“RUGAGIUFFA”: IL WEB AL SUO MEGLIO

RugagiuffaRugagiuffa è una cosa strana e bella, il web al suo meglio. All’inizio ci sono tre amici, la difficoltà di trovare i soldi per l’affitto, la necessità di trovare un quarto coinquilino. L’atmosfera è quella di un allegro cazzeggio, un divertissement di un gruppo di amici che mette in scena la vita quotidiana, molto attenti a non farsi prendere troppo sul serio, a rispettare la propria identità “non professionale” e anche i propri confini geografici (Rugagiuffa è nel sestriere Castello, rappresenta un’ “altra” Venezia, quella fuori dal turismo). Poi, nel corso della prima stagione, e in maniera sempre più evidente nella seconda, inizia a cambiare, si evolve, si fa sempre più finzione, più storia, più cinema, nuovo e consapevole. La vera forza di Rugagiuffa – serie profondamente veneziana, ma alla fine universale – e la ragione della sua interessante evoluzione è tutta legata ad un’armonica dialettica fra professionale e non-professionale.

I quattro protagonisti sono infatti non attori: Lorenzo Pagan (Lorenz) è un tecnico radiologo, Nicolò Vianello (Mala) si occupa di social media, Marco Paladini (Pala) è laureando in archeologia, Francesca Zanotti (Fra, quella “aliena”, che viene da Carpi, cioè dal sud) è laureata in lingua ebraica. Le storie nascono su di loro e intorno a loro, ma a renderle cinema provvedono Silvio Franceschet, laureato in arti visive, sceneggiatore e regista (ma anche direttore della fotografia e montatore), Alessandra Quattrini, che è un’attrice e, oltre ad essere co-sceneggiatrice, ha il ruolo di acting coah (interpreta anche Gloria nella serie), e Alberto Valentini, il terzo sceneggiatore che interpreta pure il padrone di casa.

RugagiuffaRugagiuffa parte con un intento dichiarato (una web serie fieramente in dialetto e che mostra la Venezia vissuta e non quella fotografata) e procede con spirito goliardico e surreale, con uno spiccato gusto nonsense e un inevitabile tormentone (Carlo Conti e la sua Eredità), sfiorando appena i classici temi generazionali. Gradualmente, però, accentua le sue parentesi musical (lo colonna sonora è ottima, sigla compresa), si confronta con spirito satirico gentile con la Venezia “ufficiale” (la Festa del Redentore, la Regata Storica), ogni puntata cambia forma e genere cinematografico, e nell’ottimo dittico Young Man Blues/Il piano Repetto inizia a giocare molto bene con realtà e finzione, vita e messa in scena. E, sotto l’apparenza divertita e disincantata, lascia affiorare sentimenti e inquietudini, perché, e forse non è un caso, entrambe le stagioni si chiudono con un addio, che è sempre un atto di crescita.

Per maggiori informazioni visita il sito ufficiale o la pagina facebook di Rugagiuffa! Per vedere la web serie invece clicca QUI

INTERVISTA A SILVIO FRANCESCHET 

Silvio Franceschet, veneziano venticinquenne, si è laureato alla triennale d’arti visive e ha frequentato la scuola di cinema di Ostana, della quale è direttore artistico Giorgio Diritti. Con il documentario ViteVitae è stato selezionato a Visioni Italiane e al Piemonte Movie Glocal Film Festival. Della web series Rugagiuffa, due stagioni da 7 episodi e la terza in pre-produzione, firma la regia, la fotografia, il montaggio e la sceneggiatura (con Alessandra Quattrini e Alberto Valentini). Fino ad ora la web serie è stata premiata al Roma Web Fest (Marco Paladini miglior attore italiano), e a Cortinametraggio dove ha ottenuto il premio Rai Fiction come migliore web serie inedita.

Quando si comincia a guardare Rugagiuffa la prima cosa che si nota è l’affiatamento del gruppo dei protagonisti e un’atmosfera generale molto amicale e scherzosa. Quanto c’è di finzione nella storia?

