MY FRENCH FILM FESTIVAL: “LES CHÂTEAUX DE SABLE”

Id. Francia, 2013 Regia Olivier Jahan Interpreti Emma de Caunes, Yannick Renier, Jeanne Rosa, Alain Chamfort, Christine Brücher Sceneggiatura Olivier Jahan, Diastème Produzione Noodles Production, Kizmar Films Durata 1h e 42′

Il dramedy sentimentale di Olivier Jahan racconta il week-end di due ex che si rincontrano a pochi mesi dalla rottura nella casa in vendita di lei sulla costa bretone: guardatelo anche voi su www.myfrenchfilmfestival.com/it/ !

A fine estate, una coppia di trentenni – Eléonore (Emma de Caunes) e Samuel (Yannick Renier) – reduci dalla rottura del loro rapporto durato cinque anni si ritrovano per un week-end in Côtes-d’Armor, in Bretagna, nella casa ereditata dalla ragazza alla morte del padre, cui era molto legata. Eléonore, di professione fotografa, ha messo in vendita l’abitazione perché versa in difficoltà economiche; Samuel, storico, sta terminando con qualche incertezza un lavoro su Geli Raubal, la nipote di Hitler, e ha un nuovo amore. Ma ha accettato di accompagnare Eléonore in ricordo del padre e perché «non poteva dirle di no ». Tra i due s’inserisce la trentacinquenne Claire (Jeanne Rosa), goffa ma spontanea agente immobiliare che coordina le visite dei potenziali acquirenti e che giocherà un ruolo determinante per lo sviluppo della vicenda.

Les Châteaux de sableQuindici anni dopo l’esordio con Fate come se non ci fossi, Olivier Jahan torna al lungometraggio per raccontare con delicatezza ed eleganza molto francese una cronaca d’amore e di elaborazione del dolore che si dipana tra dramma e ironia, tra passato e presente, tra sofferenza e rancori, bisogno di conforto, ricordi, scoperte e rivelazioni. Una storia molto vera, come ne sono state vissute e raccontate tante, al cinema e in letteratura, ma non per questo meno coinvolgente, proprio per il fatto di essere credibile e introspettiva, e perché il regista sceglie di modernizzare il racconto ricorrendo ad alcuni espedienti tecnico-narrativi per svelare la psicologia e i pensieri più intimi dei personaggi: una voce fuori campo (si scoprirà solo alla fine di chi sia), dichiarazioni “in-camera”, Sms visualizzati sullo schermo.

Les Châteaux de sableE, più di tutti, la fotografia. Perché Eléonore affida al medium fotografico – e il regista a slide show rigorosamente in un artistico bianco nero ad alto contrasto (il vero autore degli scatti, che in parte potete vedere qui, è Frédéric Stucin)l’espressione del proprio sentire, riprendendo persone e luoghi che sono il riflesso del suo mondo interiore, e scoprirà, recuperando alcuni negativi mai sviluppati dal padre, un segreto che quest’ultimo le aveva tenuto nascosto.

Bella la colonna sonora, che include brani di George Brassens (il film prende il titolo da un pezzo del grande cantautore francese, citato in una scena chiave) e del musicista canadese Patrick Watson.

Sergio Lorizio

 

 

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