VENEZIA 72: INTERVISTA A BIANCA NAPPI, PROTAGONISTA DI ”PECORE IN ERBA”

Logo Ciak In MostraCIAK IN MOSTRA: BIANCA NAPPI NEL FILM DELL’ESORDIENTE ALBERTO CAVIGLIA

 

Costantemente divisa tra cinema, TV e teatro, abbiamo intervistato l’attrice Bianca Nappi, protagonista della commedia Pecore in Erba, firmata dall’esordiente Alberto Caviglia e presentata nella sezione Orizzonti della Mostra di Venezia.

Pecore in erbaChi è Leonardo Zuliani? Così apprezzato, così amato, così versatile. Stilista, fumettista, scrittore, attivista. Eppure, una sera come un altra, nella sua brulicante Trastevere, Leonardo scompare all’improvviso, nel nulla. Ecco che la notizia invade le televisioni, i giornali e, pian piano, da Roma, la sparizione di Zuliani fa eco in tutto il mondo. No, non è l’ennesimo scoop giornalistico da telegiornale serale, ma la trama di Pecore in Erba (in sala dal 24 settembre), opera prima del regista romano Alberto Caviglia e presentata, nella sezione Orizzonti, alla 72. Mostra Internazionale d’Arte Cinematogrfica. Il film, infatti, a metà tra finzione, realtà, commedia e il sempre interessante mockumentary, cerca di analizzare lo spinoso tema dell’antisemitismo attraverso la chiave satirica, con un linguaggio che pone lo spettatore a domandarsi se i pregiudizi nei confronti degli ebrei siano, anche inconsciamente, intrisi nella società moderna. In Pecore in Erba, oltre le partecipazioni speciali di Gianni Canova, Tinto Brass, Elio, Linus, Fabio Fazio, Enrico Mentana, nel ruolo di loro stessi, anche un cast di prima fascia: Davide Giordano, Anna Ferruzzo, Omero Antonutti, Bianca Nappi, Carolina Crescentini, Vincio Marchioni e Francesco Pannofino.

Proprio in occasione della presentazione alla Mostra di Venezia, Ciak ha intervistato l’attrice Bianca Nappi, che torna al Lido da protagonista con l’opera di Caviglia, dopo il successo della scorsa edizione legato al film-rivelazione Short Skin.

Bianca Nappi
Ph. di Roberta Krasnig

Bianca, Dopo gli applausi di Short Skin la scorsa edizione, quest’anno torna a Venezia con Pecore in Erba. Sensazioni per il suo secondo red carpet?

Beh, lo scorso anno è stato bellissimo con Short Skin ma, questa volta, è un film in concorso nella sezione Orizzonti, dunque la posta in gioca è più alta. Poi è una pellicola così spiazzante, atipica e sono curiosa, per prima io, di sapere quali sensazioni lascerà al pubblico e alla critica. Alberto Caviglia ha deciso di esordire con un tema che gli sta a cuore e l’ha fatto in maniera coraggiosa. Insomma, ha messo su un film diverso da tutti gli altri. Sì, sono decisamente curiosa di sapere cosa ne penserà la platea!

Nel film interpreta la sorella di Zuliani (con il volto di Davide Giordano), cosa ci racconta del personaggio?

Il ruolo è all’interno di una famiglia, diciamo, sui generis. Silvia Zuliani, il mio personaggio, è innamorata di questo suo fratello diventato un genio a tutto tondo, conosciuto ovunque. É di quelle sorelle, tra l’altro, totalmente acritiche, anche quando le scelte del fratello porteranno, letteralmente, la famiglia nel baratro. È un mix di ingenuità, ignoranza, simpatia, ecco. Insomma è un personaggio buffo e strano, in perfetto stile Zuliani. Mi sono divertita ad interpretarlo, e poi è stato stimolante!

Pecore in Erba, attraverso la satira, parla di una tematica spinosa e importante: l’antisemitismo. Pensa che i toni lievi del film possano spingere il pubblico ad una riflessione più ampia e sentita?

Secondo me sì. Anzi, ne sono certa. La storia ha una parabola che prende spunto dalla satira, però man mano che va avanti diventa sempre più soffocante, quasi ad imbuto. Sicuramente ti fa porre delle domande e in un momento storico come questo è significativo e fondamentale, aggiungerei. In Pecore in Erba, in realtà, si parla dell’antisemitismo ma poi il discorso si allarga, necessariamente, a diverse e complesse problematiche.

Pecore in ErbaNella sua carriera è stata diretta da registi affermati ed esordienti, come nel caso di Alberto Caviglia. Cosa l’ha spinto ad accettare il suo copione?

Alberto Caviglia lo conosco da qualche anno (Caviglia è stato assistente alla regia di Ferzan Ozpetek, con cui Bianca ha girato Mine Vaganti e Magnifica Presenza, ndr.), c’è stata sempre una stima e un’amicizia reciproca. Quando mi ha parlato del progetto mi è subito sembrata una cosa molto nuova, ecco. Un tema dibattuto come l’antisemitismo, e in generale sul razzismo e sull’intolleranza verso ciò che non si capisce o non si conosce. Poi l’opera è talmente sovversiva ed esilarante che mi ha immediatamente colpito, volevamo cercare di raccontarlo sì in modo surreale e satirico, ma pur sempre credibile e veritiero. Non è una cosa che capita spesso, nei film.

Pecore in Erba si distacca totalmente dalla classica commedia per abbracciare diversi generi, infatti…

Sì, tra l’altro c’è pure una parte girata come un fotoromanzo! Pecore in Erba, in questo senso, è un esperimento. Si pone a metà tra diversi generi, è un mockumentary, ma gioca comunque su svariati piani. Ci sono tante chiavi narrative. E, come se non bastasse, è pieno di piccoli e divertenti camei, c’è praticamente chiunque!

Lei riesce perfettamente a tenersi in bilico tra cinema, teatro e TV. Tra l’altro ha preso parte anche alla seconda stagione di Gomorra. Com’è passare da un set all’altro, spesso di diverso genere?

Mi piace da morire! Sono quasi ossessionata dal mio lavoro. Mi da equilibrio, diciamo. Non mi pongo il problema di affrontare set diversi, anzi secondo me è fondamentale confrontarsi con registi e linguaggi sempre nuovi. Ogni autore riesce a tirarti fuori qualcosa di personale. Di conseguenza ti fa imbattere in personaggi e interpretazioni variegate, tratti fondamentali per chi vuol fare l’attore. L’adattabilità è una caratteristica necessaria per questo lavoro e far sempre la stessa parte mi sembra un controsenso. Non c’è nulla di meglio che affrontare, ogni volta, una storia completamente sconosciuta.

Damiano Panattoni

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