“PIUMA”: ELOGIO DELLA LEGGEREZZA

Ferro e Cate devono dare ancora gli esami di maturità, ma hanno un problema, aspettano un bambino. Genitori, nonno e amici, tutti si mobilitano e vengono travolti dalla situazione. Perché i due sono indecisi a tutto tranne che a una cosa: l’amore per Piuma, che vorrebbero leggera come il suo nome, in questo mondo così pesante, incasinato, incerto.

Sorta di Juno alla romanesca, la commedia scorre che è un piacere, rischiando l’impalpabilità e il bozzetto tosco-trasteverino. Le qualità migliori di Roan Johnson, londinese cresciuto a Pisa, sono il senso dell’umorismo apparentemente popolaresco (in realtà decisamente raffinato) e il lavoro sugli attori. Lo si è notato nel pimpante i primi della lista, in Fino a qui tutto bene e soprattutto nella seria tv giallo-comica I delitti del BarLume, lo si ribadisce qui assistendo alle performances delle due new entry (18 anni) nel mondo del cinema Luigi Fedele e Blu Yoshimi Di Martino, spontanei, divertenti, autentici. Di contorno, una second line di grande professionalità. Qualcuno (non a torto) potrebbe definirla “piaciona”, qualcun altro lamentare la gratuità di certe complicazioni (tipo quel che succede alla fisioterapista “spannata”). Ma d’altro canto: se tutti i film con e per i giovani Made in Italy avessero la stessa cura nella recitazione, la stessa leggerezza nel trattare anche temi piuttosto pesanti e la stessa carica di vitale positività (senza contare che la gag visiva dei due che nuotano sopra la città è bellissima) allora non staremmo a parlare di crisi della Commedia all’italiana e della risata nazionale.

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