“WILD”: LA RECENSIONE

Id., Usa, 2014 Regia Jean-Marc Vallée Interpreti Reese Witherspoon, Laura Dern, Gaby Hoffmann, Michiel Huisman, Kevin Rankin, Charles Backer, Thomas Sadoski Sceneggiatura Nick Hornby Produzione Bruna Papandrea, Reese Whiterspoon, Bill Pohlad Distribuzione Fox Durata 1h e 55′

In sala dal 

2 aprile

Un’infanzia segnata dalla violenza paterna, la prematura morte della madre, anni trascorsi tra eccessi, la separazione dal marito, spingono la giovane Cheryl Strayed a ritrovare il senso della propria esistenza attraverso un lungo e avventuroso viaggio a piedi attraverso l’America, seguendo il Pacific Crest Trail. Tre mesi, tre stati, 1660 chilometri in totale solitudine, immersa in una natura bellissima e ostile, tra fatica fisica, memorie e incontri che plasmeranno la sua nuova vita.

Road movie e al tempo stesso storia d’amore tra madre e figlia, Wild, tratto dal libro autobiografico della Strayed e candidato a due premi Oscar per Reese Whiterspoon e Laura Dern, è diretto da Jean-Marc Vallée che con Dallas Buyers Club aveva raccontato un’altra storia di caduta e rinascita. Qui sono nuovamente in scena un corpo e un’anima distrutti, capaci però di resistere, ricostruirsi e ricominciare daccapo. Una disintegrazione fisica e morale restituita attraverso una narrazione frammentata, che innesta sul presente schegge di un doloroso passato e che ci suggerisce poco a poco le ragioni di un gesto altrettanto estremo. Proprio come accadeva per Emile Hirsch nell’Alaska di Into the Wild e per Mia Wasikowska nel deserto australiano di Traks. Ma la scrittura non è così brillante come quella a cui Nick Horby, qui in veste di sceneggiatore, ci ha abituato, e i maestosi paesaggi sono usati solo per illustrare il viaggio interiore di una giovane donna decisa a scoprire un’altra se stessa. Diversamente dal film di Sean Penn in cui il protagonista entra in perfetta sintonia con la natura fino a dissolversi in essa, qui è l’ambiente a piegarsi al mood della viaggiatrice in lotta ogni giorno contro una vocina interiore che le sussurra «Puoi smettere quando vuoi ». Nonostante tutto anche noi rimaniamo in cammino con lei, fino alla fine, con il fiato sospeso.

Alessandra De Luca

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