”TRUE DETECTIVE” È TORNATO!

Su SkyAtlantic, in versione sottotitolata (ogni lunedì, alle 3 del mattino) e in contemporanea con gli States, è tornata la serie-cult True Detective. Gli episodi doppiati andranno in onda da lunedì 29 giugno alle 21.10

Attenzione! Per chi ancora non avesse visto l’episodio, potenziali spoiler!

True DetectiveScordatevi le paludi della Lousiana, le Chevrolet impolverate, la magia nera e il contrapposto di due individui diversi ma necessariamente uguali della prima, straordinaria, stagione. True Detective, questa volta, è acciaio, soldi, sopravvivenza e, inevitabilmente, violenza. La location della seconda serie – antologica, composta da otto episodi, sempre scritta da Nic Pizzolatto per l’HBO – è Los Angeles, ma non quella del surf, del glamour e delle Stelle e Strisce edulcorate, bensì delle fabbriche e delle fumanti industrie, delle tangenti e delle piccole cittadine al confine della metropoli. In questo climax giostrano i protagonisti: lo sbirro in crisi (e corrotto) Ray Velcoro, il malavitoso nei guai Frank Semyon, la detective tormentata Ani Bezzerdies e il misterioso poliziotto Paul Woodrugh. Tutti introdotti nella prima puntata, intitolata The Western Book of the Dead e diretta da Justin Lin, che si apre su di una opening credits di lusso: le torbide e rimbombanti note di Nevermind del grande Leonard Cohen. E, come sottolinea l’adatto testo del brano – There’s truth that lives, and truth that dies – i nuovi personaggi sono quattro individui riempiti di menzogne, verità, morte e vita, ognuno di loro intrecciato all’altro per l’ineluttabilità degli eventi.

Colin FarellAnche se non è facile dimenticare la coppia di detective interpretata da Matthew McConaughey e Woody Harrelson (che sono comunque produttori esecutivi, insieme al regista della precedente serie Cary Fukunaga), il nuovo cast di certo non li fa rimpiangere: Rachel McAdams, Vince Vaughn, Taylor Kitsch e, su tutti, Colin Farrell, grigio, malinconico, disperato e con l’impressione che sia pronto ad esplodere in qualunque momento.
Riprendendo il titolo del primo episodio – che cita, addirittura, Il Libro Tibetano dei Morti – , i cinquantacinque minuti di durata ribaltano la scrittura della precedente serie per scoprire, prima del resto (e dei resti), i punti deboli dei protagonisti, disseminando con arguzia numerosi indizi di quello che potrebbe essere successo e di quello che si nasconde dietro la scomparsa di un ambiguo individuo.true-detectrive-rachel-mcadams Dunque, la similitudine con la mistica opera tibetana non è per nulla azzardata, in quanto le premesse sembrano suggerire una storia catartica, che si colloca tra la vita e la rinascita dei protagonisti, passando, letteralmente, attraverso la morte. Così, tra sguardi pieni di parole, puzza d’alcool e fumo di sigaretta, nella bellissima scena finale che conclude l’episodio, c’è l’incipit di quello che continua ad essere, forse, il miglior prodotto TV degli ultimi anni.

Damiano Panattoni

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