“Mal di pietre”: la recensione del nuovo film con Marion Cotillard

Mal de pierres Francia, 2016 Regia Nicole Garcia Interpreti Marion Cotillard, Louis Garrel, Alex Brendemühl, Brigitte Roüan Distribuzione Good Films Durata 1h e 56’

Al cinema dal 13 aprile 2017

IL FATTO – Francia del sud, anno ’50. Come dice la madre, Gabrielle “non è pazza, è malata di nervi. Ha bisogno di un uomo”. Così la ragazza, eccessivamente passionale, in cerca spasmodica della “cosa principale”, è spinta dai familiari a maritarsi controvoglia con Josè Rabascal, un bracciante spagnolo, ex repubblicano, che lavora per loro. Gabrielle accetta anche se non lo ama ma promettendogli che non si concederà mai. Sofferente di calcoli renali, viene ricoverata in una clinica specializzata, tra le Alpi svizzere. Lì in cura e malmostosa, si imbatte in André, reduce della guerra in Indocina, ferito, malato e sofferente. Sarà amore travolgente, sino alla fantasia e ai progetti di fuga.

L’OPINIONE – Da un romanzo omonimo di Milena Agus (ed. Nottetempo), amatissimo più in Francia che in Italia, la veterana Nicole Garcia, attrice e da tempo valida regista (Place Vendome, L’avversario, Tre destini un solo amore), mette in piedi uno di quei melodrammoni passionali (e sempre formalmente eleganti) che più che sulla credibilità dei personaggi gioca sulla strategia delle passioni che come un fiume carsico emergono e si interrano nel corso dei decenni. In effetti la storia arriva sino ai ’70, anche se a vivere le trasformazioni del tempo pare solo il figlio della donna, aspirante pianista di talento. Il resto dei personaggi rimane infatti – tolte le pettinature di lei – non si sa quanto volutamente inchiodato nei decenni nella medesima forma fisica, magari a significare l’eterno presente dell’innamoramento.

Mal di pietre, proposto in concorso a Cannes e con 8 candidature ai Cesar, suona più avvincente nella prima parte, teso anche a contestualizzarsi nella vita della provincia, con lo spettacolo della natura e poi nelle atmosfere ovattate (inevitabilmente si pensa a La montagna incantata di Mann) della casa di cura svizzera, che non nel suo proseguire, sprofondandosi progressivamente nei cliché della letteratura rosa (sia pure alta), con battutine/battutacce del tipo: “va a morire?” “Dio è abbastanza carogna”.

Marion Cotillard ribadisce di essere attrice di sicuro affidamento, credibile sempre, nelle isterie come nelle scene di sesso (filmate con lo charme della posa artistica) o nelle repentine prese di coscienza, Alex Brenemuhl (che a dispetto del cognome è barcellonese puro, visto in Truman e in Chiamatemi Francesco) ci mette la faccia solcata da rughe e onestà, Louis Garrel invece ha la postura anticata da poeta e letterato decadente e foscamente malinconico, ideale quindi per il ruolo del militare debilitato nello spirito come nel fisico (ma non si vede), capace di rapire ogni cuore di fanciulla, specie di quelle meno scafate.

Massimo Lastrucci