WHITE GOD – SINFONIA PER HAGEN

Fehér isten Germania/Ungheria/Svezia, 2014 Regia Kornél Mundruczó Interpreti Zsófia Psotta, Sándor Zsótér, Lili Horváth, Szabolcs Thuroczy, Lili Monori Distribuzione Bolero Durata 2h e 1′

In sala dal

9 aprile

Ospite per un breve periodo dal padre divorziato, la 13enne Lili porta con sé Hagen, un voluminoso e tenero bastardone. Una tassa iniqua sui cani meticci incombe e il padre, esasperato e assai poco comprensivo, abbandona la bestia, provocando la fredda disperazione della padroncina. Mentre Lili si lancia alla ricerca, Hagen sfugge un primo tempo agli operatori del canile per diventare quindi preda di un addestratore di combattimenti clandestini tra animali. Che lo trasformerà in un killer, non immaginando però che questo avrà inimmaginabili e spaventose conseguenze.

Parte come un (contro)Disney realista (cioé all’Europea), White God, con la cinepresa praticamente a ridosso di una ragazzina complicata come possono essere i preadolescenti e di un cane vittima della meschinità e della indifferenza malevola degli uomini. Ma quello che si suppone essere la storia di un’Odissea che sfocerà nel ritrovamento/riconciliazione finale, prende, dopo quasi un’ora, una tangente imprevista e si trasforma praticamente in un horror metropolitano di rivolta e vendetta della natura (“Non aver paura, sono solo un branco di cani” afferma un incauto!). Dall’Ungheria (con aiuti da Germania e Svezia) un inconsueta favola nera, dove i cattivi pensieri, una silenziosa disperazione giovanile, sadismo, cinismo e mancanza di misericordia generali hanno la meglio su ogni tentativo di dolcificazione. Kornel Mundruzcò, quarant’enne magiaro che recita e dirige con una certa predilezione per le deviazioni shoccanti (del resto proprio come il montaggio del suo White God, spesso ricco di salti di atmosfera imprevisti) e accostamenti stlistici inconsueti (estremo realismo e bizzarrie narrative, scabri scavi psicologici sui caratteri e un gusto per il cinema di genere post-moderno) si dimostra abile costruttore di situazioni sgradevoli e di sequenze di grande impatto (la carica dei cani – 274 e dicono che sia un record! – è entusiasmante, così come imprevedibilmente bella e struggente è la scena finale). Si è per questo meritato il premio Un Certain Regard all’ultimo festival di Cannes, ma – se ci si consente la boutade – non avrebbe sfigurato un premio anche per Luke e Brady, i due cani (gemelli dell’Arizona) che interpretano Hagen.

Massimo Lastrucci