SALE CHIUSE

«Minchia, abbassati!», è l’urlo spazientito diventato titolo di un saggio, in cui miei allievi del Laboratorio di Critica Cinematografica del Dams di Roma Tre hanno riassunto il disagio dello spettatore in sala. Scrivono: «Il chiasso, il crac-crac del popcorn e, dulcis in fundo, il ritardatario che accende la pila del telefonino per trovare posto, te la sbatte in faccia, oscura lo schermo con il suo andirivieni e, quando finalmente si siede, chiede soddisfatto al vicino, urlando: Cos’è successo?». Fa ridere, ma questa visione della sala ha messo d’accordo più o meno trenta studenti, tutti, secondo varie gradazioni, appassionati di cinema che però i film li vedono per lo più online, legalmente o illegalmente. Anzi, proprio i più cinefili hanno precisato che è gesto rivoluzionario scaricare perché così i film d’autore non distribuiti, o distribuiti male, possono vederli prima e in originale.

Questi appassionati insofferenti sono poi gli stessi che accorrono quando il Piccolo America di Roma con gli Schermi pirata propone – lo abbiamo fatto insieme con CityFest e Fondazione Cinema per Roma – di rivedersi Brutti, sporchi e cattivi di Ettore Scola presentato da Elio Germano seduti precariamente a terra a Monte Ciocci – vedi foto a fianco – dove il film simbolo dei lumpen è stato girato, gli stessi che si portano il cuscino da casa per rivedere Blues Brothers dalle gradinate dello stadio della Pallacorda, il Nicola Pietrangeli di Roma. One shot, naturalmente gratis (il che non si sa se sia un bene o un male, ma tant’è), naturalmente per stare insieme e ritrovarsi, per rivivere un’emozione che è esistenziale, prima ancora che cinematografica.

E forse il punto sta proprio qui: il cinema concede oggi all’emozione collettiva e intima molto meno di un tempo e l’abitudine si perde, tra frammentazione dei supporti, facilità di recuperare in Rete ed eccesso di titoli rispetto alla richiesta. Per questo penso sia giusto fare operazioni di guerriglia educational e di invasione di Università, scuole e piazze, persino delle isole come facciamo noi in barca a Tavolara, in Sardegna, per il festival Una notte in Italia. Per questo penso sia da sostenere la forte polemica dei Presidenti ANEC e  ANEM, Luigi Cuciniello e Carlo Bernaschi, contro quei distributori che da un decennio promettono un’estate di titoli forti a far da traino e poi ritirano la mano all’ultimo momento come  è successo quest’anno con Independence Day 2, spostato a settembre. Da anni ci raccontano che in Italia in estate la gente va al mare e quindi è tutto inutile. Da anni rispondiamo che anche in Spagna: «Fa caldo, fa tanto caldo, Antò…».

Di fatto, anche stavolta ci troviamo davanti due mesi di cinema, deboli, anzi debolissimi. Un po’ di coraggio e visione imprenditoriale non guasterebbero: meno titoli ma buoni, promozioni sul biglietto, almeno cinque blockbuster da traino per trasformare anche l’estate del Bel Paese nella stagione degli incassi. In mancanza di una Legge contro le Sale Chiuse (vi ricorda niente? ) smettere la farsa una volta per tutte e appendere il cartellino: «Chiuso per mancanza di coraggio…».

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