RugagiuffaL’idea è nata proprio da un gruppo di amici di vecchia data, e anche la realizzazione è frutto di un lavoro collettivo: abitualmente scrivo la sceneggiatura con Alberto Valentini, che si è unito a noi dal sesto episodio della prima stagione, e Alessandra Quattrini e, dopo una prima revisione, la facciamo leggere agli attori. In realtà il copione non è mai definitivo: raramente le battute vengono imparate a memoria, ma sono piuttosto usate come un canovaccio e, anche durante le riprese, siamo sempre disposti ad ascoltare le proposte di cambiamento degli attori. Anche sul set Alessandra, che è la acting coach, ed io abbiamo proprio il compito di aiutarli a mettere a fuoco le loro proposte, per ottenere il massimo di spontaneità e personalità da parte degli attori. Una cosa essenziale, in quanto i personaggi sono modellati sui veri Lorenz, Mala, Pala e Fra, così come gran parte di quel che accade nella serie è reale, anche se trasfigurato, compresi, ad esempio lo sfratto dall’appartamento che chiude la prima stagione o la partenza di Lorenz per la Spagna che chiude la seconda.

L’aggancio col reale vale anche per il tormentone Carlo Conti?

Quando ho scoperto che uno di noi covava una passione segreta per Carlo Conti e L’eredità ho pensato che questa passione sarebbe stata perfetta per sottolineare l’anima un po’ sempliciotta ma pura dei personaggi. Nella serie è proprio grazie all’amore comune per Conti che la “straniera” Fra riesce a fraternizzare coi tre coinquilini veneziani.

Durante la prima stagione avete l’aria di voler tenere Venezia distante, si parla in dialetto (con sottotitoli) ma la città resta quasi invisibile. Poi, nella seconda, tutto inizia a cambiare, e affrontate a modo vostro anche la Venezia più classica e conosciuta. Come si è evoluto il rapporto fra la serie e la città?

RugagiuffaIl primo episodio si chiude con Fortis che canta “io vi odio voi romani” e quella è un’ironica dichiarazione di intenti: basta con la Venezia da cartolina o la Venezia che sta morendo. Rugagiuffa vuole mostrare la Venezia reale, quella “brutta” invece di quella solita “bella”, con gli affitti troppo cari e il problema di trovare un lavoro se non ti occupi di turismo. Nella prima stagione non siamo quasi mai usciti dall’appartamento per la paura inconscia di mostrare, anche senza volerlo, qualche scorcio pittoresco. Poi, gradualmente, è cambiato il nostro rapporto con la città, ma soprattutto è nato un forte rapporto fra la città e la serie. I veneziani ci chiamano, commentano, ci sostengono, ogni nuova puntata è diventato un evento, presentato in sala con folto pubblico. E questo ha generato una cosa interessante: la Società Vela ci ha chiesto di raccontare a modo nostro la Regata Storica e la Festa del Redentore, offrendosi anche come sponsor dei due episodi. Ci è sembrato giusto accettare la sfida.

Anche se Rugagiuffa è un prodotto collettivo, la tua impronta registica mi sembra evidente. A questo proposito vorrei chiederti se, come regista, hai pensato la serie in funzione della Rete…

Certo il mezzo influenza automaticamente lo stile, se non altro dal punto di vista della struttura narrativa. Però ho scelto di non restare prigioniero del “formato youtube”: quello che mi interessa, che ci interessa, è raccontare una storia, ed è la storia a fare la durata dell’episodio non la regola di assoluta brevità prevista in teoria dal web.

È giusta l’impressione che ho avuto: più la serie è andata avanti, più ti sei sentito libero di sperimentare, spaziando fra diversi generi, dal documentario al musical?

Io ho una grande passione per le storie fra realtà e finzione e Rugagiuffa, per come è nata e per come viene creata, è in perfetta sintonia con questa mia vocazione narrativa. Ti faccio un esempio: la realtà del gruppo mi ha offerto diverse “situazioni musical”, Pala è uno che canta continuamente nella “vita vera”. Allora io ho cominciato anche ad occuparmi delle scelte musicali, a utilizzarle per dare ritmo e coesione alle storie e, in certi casi, come Young Man Blues, una canzone diventa l’essenza stessa dell’episodio. Naturalmente più lavori, e più verifichi quello che hai fatto, più acquisti coraggio di sperimentare nuove forme di narrazione, spaziando dal documentario alla meta-webserie. Oltre che una questione artistica è anche una faccenda di mezzi, di produzione, e pure questo ti aiuta ad alzare il livello: nella seconda stagione per la prima volta abbiamo avuto un fonico, per la terza avremo pare ci sia una casa di produzione interessata a finanziarci. E potremo osare ancora di più.