RIVEDERE “WALL STREET” AI TEMPI DELLA CRISI

Oliver Stone aveva già predetto tutto. Il suo Wall Street del 1987 prefigura il crollo della Borsa del marzo 2009 facendoci vivere l’incubo della recessione economica che oggi viviamo dal marzo 2009, ma non sul grande schermo. Oggi in seconda serata su Canale 5 ritorna in onda la storica pellicola che valse l’Oscar come migliore attore a un giovane Michael Douglas nelle vesti di uno spietato finanziere della New York anni ’80. Una figura oggi diventata icona cinematografica che continua a ispirare film sul mondo della finanza, non si sa se per una strana tendenza al masochismo o per l’innato desiderio di conoscenza. Sicuramente oggi rivediamo Wall Street con altri occhi rispetto al 1987. 

New Work, 1985. Il potere del denaro è l’unica cosa che conta. Bud Fox è un giovane ambizioso che lavora con scarso profitto come agente di Borsa per una società quotata a Wall Street, desideroso di arricchirsi al più. Dopo vari tentativi Bud riesce a conoscere Gordon Gekko, spregiudicato uomo d’affari ricco e potente, e a fornirgli un tipo di informazioni riservate che in America sono proibite dalla legge. Ottenuto qualche brillante risultato, si sente sicuro di sé: compra una casa di lusso e se la fa arredare in modo sensazionale da un’arredatrice bella e intelligente, Darien Taylor, presentatagli da Gordon, la quale presto diventa la sua amante. Tuttavia, il padre di Bud, un uomo onesto, operaio e sindacalista in una fabbrica di aeroplani, disapprova il suo modo di agire e in un duro scontro, gli predice che Gekko sta comprando la ditta in cui lui ha sempre lavorato e che si servirà di lui senza pietà.

Dopo aver raccontato la guerra in Vietnam in Last Year in Viet Man (1971) e la guerriglia sudamericana in Salvador (1986), Oliver Stone affronta i lupi di Wall Street in un racconto lineare che schiera i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Nel 2010 poi il regista ritorna sull’argomento con un nuovo Michael Douglas nel sequel Wall Street – Il denaro non dorme mai, con l’aggiunta di Shia LaBeouf nel ruolo del broker Jacob Moore. Nella giungla della Borsa ci si perde ma non ci si scoraggia quando si vuole capire dove si è inceppato il meccanismo. Così, ci prova Martin Scorsese a raccontare di nuovo la storia in The Wolf of Wall Street (2013) attraverso l’ascesa e la caduta di Jordan Belfort, spregiudicato broker newyorkese interpretato da Leonardo DiCaprio. Infine, l’ultimo è Adam McKay a guardare Wall Street attraverso la bolla del mercato immobiliare con Brad Pitt, Christian Bale e Ryan Gosling. Se la storia si ripete allora vale la pena tornare al capostipite del filone dei film sul crollo di Wall Street. 

Il giovane Michael Douglas non sapeva che avrebbe inaugurato la schiera di lupi che ora piacciono tanto. «Credo proprio che il primo tradizionale villain sia stato il cinico e spietato Gordon Gekko di Wall Street», ricorda a Ciak Michael Douglas che così iniziò a fare il cattivo. Wall Street inaugurò la carriera del figlio di Spartacus, quel Kirk Douglas a cui era sempre paragonato. «Vincere l’Oscar con Wall Street nel 1987 fu come uscire finalmente dalla sua ombra». Michael Douglas in Gordon Gekko era tutto quello che oggi siamo stufi di vedere, consci di essere stati divorati dagli squali dell’alta finanza, ma non riusciamo a fare meno di vedere. «Io non creo niente, io posseggo. E noi facciamo le regole. Le notizie, le guerre, le carestie, le sommosse, il prezzo di uno spillo: tiriamo fuori conigli dal cilindro mentre gli altri, seduti, si domandano come accidenti abbiamo fatto. Non sarai tanto ingenuo da credere che viviamo in una democrazia, vero Buddy? È il libero mercato e tu ne fai parte», spiegava Douglas a Charlie Sheen. L’incarnazione dello yuppie degli anni ’80, ispirato al multimiliardario Ivan Boesky, che idolatra il libero mercato e fa del rampantismo la sua filosofia di vita. Ma il discorso sull’ingordigia per la vita, per il denaro e l’amore non ha mai smesso di affascinare. E rivediamo Gordon Gekko solo per risentire quelle parole, «greed is good». 

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