VENEZIA 72: SPIELBERG DIVENTA PRESIDENTE USA NELLA GRAPHIC NOVEL “BANGLAND”

CIAK IN MOSTRA: STEVEN SPIELBERG PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI? SUCCEDE IN BANGLAND, PRESENTATO ALLE GIORNATE DEGLI AUTORI

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Classe 1990, Lorenzo Berghella sbarca a Venezia 72 con Bangland, brillante esordio in stile graphic novel, ideato, animato e disegnato dal giovane regista, prodotto da RòFilm e dalla Axelotit di Gianluca Arcopinto

747_Spielberg_2“There is a house in Bangland…”. Sulle note di una House of the Rising Sun degli Animals, distorta nel testo, veniamo trasportati in una fittizia quanto violenta città degli Stati Uniti: Bangland. Il Paese del colpo, come quelli delle armi, copiose, che invadono ogni angolo di un’America trasfigurata, con i suoi vizi, i suoi peccati e le anime dannate che la vivono, tra strip club e alcool, dove un dispotico Steven Spielberg è stato eletto Presidente.

Interamente ideato, animato e disegnato dal talentuoso Lorenzo Berghella, Bangland, nasce tra le mura dell’Ifa (International Film Academy), la scuola dei cinema dei fratelli Alessandro e Cristiano Di Felice, produttore del film d’animazione con la loro Rò Film insieme alla Axelotit di Gianluca Arcopinto. Dapprima sviluppato come corto, con Too Bad, per poi essere trasmetto da Capitav Tv e Repubblica Tv sotto forma di web serie, Bangland sbarca al lido tra le pellicole protagoniste delle Giornate degli Autori. E proprio a Venezia il giovane regista riceverà dalla SIAE il Premio Talento Emergente 2015.

Bangland_StillDistribuito da Pablo, Bangland stupisce per la padronanza dei mezzi espressivi. Con un tratto nervoso, dichiaratamente imperfetto come i suoi protagonisti, il graphic novel, segna un esordio che lascia il segno, ironico, tragico e pungente. Giocando con la cultura popolare e televisiva, con riferimenti alla situazione politica e sociale degli Stati Uniti e disseminando il film con citazioni pop, dalle foto incorniciate di John Wayne ai cartelloni pubblicitari con Humphrey Bogart, Berghella da vita ad un mondo perduto, un futuro dispotico estremizzato che attinge però da un presente pericolosamente reale.

In un puzzle di immagini isterico ad acre il giovane regista ricostruisce il nostro recente passato, mixandolo con il presente e con la storia americana degli ultimi cinquant’anni anni, tra colori intensi ed un montaggio ritmato. Steven Spielberg, con il suo immancabile berretto, è il Presidente di un Paese tirannico che dichiara guerra a Mahaba, in Africa, perché in possesso di ipotetiche armi di distruzione di massa proprio come Bush Jr. all’indomani dell’attentato alle Twin Towers, qui evocato con un’altro attacco terroristico, questa volta ai danni della Statua della Libertà.

Bangland_Still2)Tra riferimenti a Guantanamo, l’uccisione di John Kennedy, l’odio razziale che sfocia in proteste e scontri mai così attuali, il ruolo dei mass media e Bugs Bunny eroinomani e la sindrome da stress post traumatica, Bangland, ci mostra da vicino un gruppo di tragici protagonisti, figli di un tempo corrotto. Dall’autore televisivo, Dante Blank con il suo show dissacrante sulla Chiesa cattolica, Sympathy for the Devil’s, al telepredicatore cattolico Gold, il cui volto ricorda quello di Bill Murray, passando per i suoi scagnozzi, Charlie Tucano e Tony Beretta, fino allo strozzino serial killer di pedofili, Loogie Boogie.

Manuela Santacatterina