“THE BIRTH OF A NATION”: STANDING OVATION IERI AL SUNDANCE FILM FESTIVAL

Il brutale dramma di Nate Parker ha infiammato ieri il pubblico del Sundance Film Festival

The Birth of a NationStanding ovation ieri al Sundance Film Festival per The Birth of a Nation, firmato da Nate Parker. Ci sono voluti sette anni al regista per portare sul grande schermo la storia di Nat Turner, leader della rivolta degli schiavi avvenuta nel 1831 nel Sud degli Stati Uniti. Il titolo è un chiaro riferimento ironico e al contempo polemico all’omonimo e controverso film di DW Griffith, che nel 1915 dipinse eroicamente il Ku Klux Klan ai tempi della guerra civile. L’opera è una delle pietre miliari della storia del cinema ma è anche uno degli scheletri più imbarazzanti che l’America ha nell’armadio. Il lavoro di Parker vuole essere una quindi una sorta di antidoto alle teorie xenofobe promosse oltre un secolo fa da Griffith. «Ho fatto questo film per un motivo: la speranza di creare un cambiamento » ha dichiarato il regista dal palco dell’ Eccles. Le immagini delle atrocità che dovevano subire migliaia di schiavi nelle piantagioni si susseguono nel film crude e potenti: «Se continueremo a rimuoverle questa Nazione sarà condannata a non guarire mai dal suo trauma originale. Le fondamenta del nostro Paese sono costruite su quelle sabbie mobili e quelle del nostro cinema su quelle del film di Griffith »Â ha spiegato il regista. The Birth of a Nation non è soltanto un film ma un atto politico che ha infiammato il Festival, in un momento particolarmente teso anche nel mondo hollywoodiano, travolto più che mai dalle polemiche per i così detti Oscar “bianchi” di quest’anno.

Rudy Ciligot

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