“MUSTANG”: LE 5 EROINE DI DENIZ GAMZE ERGÜVEN

Dopo gli applausi a Cannes e all’ultima Festa del Cinema di Roma, sotto la sezione di Alice nella Città, arriva in sala il 29 ottobre questa commovente e coraggiosa storia di rivalsa femminile diretta dall’esordiente Deniz Gamze Ergüven.

MustangFin dalle prime grandi civiltà e applicato alle religioni, il cinque è un numero importantissimo. Per esempio, Shiva, divinità Indù, ha cinque volti, in correlazione al fatto che possiede, per l’appunto, i cinque elementi che dominano il pianeta: acqua, terra, aria, fuoco, cielo. Nonché cinque sono i nostri sensi. E cinque sono anche le sorelle protagoniste di Mustang, opera prima diretta e scritta dall’esordiente Deniz Gamze Ergüven. Dunque, un numero tutt’altro che casuale, visto che le sorelle in questione, Lale (Güneş Nezihe Şensoy), Nur (Doğa Zeynep Doğuşlu), Ece (Elit Işcan), Selma (Tuğba Sunguroğlu) e Sonay (Ilayda Akdoğan), provenienti da un rurale villaggio turco, dopo aver innocentemente festeggiato la fine dell’anno scolastico, insieme a dei ragazzi, sono accusante di comportamenti irriguardosi e scandalosi. Orfane, vengono rinchiuse in casa dallo zio, che intanto si è messo alla ricerca di altrettanti cinque uomini da far sposare alle ragazze. Un film, Mustang, di quelli che colpisce subito, sia per la trama che per la messa in scena. Inserito nella lista dei candidati francesi per gli Oscar 2016, la fiaba diretta dalla regista Ergüven arriva in sala anche in Italia, dopo il grande successo alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes e i recenti applausi ad Alice nella Città.

MustangLa regista, anch’essa turca ma trapianta prima in Francia e poi negli Stati Uniti, con il suo primo lungometraggio ha voluto raccontare una storia di emancipazione e femminilità privata. «Ogni volta che torno in Turchia, avverto una specie di senso di costrizione che mi sorprende. Tutto ciò che riguarda la femminilità è costantemente ricondotto alla sessualità », ha dichiarato la regista, «Si finisce col parlare di sesso continuamente. E si assiste all’emergere di un’idea di società che identifica le donne con delle macchine per fare figli. Siamo una delle prime nazioni al mondo ad aver ottenuto il diritto al voto per le donne e oggi ci ritroviamo a difendere diritti elementari come l’aborto. È una cosa triste ».

MustangMustang, dunque, è un film che si divide tra libertà e costrizione, il tutto ritratto in modo delicato, quasi fiabesco. «I mustang sono cavalli selvaggi che simboleggiano le mie cinque eroine. Perfino visivamente, le loro capigliature ricordano delle criniere, il loro scorrazzare nel villaggio ricorda quello di un branco di mustang. Per me il centro del film è proprio questa energia, che somiglia a quella dei mustang del titolo », dice l’autrice, che parla anche di una fattore autobiografico: «Il piccolo scandalo scatenato dalle ragazze salendo sulle spalle dei ragazzi, prima di farsi violentemente rimproverare all’inizio del film, mi è successo davvero quand’ero adolescente. Salvo che la mia reazione all’epoca non è stata quella di rispondere ai rimproveri. La prima cosa che ho fatto è stato abbassare lo sguardo per la vergogna. Volevo però che il coraggio delle mie eroine venisse ricompensato, che alla fine vincessero ». Altro grande pregio di Mustang, le musiche firmate da Warren Ellis, membro dei Nick Cave and the Bad Seeds. «La musica di Warren Ellis ha una palese forza narrativa », dice la Ergüven, «Quando Warren suona il violino si ha la sensazione di ascoltare una voce che sta raccontando una storia. I suoi arrangiamenti sono sconvolgenti. In questo incontro c’era qualcosa di ovvio da un punto di vista estetico, una coerenza tra le scenografie del film e la scelta dei suoi strumenti ». Un film che ha come cornice la Turchia, che ha un titolo anglosassone ma che è stato prodotto in Francia e, ora, pronto per essere visto anche sui nostri schermi, con una speranza invocata dalla regista: «Mi piacerebbe che il film fosse condiviso, che facesse riflettere, che aprisse degli spiragli in Turchia e altrove. L’importante per me è creare un sentimento di empatia verso queste ragazze. Che alla fine sia data a loro la parola, e che vengano ascoltate ».

Damiano Panattoni

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