WEB SERIES: “QUELLA SPORCA SACCA NERA”, NEL SEGNO DEL WESTERN

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Quella sporca sacca nera
(Italia, 2014/2015)
Mauro Aragoni è un po’ Salgari e un po’ Méliès. Come Salari crede, giustamente e saggiamente, che non esiste una provincia così remota che non ti permetta di immaginare il modo. Lui è nato e vive in Sardegna, non propriamente un crocevia del cinema internazionale, però ha saputo usare al meglio l’asprezza e la magnificenza della sua terra per raccontare piccole storie d’orrore (la sua casa di produzione si chiama BloodFilm, basta la parola) e poi un grande western. Come Méliès -molti giovani autori del web somigliano, inconsapevolmente, a quelli che il cinema l’hanno inventato – è essenzialmente un sognatore, uno sperimentatore che insegue conWEB SERIES: "QUELLA SPORCA SACCA NERA", NEL SEGNO DEL WESTERN “folle” passione la sua voglia di raccontare storie, risolvendo strada facendo i problemi tecnici o di low budget, grazie alla fantasia creativa, allo spirito artigianale e a bravi amici/collaboratori. La più recente creatura di Mauro Aragoni è una web serie spaghetti western intitolata Quella sporca sacca nera, prodotta da Pulp R. Studio e Bloodfilm. Scritta da lui con Roberto Comida, nasce come serie in quattro episodi girati in Sardegna che raccontano la storia del cacciatore di teste Red Bill (Maurizio Pulina) a cui viene sottratto un prezioso bottino, la fatidica sacca nera che contiene le teste di ricercati dalla ricca taglia. E’ western nero, duro e violento, tanto che la visione viene consigliata ad un pubblico adulto. Anche se in realtà Aragoni si limita a rileggere la tradizione dello spaghetti western con tinte un po’ più estreme, in sintonia col cinema di Tarantino e con l’amore per l’horror dello stesso autore/regista. Quello che rende Quella sporca sacca nera un’opera originale e affascinante è la continua dialettica fra tradizione e innovazione, nostalgia e modernità il tutto in rapporto con la lezione d’autore del maestro Sergio Leone. L’intera serie, infatti, è un omaggio, ma sempre in chiave personale, alla Trilogia del Dollaro, dal ritmo narrativo lento ed epico con un uso sempre evocativo degli spazi, alla lucida visione politica, dove denaro, unico motore dell’azione, è visto come oggetto ossessivo e letale, che cancella ogni residuo di etica e umanità. Già premiato al Roma Web Fest, Quella sporca sacca nera ha poi letteralmente sbancato (6 premi su 8 nomination) il Los Angeles Web Fest. Ma Aragoni, a conferma della forza del suo sogno di cinema, non si è limitato a festeggiare la grande vittoria: è andato nel deserto (e non solo) a girare nuove scene, aggiungendole poi ai quattro episodi originali, rimontando il tutto e trasformando Quella sporca sacca nera da web serie in film. Pronto ad uscire in blu-ray e dvd.
www.youtube.com/watch?v=wic1AqVH3Dw

