“NASCITA DI UNA NAZIONE” COMPIE 100 ANNI (DI POLEMICHE)

nascita di una nazionePuò un film essere contemporaneamente esecrabile e un capolavoro assoluto della Storia del Cinema? Evidentemente sì, visto che Nascita di una nazione è proprio questo. A 100 anni dalla sua prima uscita cinematografica il 3 marzo 1915, al Liberty Theatre di New York al prezzo record di 2 dollari il biglietto, dove rimarrà in cartello per 11 mesi (riprendiamo questo dato dal poderoso, documentatissimo David Wark Griffith di Paolo Cherchi Usai, ed. Il Castoro), The Birth of the Nation riesce ancora oggi a meravigliare e contemporaneamente a infastidire, se non scandalizzare, per il suo manifesto, oltraggioso razzismo. David Wark Griffith (1875-1948), nativo del sudista e rurale Kentucky, aveva all’epoca 40 anni ed era giustamente già considerato il più importante tra i cineasti, quello che più di ogni altro stava costruendo e dettando le regole del racconto cinematografico, valide e osservate ancora oggi. Prolifico e instancabile, regista di centinaia di corti e di qualche lungometraggio, aveva già in curriculum capolavori acclarati come The Country Doctor (1909), The Mothering Heart (1913), Judith of Bethulia (1914). La sua ambizione lo spingeva però a ben altro, voleva raccontare la rinascita degli Stati Uniti a partire dal suo momento più tragico e sanguinoso, la Guerra di Secessione (che, ricordiamolo, fece 618.000 morti e molti reduci erano ancora in vita all’epoca) e il dramma della riunificazione e della ricostruzione, un enorme affresco rivisto magari nell’ottica del suo religioso pacifismo umanitario e con il suo acuto senso della drammatizzazione dei conflitti privati.

THE BIRTH OF A NATION
Una scena con al centro Lilian Gish

Trovò il materiale di base adatto in The Clansman, un romanzo del fanatico sudista Thomas Dixon. Lo manipolò, tagliò, vi aggiunse (molti episodi storici) e scrisse con Frank Woods una sceneggiatura monstre per 190 minuti di durata (nella versione integrale). La trama racconta di come la Guerra Civile separò le due famiglie amiche dei Stoneman (nordisti) e dei Cameron (sudisti). Nella terrificante battaglia di Petersburg, Ben Cameron viene ferito e curato da Elsie Stoneman. Il 9 aprile 1865 (occhio alla data: quasi 50 esatti dalla prima del film) il generale Lee firma la resa del Sud, 5 giorni dopo Lincoln viene assassinato. L’episodio è fondamentale anche narrativamente per il film, una vera chiave di volta tra due atti distinti. Nella seconda parte infatti, La nascita di una nazione intraprende decisamente una via più scivolosa. Il radicale Austin Stoneman si affida nella gestione del podere al perfido mulatto Silas Lynch che favorisce scandalosamente i “negri” più rozzi e disonesti ai danni dei gentiluomini confederati sconfitti. A Piedmont, i reduci delle due famiglie si ritrovano, Phil Stoneman si innamora di Margaret Cameron, mentre il di lei fratello, il generoso e idealista Ben, fonda il Ku Klux Klan per difendere la civiltà bianca. L’adolescente Flora Cameron si suiciderà per sfuggire alle brame sessuali del soldato “negro” Gus, intanto il laido Lynch che sta spadroneggiando sull’intera Piedmont si invaghisce di Elsie Stoneman sino a rapirla e tenerla prigioniera. Mentre le truppe di colore scorrazzano per la città, arrivano i baldi cavalieri del Klan a liberare la giovane e la città. La sciagura del voto ai “negri” viene sventata, gli innamorati si sposano e volgono lo sguardo verso un futuro radioso di pace e di civiltà.

