Marco Bellocchio: la rabbia, l’ironia, l’inquietudine

All'indomani del successo di Il Traditore ai David di Donatello, ecco 5 film del regista da non perdere

Una personalità inquieta. Un intellettuale di assoluta integrità. Forse uno di quelli su cui meglio si potrebbe sposare il detto “il personale è politico, il politico è personale”. Marco Bellocchio ha compiuto 80 anni, ma incredibilmente non c’è un fotogramma del suo cinema (26 lungometraggi, 13 corti, un medio e 10 opere di non fiction) che lo suggerisca. Attuale, vivo e imperfetto, il suo cinema è sempre teso a coniugare la curiosità dell’attualità con la ricerca del potere onirico delle immagini. Quasi in una sorta di trasfigurazione del quotidiano. Questo nei suoi documentari come nella fiction, nel film intimo a piccolo budget, (magari girato nella sua Bobbio e dintorni) o negli omaggi al teatro, come nella sua produzione a dimensione “importante”.

Vi proponiamo 5 titoli della sua zigzagante filmografia, all’indomani di quel Traditore che lo ha visto trionfare in questa ultima edizione dei David di Donatello (sei premi).

I PUGNI IN TASCA (1965). Con Lou Castel, Paola Pitagora. Uno dei titoli chiave della allor ribelle giovane (e condivisa) cinematografia sovranazionale. Se vuoi capire una generazione, la sua rabbia, la sua ricerca di ideali rivoluzionari, puoi partire da lì, dalla storia di Sandro, malato distruttore degli equilibri di una contegnosa, contorta e appartata famiglia emiliana. Una rasoiata criminale e anti-borghese, sicuramente uno degli esordi su schermo più emozionanti e autorevoli di tutti i tempi. Premi a Locarno per la regia (Venezia lo aveva rifiutato!) e Nastro d’Argento per il soggetto. Era nato un Autore e il secondo film La Cina è vicina (1967) lo confermò.

NEL NOME DEL PADRE (1972). Con Yves Beneyton, Laura Betti, Lou Castel. Il furore iconoclasta di un regista “arrabbiato” (ma capace di finissima ironia), dopo la famiglia si scaglia contro l’istituzione religiosa (come farà in seguito con la stampa in Sbatti il mostro in prima pagina, 1972, e con le forze armate in Marcia trionfale, 1976) 1958; Fanatico e anticonformista, il giovane Angelo Transeunti mina alla radice rituali e sistema di potere in un collegio religioso, arrivando (quasi) alla devastazione totale. Teatro grottesco di animi esacerbati, disperati e ipocriti conservatori. Uno schema che ogni tanto si ripeterà nel suo cinema.

VACANZE IL VAL TREBBIA (1980). Con M. Bellocchio, Gisella Burinato, Pier Giorgio Bellocchio. In crisi con se stesso e nel rapporto con il suo mondo, nel paese dove trascorre le vacanze, Marco vive e si dibatte tra ricordi e incubi. Questo mentre Gisella vive male la sua estraneità a quell’ambiente. Tra sogno e realtà, un “piccolo” straordinario film (quasi un home video) che rivela anche come il regista sappia caricare i ricordi del passato (nei ’50) di affascinanti riverberi fantastici (il furto di un costume da bagno da parte di un ragazzino, il ritorno a casa dei muratori su una barca mentre intonano tutti insieme “Vola colomba”). Un gioiellino semi nascosto.

VINCERE (2009). Con Filippo Timi, Giovanna Mezzogiorno. L’amore maltrattato tra il giovane agitatore politico Benito Mussolini e Ida Irene Dasler, partorisce un figlio, chiamato Benito Albino Dasler. Per opportunità politica, ovvero la necessità di eliminare le tracce di uno scandalo, il figlio illegittimo finirà con la madre in un manicomio, sino a rimanerne drammaticamente segnato. Un atroce episodio nella vita del dittatore, egocentrico e opportunista. Uno squarcio di storia segreta che Bellocchio dipinge accentuando i toni tragicamente grotteschi, grazie all’esasperata recitazione sopra le righe di Mezzogiorno e Timi in duplice ruolo. 8 i David di Donatello vinti su 15 candidature.

SORELLE MAI (2010). Con Pier Giorgio Bellocchio, Donatella Finocchiaro, Alba Rohracher. Sei filmati girati tra 1999 e 2008 in occasione di corsi estivi chiamati “Fare Cinema”, vengono assemblati in un lungometraggio unico. Storie di famiglia in una villa di campagna. Con le anziane prozie (Mai) vive una nipotina accudita mentre a Milano la mamma tenta di sfondare come attrice. Inoltre il fratello della aspirante artista prova ad aprire una gioielleria e una insegnante, pensionante della casa, si trova nella difficile scelta se bocciare o no, uno studente agli esami. Anche qui, lampi di piccola cronaca familiare ma girati con un garbo e una leggerezza di tocco che riscaldano il cuore.