Intervista a Mauro Aragoni

Ventisette anni, residente ad Arbatax, vero e proprio paradiso terrestre, Mauro Aragoni ha fatto studi da tecnico del suono, mentre è autodidatta sia come sceneggiatore che come regista. Per la sua BloodFilm ha diretto e (auto)prodotto diversi corti horror, fra i quali Beyond the Trees, Born from Blood, Pavor Noctururnus, tutti visibili su www.youtube.com/user/kaball88 Lo scorso anno ha scritto (con Roberto Comida), prodotto (con Giovanni Cabras, Alessio Cubani, Comida, Fabio Fanelli e Fabio Anedda, anche direttore della fotografia) e montato la web serie in quattro episodi Quella sporca sacca nera. La serie ha vinto due premi al Roma Web Fest 2014 (miglior fotografia, migliore scena d’azione) e sei premi al Los Angeles Web Fest 2015 (fra i quali miglior serie drammatica, miglior regia, migliore sceneggiatura, miglior attore protagonista). La serie, con l’aggiunta di nuove scene, parte delle quali girate negli States, è diventata un film. Ora Aragoni sta lavorando a due nuovi progetti.
Quando è nata la tua passione per il cinema e come si è evoluta fino a diventare un regista autodidatta?
Il cinema è sempre stato il mio mondo. Da bambino, invece di giocare, dirigevo i miei coetanei ricreando action movie un po’ trash sul genere Commando. A fare il regista ho imparato sul campo, provando, sbagliando e riprovando. La mia scuola di regia sono stati i film che ho visto, da anni in media due o tre al giorno. Non una semplice visione, ma un’analisi dettagliata: quando una sequenza mi colpisce in modo particolare, ragiono su come è stata realizzata finché non l’ho fatta mia, non l’ho capita. Così a 25 anni ho iniziato a realizzare corti horror e non mi sono più fermato.
WEB SERIES: "QUELLA SPORCA SACCA NERA", NEL SEGNO DEL WESTERNPerché hai voluto girare uno spaghetti western?
Mi piaceva l’idea di far rinascere il genere, ho sempre amato l’epoca storica, i costumi, la struttura narrativa del western, dal codice del pistolero al classico duello finale. L’unica variante di Quella sporca sacca nera sono il maggiore realismo e la violenza più dura. Questa è una mia caratteristica: faccio film su ciò che mi fa paura. Ho girato corti horror, ma in realtà sono terrorizzato quando vedo un film horror.
Qual è stata la fase più impegnativa: trovare i soldi per autoprodurlo, le location, la post-produzione?
Forse girarlo è stata la cosa più semplice: in Sardegna ci sono location naturali, come Perda Liana dove hanno girato anche Tex, già perfette per il western e siamo riusciti a finire tutto in quattro settimane. I soldi invece non bastavano mai: abbiamo iniziato mettendo 200 euro a testa, ma i primi mille sono finiti con l’acquisto dei winchester, così ne abbiamo messi altri 200 e con duemila siamo riusciti a concludere. La post-produzione è stata invece la fase più entusiasmante: ho montato io stesso, e l’editing è il momento più importante quello in cui il film prende veramente forma, e ho rifatto il 90 per cento dell’audio, tutti i suoni, compreso quello delle teste che esplodevano, usando uova e le casse di una batteria.
Vi aspettavate questo trionfo a Los Angeles?
Ovviamente no. Il più pessimista era Maurizio Pulina, il protagonista e non aveva torto: c’erano 200 web serie in finale, provenienti da tutto il mondo. Invece all’Hilton Hotel è stato come una specie di sogno a ritmo jazz, cioè gli spacchetti fra l’annuncio di un premio e l’altro: andavamo sul palco, prendevamo il premio, iniziavamo a tornare indietro e subito ci richiamavano. Non riuscivamo a tornare a sedere. Per di più, abbiamo incontrato anche vari direttori di festival, così La Sacca è approdata in Corea e in Spagna, e, fra settembre e ottobre, saremo a Dublino e Miami.
La cosa più incredibile è che, invece di festeggiare, avete deciso di girare nuove scene…WEB SERIES: "QUELLA SPORCA SACCA NERA", NEL SEGNO DEL WESTERN
Western…America, quella vera: come potevamo resistere? Prima di partire abbiamo cercato i posti ideali su google earth, così siamo arrivati nel deserto del Nevada a colpo sicuro, anche se non avevamo il gps. Abbiamo girato per una settimana, dando anche la caccia a scorpioni e sperpenti. Lo scorpione, in particolare, ci ha fatto veramente dannare, perché continuava a scappare. Così l’ho preso in mano e l’ho messo in un bicchiere. Un vero momento d’incoscienza, visto che il suo veleno è mortale. Alla fine abbiamo fatto solo un giorno di svago a Las Vegas. E, al ritorno, la fortuna mi ha offerto un posto accanto all’oblò, così ho potuto realizzare pure delle riprese aeree del Gran Canyon e del deserto. Alla fine abbiamo aggiunto 20 minuti di riprese, il girato in Usa più una scena con lo sceriffo corrotto interpretato da Matteo Gazzolo, e La Sacca è diventato un film di oltre 60 minuti. Pronto per la sala e l’home video.
Hai già cominciato a lavorare a nuovi progetti?
Decisamente. Anzi, ne abbiamo in cantiere addirittura due. Del primo abbiamo già girato alcune scene a Los Angeles. Si tratta di un film pensato per la sala, magari da presentare ad un festival, Cannes sarebbe il nostro sogno. Un noir drammatico e violento sulla mafia, un po’ alla Training Day di Fuqua. La sceneggiatura è quasi finita. L’altro progetto è una serie, tre puntate più uno spin off, ma piuttosto costoso. E’ ambientato nel 1200 a.C. nell’epoca nuragica in Sardegna. Per cui parte da basi storiche, ma la serie è un kolossal fantasy, col realismo e la violenza di 300. Solo per quattro armature, realizzate con pelle, bronzo e lino, che ci servono per girare un trailer, abbiamo speso 3 mila euro. E’ già un anno che ci stiamo lavorando. E io, nonostante l’abbia di fronte, sono due anni che non vado al mare.

Stefano Lusardi