birthofnation_bigQuesta trama, pur spurgata da tanti particolari ed episodi (per tacere delle didascalie), è sufficiente a dare comunque un quadro delle faziosità di una storia decisamente virulenta ed eccessiva oltre il limite. Infatti IL kolossal non mancò di provocare, all’interno del suo travolgente successo di pubblico (da un budget pur esorbitante di oltre 110 mila dollari d’epoca – che portò Griffith a indebitarsi di persona e a correre seri rischi di insolvenza durante la lavorazione, tanto che ci fu chi scrisse che alla fine delle riprese girava con i buchi nelle scarpe non avendo neppure i soldi per ripararle – a un incasso nei primi due anni di oltre 11 milioni di dollari nel mondo), furibonde reazioni. Oltre agli strepiti e agli scontri in platea, la National Association for the Advancement of Colored People (NAACP), formata nel 1909 per difendere i diritti della minoranza nera, promosse una tale campagna da bloccare inizialmente (per breve tempo) le proiezioni del film, per poi ottenere il taglio di alcune sequenze in una seconda riedizione (nel 1946 fu in parte ripristinato).

Era consapevole David Wark Griffith (che peraltro in passato si era distinto al contrario per prese di posizione decisamente progressiste) di quello che stava facendo? Per molti la risposta è: solo parzialmente. Di certo era dotato di gran fiuto pubblicitario e pensava che un po’ di scalpore non avrebbe potuto che giovare. Non per niente aveva furbescamente messo le mani avanti con una didascalia che diceva (parole del Presidente Woodrow Wilson): «Questa è una presentazione storica della Guerra Civile e una ricostruzione di quel periodo e non vuole mostrare alcun paragone con nessuna razza o persona di oggi ». Ma aveva sottovalutato l’impatto, con le polemiche e i boicottaggi che ne seguirono (per dire: a Filadelfia fu proibito sino al 1931) e lui stesso mostrò in seguito segni di “pentimento”. Per esempio nel successivo capolavoro Intolerance, o, ancor più esplicitamente, quando in Greatest Thing of Life del 1918 inserì una sequenza in cui un soldato nero muore pensando alla mamma mentre un commilitone bianco lo abbracciava fraternamente.

Dorothy Gish
Dorothy Gish

Detto questo, resta da ammettere la potenza e la bellezza del film, con la fastosa ricostruzione delle scene storiche e delle battaglie (la pubblicità del film sosteneva che per Petersburg furono utilizzate ben 18.000 comparse, ma era una panzana pubblicitaria, peraltro le cannonate erano vere), l’abile commistione di umorismo e pathos, una spettacolare sequenza in montaggio alternato di “arrivano i nostri” (peccato che fossero quelli del Ku Klux Klan!) destinata a fare scuola, nonché la bravura degli interpreti. Se le parti dei personaggi colored furono affidate a bianchi truccati col nerofumo (!!!) – solo tra le comparse lavorarono effettivamente dei neri – spiccano nel cast attori di talento, alcuni destinati a grande fama: Lilian Gish, Mae Marsh, Henry Walthall, Miriam Cooper, Wallace Reid, Donald Crisp (il gen. Grant), mentre nei ruoli minori o tra le comparse c’erano tipi che si faranno notare: oltre al futuro sublime caratterista Eugene Pallette, vi recitarono anche Raoul Walsh (è l’assassino di Lincoln, John Wilkes Booth), John Ford (uno dei cavalieri del Klan) ed Erich von Stroheim (che sosteneva di aver fatto lo stuntman rompendosi una costola).

È possibile dare un giudizio su Nascita di una nazione, senza lasciarsi trascinare nei gorghi del giudizio etico? Francamente è difficile, nel dubbio preferiamo perciò prendere congedo riportando l’opinione di Lewis Jacobs che è stato uno dei padri della critica e della storia del cinema: «Il film era un appassionato e persuasivo riconoscimento dell’inferiorità del negro. Ciò certamente da un punto di vista ristretto e convenzionale. L’educazione sudista di Griffith lo portò a simpatizzare per le esagerate idee dell’autore Thomas Dixon e il calore della sua convinzione diede al film una rozza forza ».

Massimo Lastrucci

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