NICOLA CAMPIOTTI: «’SARÀ UN PAESE’? IL FUTURO È NEGLI OCCHI DEI BAMBINI »

Come un percorso fatto di tappe e momenti spartiacque, il docu-film Sarà un Paese (appena arrivato in home video) descrive agli occhi di un bambino cos’è e cosa può essere l’Italia. Perché, come ci ha raccontato il regista Nicola Campiotti, «Non bisogna perdere fiducia nel nostro paese… »

sarà_un_paese_locandinaUn viaggio alla scoperta dell’Italia. Ma non di quell’Italia da cartolina, con le bellezze in primo piano e i problemi spazzati via sotto il tappeto. Nulla di tutto questo. Perché il viaggio di Sarà un Paese, docu-film diretto da Nicola Campiotti – appena arrivato in DVD grazie a CG Entertainment -, ha per protagonista il piccolo e bellissimo Elia, che a otto anni si mette in cammino con il ”fratellone” Nicola, toccando l’Italia del lavoro (che non c’è), delle asfissianti fabbriche, delle nerissime mafie. Ma anche delle realtà orgogliosamente nostre che fanno l'(im)possibile per rendere l’Italia un posto (un pochino) migliore. Tutto, raccontato con un linguaggio tanto dolce quanto diretto, con il protagonista Elia Saman che, con i suoi grandi occhi scuri e curiosi, non può non far sperare in un futuro migliore. Sarà un Paese, infatti, narra ad un bambino quello che può e che dovrebbe essere l’Italia, proprio come un professore empatico farebbe con un’ora di altissima lezione civile, davanti a quel tesoro che può essere la nuova generazione. E, non a caso, come ci ha raccontato il regista Nicola Campiotti durante la nostra intervista: «Il 15 aprile il film verrà regalato a 200 scuole, durante il Meeting Nazionale delle Scuola di Pace ad Assisi, organizzato dagli stessi che organizzano la Marcia della Pace. Insomma, Sarà un Paese è un viaggio che continua anche al di fuori della sala cinematografica, perché questo è un film con cui ci si può lavorare, lo si può smontare, vedere e rivedere. Un materiale duttile, perfetto per le scuole ».

Nicola, cosa l’ha spinto ad ideare Sarà un Paese?
È nato dall’urgenza civile di contribuire umilmente nel progresso materiale e spirituale del nostro paese. Ho utilizzato il cinema perché è la mia passione da sempre. Dando vita a questo progetto, ho potuto dare in mano ai ragazzi e ai loro insegnati qualcosa di tangibile.

Come ha sviluppato l’idea?
Quando ho iniziato Sarà un Paese avevo appena finito l’università e, in quel momento, tutti i miei amici sono partiti all’estero. Mi sono ritrovato a passare tanto tempo con un bambino di cinque anni, e queste due cose opposte hanno fatto cortocircuito: ragazzi arrabbiati che se ne vanno dall’Italia e un bambino invece che la deve scoprire. Dunque ho sviluppato il film con due percorsi paralleli: sconcerto da una parte, speranze e insegnamenti per un bambino dall’altra.

Il film infatti è un viaggio, che parte pessimista per poi aprirsi alla speranza.
Il racconto iniziale più che pessimista è oggettivo, con problemi che ci sono, che esistono. Ho deciso di partire da quelli più tosti, come tutti i viaggi importanti, che iniziano dal buio. Penso a Dante che parte proprio dall’Inferno. Di fatti, il film segue un percorso che porta al bello, alla luce, alle realtà italiane che funzionano.

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Lei è stato per il piccolo Elia una sorta di Virgilio, quindi.
Ho accompagnato Elia in questi luoghi restando invisibile, senza parlare. La mia presenza è servita come sostegno, ma quello che si vede è verissimo: lui ha incontrato davvero quelle situazioni, quelle realtà. Ha ascoltato con occhi luminosi tutte quelle parole…

Come ha trovato il bambino protagonista?
L’ho trovato senza fare casting. L’ho conosciuto attraverso sua madre, donna intelligentissima, opinionista e teologa importante. Conoscendolo avevo capito che doveva essere lui il protagonista, piccolo e geniale. Un po’ come dice De André nella canzone ‘Amico Fragile’, con lui ho spinto sulla curiosità e sulla stanchezza, perché la curiosità va protetta dalla noia, dalla routine, dall’avere tutto subito. E l’energia, quindi, ho provato a mantenerla alta, tenendo una telecamera accesa, così che non si accorgesse quando invece le riprese erano reali.

È ancora in contatto con lui?
Certo, ora è cresciuto, è un ometto! Ma credo proprio che si porterà dietro questa esperienza per sempre. Del resto è un po’ l’idea del film: condividere con gli altri bambini lo stesso viaggio che lui ha fatto, un viaggio che insegna, fa crescere e maturare.

E lei quanto è cresciuto con questo film? Penso all’intervista alla famiglia egiziana, un momento importante.
Sì, è un momento forte, è stato documentario puro, non preparato, quasi come faceva Rosi, quando la realtà veniva catturata senza mediazione. La bravura è stata essere lì, che Elisa fosse interessato a quel discorso. Mi sono divertito a sperimentare i tanti linguaggi che compongono l’opera…

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Sarà un Paese è fonte ricchissima di insegnamenti, adatto per le scuole.
Quando vado agli incontri nelle scuole le domande dei ragazzi mi riappacificano anche con l’Italia, perché questo è un posto pieno di virtù, con gente pagata poco ma che in realtà tiene in mano il paese. Ci sono degli esempi unici, e per tante cose l’Italia sta avanti, lo si nota dalle parole degli insegnanti, dalle domande dei bambini. Pensa: l’associazione Libera ha usato Sarà un Paese come strumento aperto con cui lavorare. Molte scuole attraverso un bando hanno aggiunto un episodio al film. Le tre scuole finaliste poi sono state premiate al Ministero dell’Istruzione, e ha vinto una scuola di Terni.

Che episodio hanno aggiunto?
L’argomento scelto è stato l’occupazione di alcuni operai di Terni, intervistati sul perché stessero occupando la fabbrica…

Sarà un Paese tocca anche il mondo del lavoro. Che consiglio si sente di dare ai giovani autori o registi che tentano di portare avanti i loro progetti in Italia?
Non ho una risposta. La riuscita delle cose ha delle vie strane, tortuose. La perseveranza è fondamentale, come l’acqua, che trova sempre una strada. Bisogna crederci, penso a Lo Chiamavano Jeeg Robot, un film che ha sfidato i rischi ottenendo poi il successo… Serve un giusto equilibrio tra tenacia e senso di realtà. Deve essere una sana follia, ecco.

E lei? È a lavoro su un prossimo progetto?
Il prossimo progetto è pronto, già scritto. Parte da un fatto di cronaca ma poi si apre al racconto, alla finzione. La realtà questa volta sarà solo un pretesto…

Damiano Panattoni

GUARDA IL TRAILER DI SARÀ UN UN PAESE!

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