SERIE TV: ARRIVA “THE WHISPERS”

The WhispersBambini, piccoli e curiosi, pronti a giocare con un “amico immaginario”, che naturalmente gli adulti non possono vedere. Luci che si accendono ad intermittenza come segnali morse per un dialogo segreto (i “sussurri” del titolo). E, ovviamente, mamme distratte e padri assenti. Vi ricorda forse qualcosa? La risposta è nella bicicletta volante che compare nei titoli di coda, simbolo della Amblin e co-produttrice di questa serie scritta dall’emergente Soo Hugh, già autrice di diversi episodi di Under the Dome. The Whispers ha nobili origini letterarie, visto che nasce da un racconto di uno dei padri della fantascienza moderna, Ray Bradbury, ed è certamente la serie più nostalgico-spielberghiana (co) prodotta dal papà di E.T. Ma i tempi sono decisamente cambiati: i bambini non sono più così ingenui e sognanti come Elliot o Gertie, e gli alieni – questo è l’ “amico immaginario” che ha il nome tintinnante di Drill – non hanno certo buone intenzioni.

All’inizio della storia, infatti, la piccola Harper (Abby Ryder Forston), seguendo le minuziosamente le istruzioni di Drill, sale sulla casetta in cima all’albero del suo giardino e organizza, sempre con aria giocosa, un trappola che quasi spedisce la sua mamma al creatore. Del caso si occupa Clare Benningam (Lily Rabe, American Horror Story), agente FBI carica di guai: un devastante rapporto d’amore con un ex-collega, il marito pilota precipitato con l’aereo e il figlio diventato muto per lo shock. Mentre lei indaga e Drill “recluta” altri bambini per ignobili azioni, entrano in scena altri due personaggi: l’agente governativo Wes Lawrence (Barry Sloane, Revenge) che nel deserto del Sahara scopre i rottami di un misterioso aereo trasformati in una specie di scultura postmoderna, e un giovane uomo senza memoria (Milo Ventimiglia, Heroes), che gira farneticante per le strade. Il pilot di The Whispers è convincente perché nella prima parte moltiplica le tessere del puzzle, ma nell’arco di un’ora riesce a collegarle, costruendo bene i personaggi, rilanciando interrogativi e creando una sana curiosità. Stavolta Spielberg, che non sempre è stato un produttore tv convincente, sembra aver trovato la ricetta giusta: abbinare la meraviglia (e l’inquietudine) del fantastico con il dolore e le difficoltà molto concrete dei rapporti interpersonali, come faceva un tempo, quando Elliot volava.

Stefano Lusardi

Su Fox, da oggi 8 settembre!

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