ROMAFICTIONFEST: “GLUE”, VERITÀ TACIUTE

Una crime-mistery dai contorni teen in Concorso al RomaFictionFest. La mini-serie in otto puntate ideata da Jack Thorne si muove tra omicidi e segreti nella campagna inglese dove un gruppo di ragazzi le fare i conti con le verità portare a galla dalla morte di uno di loro

GlueJack Thorne è uno dei nomi più importanti per quanto concerne la serialità anglosassone. Basta citare titoli come Skins e le serie scaturite dalla pellicola di Shane Madeaws, This Is England, per capire il tipo di stile e di temi cari al premio BAFTA. I suoi lavori sono caratterizzati dalla costruzione di personaggi forti, spesso sottolineati nelle proprie caratteristiche caratteriali, e attraverso i quali non si limita a raccontare una semplice parentesi privata ma amplia il suo raggio d’azione descrivendo il contesto socioculturale nel quale si muovono. Se finora lo sfondo del racconto era rappresentato da periferie cittadine con Glue, mini-serie in otto puntate dalle sfumature thriller, l’ambientazione si sposta nella campagna inglese. Più precisamente a Overton, dove, tra fattorie e maneggi sei ragazzi vivono tra lavori insoddisfacenti, sesso promiscuo e l’uso di sostanze stupefacenti abusate per stordirsi dalla noia e dalla consapevolezza di veder scorrere davanti ai loro occhi un’esistenza a metà.

GlueUn cambio di contesto significativo dunque ma che permette a Thorne di rendere ancora più sconvolgente l’omicidio di uno di loro, il giovane Cal Bray, trovato riverso in una pozza di acqua e fango dopo una notte passata con gli amici a bere e fare a gara di tuffi dentro enormi silos di grano.
Ancora una volta le figure genitoriali sembra assenti o perlomeno marginali e tutta l’attenzione è concentrata su questi giovani personaggi che tra segreti, video ricattatori e verità taciute vengono messi da Thorne sotto la lente d’ingrandimento. Uno spazio circoscritto nel quale ogni gesto non passa inosservato e nel quale l’autore inserisce inoltre il contrasto tra la comunità nomade alla quale Cal apparteneva e quella autoctona. Una crime story dai contorni teen e bucolici che si muove in aree e atmosfere già esplorare da serie come Broadchurch e The Killing ma con un’attenzione maggiore, da quanto si evince dal pilot, riservata ai giovani protagonisti piuttosto che al filone investigativo, rappresentato da Ruth Rosen (Yasmin Paige, la rivelazione femminile del bellissimo Submarine), ex amica del gruppo, allontanatasi dalla comunità nomade per diventare poliziotta.

Manuela Santacatterina

 

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