VENEZIA 72: “ALFREDO BINI, OSPITE INATTESO”, IL DOCUMENTARIO DEDICATO AL PRODUTTORE DI PASOLINI

Logo Ciak In MostraCIAK IN MOSTRA: ALFREDO BINI, OSPITE INATTESO, L’EMOZIONANTE DOCUMENTARIO DI SIMONE ISOLA

 

 

Nella Sezione Venezia Classici – Documentari, Simone Isola presenta il documentario Alfredo Bini, ospite inatteso, ritratto di un produttore cinematografico coraggioso e innovativo, che legò il suo nome a quello del regista Pier Paolo Pasolini. Prodotto da Kimerafilm, Axelotil e Istituto Luce Cinecittà.

Alfredo Bini
Alfredo Bini

«L’arte del cinema è l’arte del trovare i soldi per fare il cinema ». Esordisce così un Bernardo Bertolucci pronto a far riaffiorare i ricordi di un cinema che non c’è più e che deve molto al coraggio e all’incoscienza di Alfredo Bini, produttore lungimirante, capace di scandalizzare l’Italietta borghese del dopoguerra con pellicole attanagliate dalla censura per quei contenuti considerati troppo audaci. E invece Bini, con il suo lavoro testardo e caparbio, ha contribuito a cambiare il profilo di quello stesso cinema che in quegli anni elettrici e voraci, affamati di vita dopo la miseria della guerra, raccontavano un Paese nuovo, con la consapevolezza che il pubblico fosse capace di riconoscere un prodotto di qualità, un film d’autore, e premiarlo con il successo in sala.

Dopo tanto clamore e fama, però, i riflettori si sono lentamente abbassati e quello stesso mondo di celluloide che tanto gli ddoveva gli voltò le spalle, lasciandolo solo con i ricordi e qualche premio impolverato. Così Bini, in difficoltà economiche, ma senza mai perdere quella dignità di uomo distinto e ironico, si ritrova un giorno davanti al Motel Magic, albergo a tre stelle con vista su una stazione di benzina a Montalto di Castro, nel viterbese, per chiedere una breve ospitalità al suo proprietario, Giuseppe Simonelli. Quella manciata di giorni diventano dieci anni e quella conoscenza fugace diventa un’amicizia profonda, la famiglia che non aveva più e alla quale affida i ricordi di una vita passata sui set, tra Mamma Roma e Il Vangelo secondo Matteo. A due anni dalla sua morte, avvenuta nel 2010, Simone Isola, produttore con la sua Kimerafilm di pellicole indipendenti come La mia classe di Daniele Gaglianone e Non essere cattivo di Claudio Caligari, decide di realizzare un documentario per raccontare la storia di un uomo che ha letteralmente fatto il cinema italiano e che merita di essere conosciuto e riscoperto. Nasce così, Alfredo Bini, ospite inatteso, presentato alla Sezione Venezia Classici e prodotto dalla Axelotil di Gianluca Arcopinto, dall’Istituto Luce Cinecittà e dalla stessa Kimerafilm. Eccoci trasportati in un viaggio della memoria fatto dei ricordi di chi con Bini ha lavorato e ha condiviso anni appassionati, da Bernardo Bertolucci a Claudia Cardinale, da Ugo Gregoretti a Giuliano Montaldo. In mezzo le parole commoventi di Simonelli che ricorda il produttore, aprendo le porte della piccola casa di Bini, fatta di foto e cimeli, costruita proprio dall’amico inaspettato.

Giuseppe Simonelli e Simone Isola
Giuseppe Simonelli e Simone Isola

Tramite immagini, interviste e frammenti di cinegiornali, Isola dà voce a Bini stesso, facendogli raccontare in prima persona la sua avventura umana e cinematografica, accompagnando la narrazione con la lettura di sue memorie autobiografiche affidate a Valerio Mastandrea. Quello che ne consegue è il ritratto di un uomo audace come le sue scelte lavorative, un produttore consapevole, ma spinto da una sana incoscienza che gli permise di infischiarsene della censura e guardare dritto, regalandoci pellicole meravigliose come Il Bell’Antonio di Mauro Bolognini, tratto dal romanzo di Vitaliano Brancati, che destò scandalo perché «Un siciliano impotente non poteva esistere » come ricorda la Cardinale, o Accattone, debutto cinematografico di Pier Paolo Pasolini, che tanto deve ad Alfredo Bini e con il quale collaborò, tra censure e querele, fino al 1966 con Edipo Re. Autoironico e pungente, da buon livornese, Alfredo Bini, conscio del suo lavoro innovativo scrive di suo pugno, tra gioco e verità, la canzone che apre i titoli di testa di Uccellacci e Uccellini, affidando le musiche a Ennio Morricone e la voce a Domenico Modugno, che alla fine intona «Producendo rischiò la sua posizione Alfredo Bini. Dirigendo rischiò la reputazione Pier Paolo Pasolini ».

Manuela Santacatterina

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