“TALE OF TALES – IL RACCONTO DEI RACCONTI”: LA RECENSIONE

Il racconto dei racconti Italia/Francia, 2015 Regia Matteo Garrone Interpreti Salma Hayek, John C. Reilly, Vincent Cassel, Toby Jones, Stacy Martin, Alba Rohrwacher Sceneggiatura Edoardo Albinati, Ugo Chiti, Matteo Garrone, Massimo Gaudioso Produzione Matteo Garrone, Jeremy Thomas, Jean e Anne-Laure Labadie Distribuzione 01 Durata 2h e 8′.

In sala dal 

14 maggio

La Regina di Selvaoscura vuole un figlio a tutti i costi e quando un negromante le suggerisce di mangiare il cuore di un drago marino cucinato da una vergine, il re acconsente a uccidere il mostro, a scapito della sua vita. La regina darà finalmente alla luce un bambino, Elias, ma nello stesso momento nasce anche Jonas, figlio della sguattera che ha cucinato il cuore del drago.

Il Re di Roccaforte invece, sempre alla ricerca di nuovi piaceri, si innamora della voce che crede appartenere a una bellissima fanciulla, che invece è una vecchia lavandaia pronta a ingannare il sovrano. Scoperta e gettata dalla finestra, verrà soccorsa da una fata che le ridonerà giovinezza.

Il Re di Altomonte, infine, cattura una pulce che nutre come un animale domestico fino a farne una bestia grande come un maiale. Alla morte dell’animale, per tenere accanto a sé la figlia Viola che scalpita per sposarsi, decide di concederla solo a chi indovinerà a chi appartiene la smisurata pelle della pulce scuoiata. A indovinare sarà un orco che si porterà via Viola.

Con Il racconto dei racconti, in competizione tra qualche giorno al Festival di Cannes contemporaneamente all’uscita nelle nostre sale, Matteo Garrone trova una maniera tutta italiana per cimentarsi con il fantasy horror, due generi che avevano già visitato i suoi film precedenti. Basti pensare agli orchi tutti contemporanei di L’imbalsamatore, Primo amore e Gomorra, o la principesca carrozza con cui si apriva Reality, così intriso di atmosfere fiabesche. Ma se nei film precedenti il regista era partito da fatti reali trasfigurandoli fino a spingerli in una dimensione fantastica, questa volta invece ha compiuto il percorso inverso, prendendo spunto da situazioni fiabesche per poi ricondurle su un piano realistico e concreto. Tratto da tre delle cinquanta fiabe raccolte ne Lo cunto de li cunti scritto in dialetto napoletano da Giambattista Basile tra il 1575 e il 1632, il film mescola reale e fantastico, ordinario e straordinario, magico e reale, sublime e volgare, verità e artificio, poetico e violento, proprio come il testo originale, capace di influenzare la successiva letteratura fiabesca, a partire dai fratelli Grimm, Charles Perrault e Christian Andersen, che edulcorarono però l’orrido e il grottesco dello scrittore partenopeo. Il cast internazionale composto tra gli altri da Salma Hayek, John C. Reilly, Vincent Cassel, Toby Jones, Stacy Martin (accanto ad Alba Rohrwacher, Massimo Ceccherini, Renato Scarpa) si armonizza con effetti speciali artigianali che uniti al valore pittorico delle immagini (Garrone, da bravo pittore, gioca molto con i colori) allontanano il film dall’artificiosa dimensione di magie digitali tipiche dei blockbuster fantasy e lo avvicinano ai Capricci, la serie di incisioni di Goya, a La maschera del demonio di Mario Bava, al Pinocchio di Comencini, al Casanova di Fellini, a L’armata Brancaleone di Monicelli, a Pasolini e ai pittori preraffaelliti, ma anche al più recente Trono di spade.

Incanto e crudeltà si alternano allora nelle storie di tre donne in diverse fasi della vita che rimandano a temi tutti contemporanei: il desiderio di maternità a tutti i costi (con una sorta di procreazione assistita ante litteram), l’ossessione per la giovinezza (con una parodia, già quattro secoli fa, della smania per la chirurgia estetica), la necessità di crescere affrontando prove molto dure.

Girato tra splendide location scelte tra Toscana, Puglia e Sicilia, rese magiche dalle note di Alexandre Desplat, Garrone offre il meglio di sé quando dà sfogo alla propria visionarietà, seducendo il pubblico con scene di grande impatto e fascino, come la passeggiata subacquea del re alla ricerca del drago marino a cui strappare il cuore da dare in pasto alla regina. O come la nuotata sott’acqua del principe albino, nato grazie al cuore del drago, insieme al misterioso gemello. Meno emozionante nei momenti in cui la magia, lo straordinario e il mostruoso vengono riportati nella vita popolare di uomini e donne in carne ed ossa, il film prende davvero quota quando vola sulle ali della meraviglia e dello stupore.

Alessandra De Luca