ROMAFICTIONFEST: “CASUAL”, LA FAMIGLIA SECONDO JASON REITMAN

Un nucleo familiare sui generis composto da una psicologa neo divorziata, un fratello minore che nasconde la sua depressione dietro un sito di dating online e un’adolescente più matura della sua età. Sono questi i personaggi della prima serie diretta dal regista di Juno, protagonista di una delle Masterclass della rassegna.

CasualDa Transparent a United States of Tara il piccolo schermo ci ha abituati a nuclei familiari strampalati quanto irresistibili, capaci di smorzare ogni minima traccia di pregiudizio in chi guarda, raccontandoci delle realtà distanti dal nostro vissuto eppure concrete e sempre più comuni. Alla lunga lista di famiglie “disfunzionali” si aggiungono i fratelli Valerie (Machaela Watkins), una psicologa neo divorziata e totalmente incapace di mettere in atto i consigli che dispensa ai suoi pazienti, e Alex (Tommy Dewey), cofondatore del sito di appuntamenti Snooger che usa più di quanto dovrebbe, ai quali si aggiunge la figlia di lei, Laura (Tara Lynne Barr), una teenager molto più matura e consapevole della sua età. La serie, ideata da Zander Lehmann e presentata in anteprima al Toronto International Film Festival, vede alla regia uno dei nomi più importanti del cinema indipendente americano alla sua prima esperienza sul piccolo schermo: il canadese Jason Reitman.

Casual - Jason ReitmanIl pilot, presentato fuori concorso al RomaFictionFest dove il regista sarà protagonista di una Masterclass, ci mostra la relazione bizzarra eppure strettissima, che lega i due fratelli, uniti da un rapporto umano di complicità non così scontato. «Quella di Casual è una strana coppia. Può essere disfunzionale in certi casi o dolce in altri. L’idea mi è venuta ricordando di quando vivevo con mia sorella e l’obiettivo primario era quello di mostrare i loro tentativi di trovare la felicità », precisa il creatore Zander Lehmann nel corso della conferenza stampa, aggiungendo: «Il titolo è ironico, una battuta. Si parla di un gruppo di persone molto aperto nei loro rapporti ma con delle vite personali che sono anche dolorose. Loro fanno di tutto per sembrare spensierati e “casual” anche quando non lo sono in realtà ». Ed è proprio il loro tentativo di mascherare, dietro un atteggiamento naturale e rilassato, la loro infelicità a rappresentare uno dei temi chiave della serie che oscilla costantemente tra momenti di ironia e comicità trascinanti, grazie anche all’ottima scrittura che accompagna il pilot, e sequenze nelle quali i protagonisti calano la maschera, mostrandosi per le creature fragili che sono e con le quali non sarà difficile empatizzare per gli spettatori, supportate da ottime prove attoriali. «Scegliere gli attori giusti è fondamentale. Devono essere come dei musicisti capaci di suonare bene uno spartito » sintetizza Reitman.

CasualUno degli aspetti più sottolineati da Casual è la vacuità dei rapporti costruiti attraverso il filtro di internet, social network e siti di dating online. Mezzi che stanno sempre più entrando nel tessuto relazionale delle nostre vite e non sempre con risultati positivi. «Per realizzare la serie ho controllato alcuni siti di dating online e conosco persone che li usano abitualmente ma non era quello il mondo che volevamo rappresentare, anzi » sottolinea Lehman, ponendo invece l’attenzione sulla necessità di trovare una chiave spontanea sulla quale costruire un rapporto relazionale. E proprio quest’intromissione dei social nelle nostre vite ricorda da vicino l’ultimo film di Jason Reitman, Men, Women & Children, adattamento del romanzo di Chad Kultgen con il quale mostra le insidie nascoste nell’uso sempre più massiccio della rete. Una storia raccontata attraverso lo stile ormai classico del regista di Juno che riporta sul piccolo schermo il suo universo di umanità stravaganti, tragiche e romantiche per la prima volta declinate al mondo televisivo. «Non trovo molte differenze tra la regia televisiva e cinematografica. La scrittura è molto più difficile. Quando sto lavorando ad un film penso sempre al finale. Tutto quello che scrivo è per quell’ultimo momento. Nella tv, invece, è diverso. Ci si concentra di più su quello che succede durante i vari episodi. Bisogna pensare al testo, allo spazio della recitazione  e ai possibili altri registi che proseguiranno il tuo lavoro » commenta Reitman, parlando di questa sua prima incursione nel mondo della serialità con la quale afferma: «Volevamo raccontare una storia che avesse una scrittura tipica di un film ma dipanata in oltre quattro ore. Qualcosa che fino a qualche tempo fa era impossibile e che ora costituisce un connubio tra tv e pellicole indie ».

 

Manuela Santacatterina

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