“MINIONS”: LA RECENSIONE

Id. Usa, 2015 Regia Pierre Coffin, Kyle Balda Doppiatori Luciana Littizzetto, Fabio Fazio, Alberto Angela, Riccardo Rossi, Selvaggia Lucarelli Distribuzione Universal Durata 1h e 31’ Vai al sito ufficiale  

In sala dal 

27 agosto

Strenuamente e catastroficamente intenzionati a stare dalla parte del più fetente, forte e malvagio, i Minions, creature a forma di capsula evolutesi da organismi monocellulari sin dalla notte dei tempi parallelamente all’umanità, sono ancora in cerca di un padrone, anzi di un boss che li domini e li guidi, dopo aver affossato tutti i candidati nel corso della Storia, dal T Rex a Napoleone allo Yeti. Ora, dalla grotta al Polo Sud in cui sono noiosamente rifugiati da secoli, Kevin, aiutato da Stuart e Bob, decide di avventurarsi nel mondo esterno, in cerca di un leader, il più efferato possibile. E arrivati in qualche modo nella New York (a proposito: il film riporta la data di 42 anni prima di Gru, e dato che noi li vediamo nel 2010 e con Nixon candidato alla Presidenza…) si imbatteranno nel modello della padrona perfetta: supercriminale, cattivissima, megalomane. Ma come incontrarla? Come farsi “adottare”?

Di gran lunga i più simpatici ed effervescenti tra i carachters di Cattivissimo Me (1 e 2, dove già rubavano la scena a tutti), i Minions godono ora di una meritatissima avventura tutta su di loro, che è poi praticamente il prequel degli altri due: ovvero come le gialle creature spensieratamente combinaguai incontrarono Gru. La genialata dello sceneggiatore Brian Lynch (Il gatto con gli stivali) e dei registi Kyle Balda (Lorax) e Peter Coffin (i due citati Cattivissimo Me e che qui doppia tutti gli 899 minions che compaiono) è stata quella di scaraventare l’anarchica, allegra e distruttiva dinamicità delle creaturine nella Londra beat, contro la sussiegosa etichetta della Monarchia e l’esuberanza ipertecnologica e bondiana della coppia dei veri cattivi, Scarlett Overkill e il marito Herb (in originale doppiati da Sandra Bullock e Jon Hamm, da noi da Luciana Littizzetto e Fabio Fazio). Se lo schema della trama è obbligato (tassa da pagare a Hollywood), Minions viene altresì salvato dalla spumeggiante inventiva delle gag, che sanno giocare sulla cinefilia (da Danzando sotto la pioggia ai 007, a Ritorno al futuro) e sulla ambientazione d’epoca (davvero!), così come sulla caratterizzazione dei personaggi, in particolare i minions che qui si evolvono dallo stato di pura meccanica monotematicità emotiva in più complesse (relativamente parlando) psicologie. Per questo è impossibile non simpatizzare con gli adorabili protagonisti, riuscendo a ridere non solo con la pancia ma anche col cervello.

Massimo Lastrucci