Vanzina: Colazione da Tiffany? No, da Bulgari. I retroscena di un’intervista

Nella Lezione di cinema con Carlo e Enrico Vanzina sull’ultimo numero di Ciak, da oggi in edicola, c’è un errore che può fa sorridere chi lo legge, ma non me che l’ho scritto. Noi giornalisti li chiamiamo refusi, di solito sono semplici errori di battitura, ma stavolta più che le dita colpevole è stato  il cervello, che ,causa la fretta ha agito in automatico.

Alla fine del cappello introduttivo si parlava del fatto che dopo il loro film già in sala, Caccia al tesoro, di ambiente napoletano, il prossimo avrebbe dovuto essere la storia di una ragazza di provincia che arrivava a Roma per tentare di fare del cinema. Ma dopo le bufera delle molestie sessuali avevano cambiato idea, perché era un momento avvilente, quindi l’avrebbero trasformato in una storia completamente diversa, pur sempre  di ambientazione romana. Per cui avrebbero conservato anche titolo, perché apparteneva a quello di un libro che era una collezione di articoli scritti da Enrico: Colazione da Bulgari.
E qui è cascato l’asino, cioè io, che invece ho scritto Colazione da Tiffany. Cioè pari pari uno dei più famosi romanzi di Truman Capote nonché leggendario film di Blake Edwards, e non una sua ironica citazione e rivisitazione.
Approfitto del mio outing, per raccontare anche un paio di episodi avvenuti durante la lunga e piacevole conversazione, che per motivi di spazio non sono entrati nell’articolo.
A un certo punto, alla domanda sui suoi rapporti con la musica, Enrico è improvvisamente uscito dalla stanza in cui eravamo, e ha invitato Carlo e me a raggiungerlo in quella vicina. E lì, seduto al pianoforte, ha cominciato a suonare, e cantare, Roma nun fa la stupida stasera, una canzone che è stata scritta da mio padre Sandro, e dal suo socio Pietro cioè Garinei&Giovannini, per il loro musical Rugantino. Un omaggio gentile che mi ha fatto sorridere, e perfino un po’ commuovere…
Fra le tante domande a cui si sono stoicamente sottoposti, una delle più bizzarre, lo ammetto, riguardava, quale attore avrebbero scelto per interpretare un eventuale biopic sulla loro vita. Carlo ha citato per sé Elio Germano, e poi da buon regista, ha suggerito a Enrico, un po’ imbarazzato, di scegliere per lui Claudio Amendola.
Marco Giovannini

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