Martin Eden di Pietro Marcello è un film potente, scheggiato, interessante

Il marinaio Martin Eden (Luca Marinelli) salva l’adolescente Arturo, figlio della miglior borghesia della città, e viene per questo accolto nella di lui famiglia. Lì fa due incontri, la raffinata e gentile sorella di Arturo, Elena, di cui si invaghisce praticamente all’istante e i libri di Baudelaire. Analfabeta, comincia allora a studiare per coronare il suo sogno travolgente e improvviso, diventare uno scrittore. La sua scalata sociale si realizzerà, ma non senza un prezzo da pagare, troppo pesante persino per il suo ardente idealismo. L’amicizia con l’amareggiato poeta Russ Brisseden, lo porterà su posizioni socialiste, sia pur in una versione molto critica, seguendo le dottrine antiautoritarie e decisamente darwiniane di Herbert Spencer, e si metterà in fatale conflitto con la stessa Elena, disposta ad amarlo nonostante la contrarietà dei genitori.

Martin Eden è un romanzo autobiografico di Jack London, scritto nel 1908. Immaginatevi quindi la visionarietà e la fatica creativa di Pietro Marcello, quando, intuendovi umori e suggestioni ancora attuali, lo trasloca a Napoli, trasferendolo ai nostri giorni o quasi. Sì perché la storia si svolge in un tempo storico volutamente non determinato, in cui la contemporaneità (vedi anche la musica) si mescola con situazioni storiche del primo Novecento e in cui si inseriscono inserti documentari ripresi (non tutti) dal periodo del muto. Siamo in un mondo in cui la visione ideologica della società (e del ruolo degli intellettuali) appare ben precisa e senza titubanze nella sua ottica classista senza sfumature e la scalata di un proletario non può che avvenire attraverso l’emancipazione della cultura, della letteratura. Un mondo quindi decisamente metaforico.

Luca Marinelli
76° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – 76th Venice Film Festival – Venezia – Venice –
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Compresso e ambizioso, il Martin Eden trova i suoi momenti più elevati quando l’occhio del documentarista di vaglia quale Marcello è (recuperate se vi è possibile i suoi Il passaggio della linea, La bocca del lupo e Il silenzio di Pelesjan, ma anche la sua prima opera di fiction Bella e perduta) si può sciogliere tra l’ambientazione dei set e il lavoro di montaggio, in una trama non sempre scorrevole. Luca Marinelli/Martin Eden si dona con veemenza a dare vitalità a un personaggio alla fin fine sgradevole. Smorfia in bocca, gambe divaricate e sovra-eccitazione sempre sottopelle, affronta il mondo da febbricitante profeta da parodia, specie alla fine, quando sembra quasi un sosia del Brisseden di Carlo Cecchi mentre vaneggia: «Il mondo è più forte di me. Al suo potere non potrò che opporre me stesso”. Potente, scheggiato, interessante.