ROMAFF10: “DOBBIAMO PARLARE” DI SERGIO RUBINI, QUANDO LA VERITÀ FA TREMARE

Un attico romano, quattro individui e quella frase che fa tremare: Dobbiamo parlare, il nuovo film interpretato e diretto da Sergio Rubini, presentato alla Festa del Cinema di Roma

Dobbiamo parlareQuante volte vi si è gelato il sangue nel sentirvi dire la fatidica frase ”dobbiamo parlare”. Magari pronunciata da vostra moglie, dalla vostra fidanzata, da vostro figlio o, perché no, dalla vostra amante. Chissà quale discorso vogliono tirare fuori, chissà quale peccato scoperto vogliono portare alla luce. Un ordine implicito che fa tremare, vacillare, temere. E che ha dato l’idea a Sergio Rubini di scrivere – insieme a Carla Cavalluzzi e Diego De Silva -, dirigere e interpretare la commedia brillante e teatrale Dobbiamo parlare. Perché, nel film, presentato alla Festa del Cinema di Roma e in uscita il 19 novembre, la storia ruota intorno ad un appartamento nel centro di Roma. In questa casa, infatti, vivono Vanni (Sergio Rubini), uno scrittore, e Linda (Isabella Ragonese), sua collaboratrice oltre che sua compagna. Una sera, bussano alla porta, i loro migliori amici: il Prof (Fabrizio Bentivoglio), stimato e borioso chirurgo, con sua moglie Costanza (Maria Pia Calzone). La donna ha scoperto che suo marito ha un’amante, catapultando entrambe le coppie in un gioco al massacro che corre sul filo della verità. Un’opera che (ri)attualizza due elementi del nostro cinema lasciati in sospeso, come ci racconta lo stesso Sergio Rubini: «Ho raccontato la commedia e la disperazione all’unisono. Sono partito da uno spunto leggero, poi con Carla Cavalluzzi e Diego De Silva, gli altri autori, ci siamo chiesti chi potesse indossare gli abiti dei personaggi. Io, Carla e Diego abbiamo formato un terzetto, scrivendo una storia che, pur essendo ritratta in un attico, non doveva essere claustrofobica, bensì brillante, che procedesse per ellissi ». Una sceneggiatura quasi teatrale, costruita in moto congeniale e nuovo: «Ho letto il copione a Carlo degli Esposti, e gli è piaciuto tanto », prosegue Rubini, «Con lui abbiamo iniziato a fare qualche prova aperta, sul palco, con il pubblico, trasformando questo film in un fatto compiuto ».

Dobbiamo parlareDobbiamo parlare, infatti, è stato preparato in modo meticoloso e tutto il grande cast che lo compone, da Rubini stesso a Fabrizio Bentivoglio, fino a Isabella Ragonese e Maria Pia Calzone, hanno potuto ”provare” il proprio personaggio molto prima del set. «Il film ha coniugato la sceneggiatura al palcoscenico, per poi essere cinema. Ci siamo smarcati dagli stereotipi: esempio, per la moglie borghese potevo chiamare la Buy, invece ho scelto Maria Pia Calzone, applaudita grazie a Gomorra e grande, duttile, intelligente attrice ». Ha riferito il regista. E l’attrice: «Abbiamo fatto delle prove e poi uno spettacolo, verificando i personaggi, comprendendo meglio come avremmo potuto farli nostri, senza giudicarli ». Sempre seguendo il discorso, al nostro incontro con il cast e gli autori è intervenuto l’ottimo Fabrizio Bentivoglio, che recita in Dobbiamo parlare con un forte accento romano: «La genesi a teatro è stata fondamentale. Mi ha permesso di costruire il personaggio per gradi, arrivando cosciente davanti la macchina da presa. Poi, il dialetto romano, dovete sapere, è come un’arma: i romani – e tutta la troupe lo era – non amano essere interpretati da chi invece romano non è. Eppure sul set, quando recitavo, ridevano tutti! ». Invece, Isabella Ragonese, nel film compagna dello scrittore interpretato da Sergio Rubini, ha sottolineato come la lavorazione precedente alle riprese sia stata fondamentale per unire il gruppo: «Fare questo film è stato un privilegio, insieme abbiamo trovato un’intonazione perfetta, costruendo una grammatica comune. La mia Linda è un personaggio imploso, che tocca il famigerato punto di non ritorno in una conversazione ».

Dobbiamo parlareAncora una volta Sergio Rubini è sia regista che interprete, ma per la prima volta recita da protagonista, scherzando sul doppio ruolo: «Fare sia l’attore che il regista, insieme, è da schizofrenici! ». Non solo, perché come ci ha detto, Dobbiamo parlare, è anche un modo nuovo di fare cinema, magari sfruttando certe onde di ispirazione che hanno portato, in qualche modo, la crisi: «Metto l’accento su una questione: Dobbiamo parlare è un film anomalo, diverso. La crisi produttiva ed economica l’abbiamo sfruttata a nostro favore, spingendoci a trovare una nuova chiave narrativa. Tutti, ma proprio tutti, abbiamo fatto questo film come se fossimo all’inizio ». Poi, in conclusione, un consiglio, rivolto a tutti, in modo spassionato: «Ho imparato una cosa: basta scorciatoie, basta strade facili. Bisogna tastare i terreni impervi, pericolosi, nuovi, perché solo queste strade portano a qualcosa di bello ».

Damiano Panattoni

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