MedFilm Festival: tutti i vincitori della XXVI edizione

Ecco tutti i vincitori della 26 edizione del MedFilm Festival

Sabato 21 novembre sono stati annunciati i vincitori della 26° edizione del MedFilm Festival. Il Palmarés di questa edizione è dedicato a Valentina Pedicini, Guerriera di pace, membro della Giuria Ufficiale, venuta a mancare nella notte di venerdì 20 novembre. Valentina Pedicini ha partecipato al festival con entusiasmo e professionalità, generosa più di tutti. Alla riunione di giuria non ha potuto partecipare fisicamente, ma ha inviato le sue preferenze, scusandosi, con gentilezza, discrezione e lievità, per l’assenza. Una straordinaria lezione di serietà, dedizione e amore per il cinema che non verrà dimenticata.

La 26° edizione del festival, presieduta da Ginella Vocca e diretta da Giulio Casadei, ha aperto le porte a tutti, presentando online, dal 9 al 20 novembre, 70 film tra lungometraggi, cortometraggi e documentari per 30 paesi rappresentati, eventi di approfondimentomasterclasspresentazioni letterariedibattititavole rotonde e incontri professionali, riuscendo a mettere in contatto l’Italia ed il meglio della produzione cinematografica internazionale, generando luoghi di dialogo creativo a supporto dei nuovi talenti e dei giovani.

Nell’ambito dei Med Meetings si è tenuta la prima edizione di MedFilm Works in Progress, curato da Azza Chaabouni, bando aperto a progetti di finzione e documentari creativi in fase di post-produzione provenienti da Italia e paesi della sponda sud del Mediterraneo. Altra novità di quest’anno, la sezione MedFilm Talents, dedicata ai talenti emergenti provenienti dai Paesi Euro-Mediterranei. Nell’ambito della sezione, si è tenuto un incontro online tra gli studenti Methexis e Florian Weghorn, il Programme Manager di Berlinale Talents.

Il Medfilm Festival ha conferito il Premio alla Carriera, a Babak Karimi, “per essere un ponte tra le culture del Mediterraneo, un mare che unisce e non divide. Ha passato l’infanzia tra Roma e Teheran e ha lavorato coi maggiori registi contemporanei, da Peter Greenaway e Gianni Amelio a Marco Bellocchio ed Ashgar Farhadi, svolgendo sempre un importante ruolo di mediazione culturale. Con questo Premio alla Carriera si intende dunque rendere il dovuto omaggio ad un attore che con il suo lavoro rappresenta le radici, l’oikos, il mondo che ci ospita e la casa comune che è il nostro Mediterraneo.”

IPremio KOINÉ 2020 è stato assegnato all’Associazione NOVE ONLUS per il progetto Pink Shuttle a Kabul: “il “Pink Shuttle” è un progetto nato in Afghanistan, a Kabul, nel maggio del 2019 con due pulmini, con i quali donne al volante accompagnano altre donne al lavoro, all’università, o dal medico. Quarant’anni di guerra, di cui ancor oggi non si vede la fine, hanno reso pericolosa la vita sociale delle donne, che possono uscire di casa solo se accompagnate da un familiare maschio e non possono condividere spazi pubblici con uomini che non siano della stessa famiglia. Grazie al “Pink Shuttle”, le donne si possono recare in piccoli gruppi al punto di partenza ed essere accompagnate a svolgere le loro attività in città”.

Questi i vincitori

CONCORSO AMORE E PSICHE

La Giuria del Concorso Ufficiale, composta da Susanna Nicchiarelli, Donatella Della Ratta, Valentina Pedicini, Heidrun Schleef e Zerocalcare ha decretato:

Premio AMORE E PSICHE per il Miglior Film a: Gaza Mon Amour di Tarzan Nasser, Arab Nasser (Palestina, Francia, Germania, Portogallo, Qatar)

Un film che ci svela un luogo solitamente chiuso, aprendolo ad uno sguardo ironico e poetico, conquistandoci come la voglia di ricominciare a vivere dei suoi personaggi”.

Premio SPECIALE DELLA GIURIA a: La ultima primavera di Isabel Lamberti (Spagna, Olanda)

Un film che naviga sul sottile confine tra realtà e finzione, come un’automobile assemblata con pezzi rubati alla realtà, accompagnandoci in un viaggio pieno di fascino dolente e sorprese“.

Premio ESPRESSIONE ARTISTICA a: tutto il cast artistico di À L’abordage di Guillaume Brac (Francia)

Come in un’orchestra, compone una sinfonia dove ogni strumento, dal più piccolo al più importante, diventa indispensabile“.

MEDFILM WORKS IN PROGRESS

La Giuria dei MedFilm Works in Progress, composta da Dora Bouchoucha, Rana Eid e Giona A. Nazzaro ha decretato:

PREMIO MEDFILM WIPS (8.000 euro + creazione di un DCP offerto da DB Studios)

Fragments From Heaven di Adnane Baraka (Marocco)

Premio MEDFILM WIPS DCP (creazione di un DCP con sottotitoli in inglese offerto da Stadion Video)

Black Medusa di Ismaël e Youssef Chebbi (Tunisia)

PREMIO DIRITTI UMANI AMNESTY INTERNATIONAL

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, ha assegnato il Premio Diritti Umani Amnesty International della 26esima edizione del MedFilm Festival a:

Nardjes A. di Karim Aïnouz (Algeria, Francia, Germania, Brasile, Qatar)

Un documentario sui diritti, per i diritti. Un omaggio all’attivismo dei giovani, delle giovani in particolare, in un paese, l’Algeria, che negli ultimi anni ha visto i suoi cittadini e le sue cittadine scendere in piazza per chiedere cambiamento”.

