OSCAR 2016 – GLI OUTSIDER: ADAM MCKAY

Tra Alejandro González Iñárritu, Lenny Abrahmson, Tom McCarthy e George Miller, l’Academy ha nominato agli Oscar un regista outsider, che ha fatto della risata un orgoglio: Adam McKay

Può un regista (e produttore e sceneggiatore), che ha fatto della risata una vera e propria missione di vita, dirigere e scrivere un film stracolmo di crack finanziari, CDO, AAA, mutui subprime, crediti swap e, via dicendo, termini tecnici che, a sentirli e vederli così, fanno tutt’altro che ridere? Eccome se può. Anzi, a dirla tutta, non solo può, ma è stato talmente bravo da ricevere nientemeno che una candidatura all’Oscar come Miglior Regista e, come se non bastasse, anche quella per la Miglior Sceneggiatura non Originale (insieme a Charles Randolph). Naturalmente il film in questione è La Grande Scommessa (che oltre le Nomination per la regia e la sceneggiatura ha ricevuto anche quelle per il Miglior Film e Miglior Attore Non Protagonista a Christian Bale) e il regista di cui sopra è lo statunitense Adam McKay. Perché McKay, uscito nella rosa dei candidati agli Academy Awards 2016, è quello più outsider; quello che dopo una carriera comica che più comica non si può (iniziata al Saturday Night Live, la fucina della comicità USA), si è cimentato in un’opera complessa, mostrando nel film una spiccata attitudine nella costruzione dell’immagine, nella messa in scena e nella scrittura, facendo diventare La Grande Scommessa una commedia drammaticamente brillante, ricca di satira e piena di rimandi su quanto gli Stati Uniti, nel sottobosco dell’alta finanza, siano incoerenti, avidi, pericolosi. Talmente pericolosi da (ri)portare il mondo, come mostra la pellicola, in una crisi finanziaria scoppiata nel 2007 e, al contrario di quanto ci dicano, per nulla finita.

IL COLORE DEI SOLDI? NO, DELLA RISATA!

Vedendo La Grande Scommessa ci si accorge subito di una cosa: Adam McKay non intende ”facilitare” lo spettatore medio nella comprensione di termini finanziari ostici e complessi – nonostante le spiegazioni tout court di Selenza Comez, Margot Robbie e Anthony Bourdain, che bucano la quarta parete nel film – bensì opta per la verità nuda e cruda dei fatti, raccontandoli a mo’ di cronaca, senza traduzioni semplicistiche. Però, lui che è nato e si è formato facendo ridere mezzo mondo, affiancandosi ai grandi della comicità come il trio Zucker-Abrahams-Zucker, i Fratelli Farelly, Todd Phillips o Judd Apatow, non si è ”scordato” del suo passato, scritturando nel film, al fianco di Bale, Brad Pitt e Ryan Gosling, un altrettanto grandissimo attore (che ha iniziato nelle commedie, spostando poi la lancetta su ruoli altamente drammatici), che lo ha accompagnato in due film cult: Steve Carell. Infatti Adam McKay è il regista dei due divertentissimi Anchorman, con il mitico personaggio di Ron Burgundy interpretato da Will Ferrell, in cui, nella parte dello svalvolato Brick, troviamo lo stesso Carell. Ma il regista nato a Philadelphia, nella sua carriera ha avuto proprio con Ferrell il legame artistico più forte, dirigendolo in Ricky Bobby – La Storia di un uomo che sapeva contare fino a uno, in Fratellastri a 40 anni e ne I Poliziotti di Riserva. Non solo, contando ”appena” sei film diretti (incluso La Grande Scommessa), la filmografia di Adam McKay è piena di produzioni e sceneggiature firmate, che vanno da Il Dittatore con Sacha Baron Cohen fino a, pensate un po’, l’applaudito cinecomic Marvel Ant-Man (firmando anche la sceneggiatura del sequel in lavorazione, Ant-Man and the Wasp). Dunque, che McKay sia un outsider, almeno considerando gli altri nomi candidati alla regia, non c’è dubbio, ma, qualora dovesse vincere, sarebbe davvero una sorpresa? Oppure sarebbe, se i tanti discussi Oscar valgano più di una semplice statuetta, un modo per sottolineare che il cinema è innanzitutto cambiamento, sperimentazione e coraggio di affrontare sfide grandi e complesse come una crisi finanziaria? Adam McKay ha dimostrato, con o senza Academy Award, che si può essere credibili rimanendo comunque se stessi: orgoglioso di non prendersi sul serio, senza vergogna di aver fatto ridere per una carriera intera.

Damiano Panattoni

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