Marco Risi: «La notte della Luna con papà Dino»

Il 20 luglio 1969 l’uomo sbarcava sulla Luna. Il regista Marco Risi racconta a Ciak come visse quelle ore cruciali insieme al padre Dino Risi, il grande maestro della commedia italiana

«Lo sbarco sulla Luna lo vedemmo in televisione sul tv in bianco e nero con tutta la famiglia, mio padre, mio fratello e mia madre. Fu una notte lunghissima». Così il regista Marco Risi ricorda il momento in cui, il 20 luglio del 1969, l’uomo mise piede per la prima volta sulla Luna.

Quel “piccolo passo per l’uomo, grande passo per l’umanità” lo compì fisicamente l’astronauta Neil Armstrong, ma più di un miliardo di persone parteciparono all’evento incollati alla diretta televisiva. Tra di loro c’erano anche il regista Dino Risi con i figli Claudio e il diciottenne Marco, ancora ignaro che avrebbe seguito le orme del padre. «A un certo punto, in quella diretta tv interminabile, arrivò anche Michelangelo Antonioni. E, seppur con l’emozione del momento, disse una cosa distaccata, da fotografo e appassionato di luce: “Chissà che luce c’è sulla Luna, che emulsione fotografica potrebbe venir fuori da quello spazio”. E poi arrivò anche il poeta Giuseppe Ungaretti».

Dino Risi, il maestro della commedia italiana, nel suo cinema non ha mai corteggiato la fantascienza. Però, dice Marco, «era interessato all’evento. Lui era nato nel 1916, era figlio della Prima Guerra Mondiale, vedere il mondo che cambiava così, che passava dai fucili a moschetto agli astronauti, lo divertiva. Anche in quell’occasione vedeva il lato più comico».

Lo spazio in 5 film iconici

Oggi, dice Marco Risi, «lo spazio continua ad affascinare, ma si è fermato un po’ dai tempi in cui pensavamo che il mondo sarebbe diventato come Blade Runner». Restano i film iconici. Oltre a Blade Runner, dice Risi, anche Sopravvissuto – The Martian, sempre di Ridley Scott, con Matt Damon astronauta solitario su Marte, l’immortale 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, Il pianeta delle scimmie del 1968 diretto Franklin Schaffner e Capricorn One di Peter Hyams, che racconta di un finto sbarco su Marte, evocando la teoria del complotto sull’Apollo 11 per la quale l’allunaggio non sarebbe mai avvenuto e sarebbe stato solo una finta registrazione video fatta in studio.