CONCORSO METHEXIS

La Giuria del Concorso Internazionale Cortometraggi, composta da 13 studenti di scuole di cinema di Albania, Algeria, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Marocco, Slovenia, Tunisia, Spagna, e 3 rappresentanze di detenuti degli istituti di pena coinvolti nel progetto Methexis (Casa Circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso, Casa di Reclusione Roma Rebibbia, Casa Circondariale Femminile Roma Rebibbia) ha decretato:

Premio METHEXIS per il Miglior Cortometraggio:

La Petite di Amira Géhanne Khalfallah (Algeria)

In un girato che riflette la spensieratezza della giovane protagonista vengono ricordate, con una dialettica intelligente tra i film muti di Charlie Chaplin e la cecità delle vittime, le tragiche conseguenze degli esperimenti nucleari degli anni ‘60 nel deserto algerino. Un racconto in cui il messaggio di speranza e quello di condanna si accavallano e si toccano, un corto di cui ci si può soltanto innamorare.”

Premio CERVANTES ROMA al cortometraggio più creativo ex aequo:

Sukar di Ilias El Faris (Marocco)

Sukar è un piccolo gioiello estivo che strappa subito un sorriso. Pieno di vita, girato meravigliosamente e diretto giocosamente in 16mm, il corto osserva i giovani frequentatori di una spiaggia di Casablanca. Come suggerisce il titolo stesso, “zucchero”, il film connette dolci ricordi adolescenziali ad un desiderio profondo di vita.”

Ruby di Mariana Gaivã (Portogallo)

Ruby è un film girato magistralmente, con decisi piani lunghi, suoni e luci che fanno confondere i personaggi negli spazi. Oscillando tra inglese e portoghese, la giovane protagonista cerca il proprio cane che si è perso sulle montagne di Góis, o forse la sua stessa identità, facendoci immergere in un senso di ipnotico smarrimento, in un mistero vivo e palpabile.”

Menzione Speciale della Giuria:

Bethlehem 2001 di Ibrahim Handal (Palestina)

Nel ricordo di un ragazzo palestinese la continua tragedia della guerra viene resuscitata da immagini e parole. La narrazione, saltando tra diverse temporalità e formati, interseca il passato con il presente, facendoci vivere i dolori impossibili da dimenticare di chi ha vissuto e vive in quei luoghi martoriati da continue devastazioni e conflitti.

PREMI COLLATERALI DELLA 26° MEDFILM FESTIVAL

GIURIE INTERUNIVERSITARIE

67 studenti delle Università La Sapienza (Dipartimento ISO Istituto italiano di Studi Orientali, Dipartimento di Filosofia, Dipartimento di Storia dell’Arte e Spettacolo), Tor Vergata (Dipartimento di Storia, Patrimonio Culturale, Formazione e Società), Roma Tre (Dipartimento di Filosofia, Comunicazione, Spettacolo), Università degli Studi Internazionali di Roma UNINT hanno assegnato i seguenti premi:

MIGLIOR LUNGOMETRAGGIOGaza Mon Amour di Tarzan Nasser, Arab Nasser (Palestina, Francia, Germania, Portogallo, Qatar)

Un’antica statua di Apollo finisce nella rete da pesca di Issan, sessantenne che vive solo nella striscia di Gaza e segretamente desidera chiedere in moglie la vedova Sihan. Il ritrovamento quasi magico dà il via a un film poetico, capace di ironia su temi delicati come la prestanza sessuale maschile e la gestione politica di un territorio dove chi può progetta di andarsene in Europa o lavora nelle forze dell’ordine. Una storia dall’intreccio lineare, immersa in un fotografia di chiaroscuri tra giornate grigie e serate alla mercé della rete elettrica. Dai riferimenti alle Mille e una notte a una colonna sonora che tiene insieme Julio Iglesias e Puccini, una favola raffinata che conta sulle immagini più che sulle parole, anche perché molte sono tabù. Un film bellissimo che ha emozionato la giuria.”

MIGLIOR CORTOMETRAGGIOLes Aigles de Carthage di Adriano Valerio (Francia, Tunisia, Italia)

Per essere riuscito a veicolare tramite il racconto di una singola partita di calcio il sentimento sospeso di un intero popolo, che attraverso il ricordo di un momento storico si scopre grimaldello per illuminare le luci e le ombre di una società scopertasi realmente unita per la prima e forse unica volta. Per aver trovato nella commistione del materiale di repertorio, delle testimonianze e degli inserti sceneggiati la chiave ideale nel trasmettere il senso rituale di uno sport che è pretesto per evidenziarne il ruolo come strumento ideologico. E per aver ottimamente sfruttato il mezzo del cortometraggio nell’offrire una panoramica breve ma esaustiva sulla necessità di una nazione di trovare un polo di aggregazione fraterno e di sincera rivalsa individuale e collettiva”.

PREMIO UNIMED per il miglior cortometraggio sul dialogo interculturaleLa Petite di Amira Géhanne Khalfallah (Algeria)

“La Petite riesce a lasciare il segno in pochi minuti di narrazione. Racconta un aneddoto a molti sconosciuto della guerra d’Algeria e disorienta con un finale sorprendentemente toccante e inaspettato.La Petite è una piccola creatura estremamente sensibile che non demorde nonostante la desolazione di un villaggio di soli adulti, resi ciechi dall’esplosione della bomba. L’incontro con gli abitanti ciechi del villaggio ed il riferimento al cinema muto di Charlie Chaplin stimolano interrogativi sulla moltitudine di linguaggi esistenti e sulla complessità del significato di dialogo. Oltre all’eccellenza degli attori, alla fotografia, al montaggio e alla sceneggiatura, La Petite ha il merito di immergere lo spettatore in una storia culturale altra, sconosciuta, di incuriosire fino alla fine per poi spiazzare e lasciar riflettere”.