sempre qualcosa di diverso nel mio cinema legato anche alla mutazione dei corpi, da L’imbalsamatore in poi. E poi amo mettermi nei guai, perché cerco sempre di esplorare generi nuovi », ha detto Garrone. E non poteva esserci location migliore della splendida Cappella Palatina per parlare di cinema come materia sempre legata all’arte, soprattutto per Garrone, che prima di diventare regista era un pittore. «Quando scelgo un progetto dev’essere sempre prima di tutto “visivo” », ha affermato il cineasta. «Il racconto dei racconti è l’emblema di questo mio approccio così estremamente visionario. In questo mio ultimo film la materia è stata fondamentale, anche negli effetti speciali: li volevo in stile Mèlies. I mostri dovevano dare l’impressione di essere finti ma volevo dar loro fisicità, non usare effetti digitali. Un artista che mi ispira molto è Buster Keaton: è un esempio di come si può lavorare sul linguaggio cinematografico in modo puro e artigianale. Insomma, cerco di mettere ordine nel caos della realtà per arrivare a una dimensione onirica, alla dimensione dell’arte ». Anche in un film legato alla realtà come Gomorra: «Avevo letto Saviano molto prima che il suo racconto diventasse il bestseller che è diventato, ma anche in quella storia ho trovato una forte componente fiabesca nell’infanzia che viene violata ».

Matteo Garrone e Piera DetassisMolti dei suoi film sono ambientati in Campania. Perché esiste un legame con questo territorio? «La mia passione è sempre stata il tennis: a 19 anni ho giocato con una squadra di atleti di Caserta, mia nonna è napoletana e Napoli in particolare è una città che mi dà molti spunti. I luoghi poi per me sono fondamentali: diventano i personaggi del film ». Garrone fa passare molto tempo tra un’opera e l’altra: nel frattempo è sempre a lavoro, scrive soggetti. E, anche se è tanto accurato da scegliere personalmente anche l’ultima delle comparse, non sa mai come sarà davvero il film che sta girando: «Quando inizi a disegnare un quadro hai un pensiero in testa e poi finisce che diventa qualcosa di completamente diverso: allo stesso modo quando giro possono cambiare un sacco di cose. E dopo che ho iniziato a montare quasi sempre rifaccio delle scene. Ogni film è una scommessa e non si mai quale sarà l’esito Il mio film che più mi ha sorpreso quando l’ha riguardato è L’imbalsamatore ».

Spesso, ha fatto notare Piera Detassis, nei film di Garrone la macchina da presa scende o riporta verso l’alto: per esempio il regista usa la gru all’inizio di Reality per seguire la carrozza e scende poi fino ad arrivare addosso ai personaggi del matrimonio. Opposto è il finale, dove parte dalla casa del “Grande Fratello” illuminato per poi sollevarsi e arrivare a vederla dall’alto, piccolissima nel buio della notte. E dall’ alto filma il labirinto di Il racconto dei racconti«Sì », conferma Garrone, «mi piace volare nei miei film anche se poi io faccio di tutto per stare attaccato ai miei personaggi, ho sempre girato con la macchina a spalle fino a Il racconto dei racconti, dove invece mi sono affidato al direttore della fotografia per la prima volta » (e par di capire non senza contrasti sul set)… Sul perché abbia scelto di non fare televisione, «Non mi piace seguire le mode, e oggi girare serial tv è di moda. Ma quando ho fatto Gomorra ho detto subito che sarebbe stato perfetto per una serie, così come Il racconto dei racconti sarebbe stato una bella serie in stile Trono di spade ». E alla fine c’è anche tempo per un aneddoto Matteo Garrone, Piera Detassis, Giuseppe Paolisso e Remigio Truocchiogustoso su Nanni Moretti: «Con Nanni c’è sempre un rapporto d’affetto. È stato lui che mi ha scoperto: col mio primo cortometraggio ho vinto il Sacher Festival. Dopo qualche anno l’ho rincontrato e gli ho parlato del fatto che stavo scrivendo L’imbalsamatore, la storia di un uomo piccoletto che s’innamora di un ragazzo, ma non si trattava di una storia omosessuale… Nanni si è allontanato un po’, guardandomi. Poi ho visto una macchina rossa sul piazzale della Sacher: era lui che dal finestrino mi urlava: “Ripensaciii!”. »

Maestri alla Reggia, promosso da Ciak con la Reggia di Caserta ed organizzato da Cineventi in collaborazione con Sun Crea Cultura, proseguirà nei mesi di aprile e maggio in altri quattro incontri con ospiti Gabriele Muccino (il 7 aprile), Gianfranco Rosi, Paolo Genovese e Giuseppe Tornatore.

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