Men in Black: International, un super kolossal action non all’altezza delle aspettative: la recensione

Men in Black: International

Men in Black: International Usa, 2019 Regia F. Gary Gray Interpreti Chris Hemsworth, Tessa Thompson, Liam Neeson Distribuzione Sony Pictures Italia/Warner Bros. Pictures Italia Durata 1h e 55′ 

In sala dal 25 luglio

LA STORIA – Testimone non vista di un’operazione anti-aliena dei Men in Black, la ragazzina Molly Wright, oltre a salvare un puccettoso ET, cresce sognando un altro incontro ravvicinato con quel mondo nascosto all’opinione pubblica. Diventata grande, corona il suo sogno, scopre l’ubicazione di un’agenzia a New York e vi penetra clandestinamente. Scoperta, la sua caparbietà e il suo entusiasmo vengono però premiate (“Reclutatemi, voglio la verità dell’Universo!”). Diventerà l’assistente del mirabile Agente H, proprio mentre due creature che hanno la capacità di mutare la loro forma da gassosa a umana si aggirano minacciosamente per la Terra cercando dei cristalli particolari. Che siano al servizio dell’Alveare, aggressiva razza aliena di parassiti che è solita assorbire e fondersi con i mondi che conquista?

L’OPINIONE – Spin-off della fortunata saga in tre capitoli con Will Smith e Tommy Lee Jones, Men in Black International ha subito così tante traversie da trasformarsi in un pasticcio tanto ricco di effetti speciali, sparatorie e scazzottate, quanto prevedibile e dimenticabile. All’inizio il copione aveva convinto subito due star in ascesa come Chris Hemsworth e Tessa Thompson, tanto da farli firmare il contratto senza esitazioni. Poi uno script legato all’attualità, si dice piuttosto puntuto nei confronti delle politiche anti immigrazione è stato via via riscritto sino a sgonfiarsi da ogni ammiccamento politico sociale più esplicito: unica battuta concessa, quando l’agente M (Molly) trova da eccepire sul nome dell’agenzia: “Men nel senso di uomini?”, sentendosi rispondere dall’agente O (Emma Thompson): “Non cominciare! Ci sto lavorando” .

Soprattutto sono mancate proprio quelle caratteristiche di effetti sorpresa e di fanta-comicità che avevano rappresentato l’asso vincente degli altri Men in Black (specie i primi due capitoli). In effetti pare che questo rimaneggiamento abbia provocato il malcontento dei due attori prima e poi alcuni scontri tra il regista F. Gary Gray (abilissimo confezionatore di action, vedi Giustizia privata, Fast & Furious 8) e la produzione. Tra le due stelle chi se la cava meglio appare Hemsworth, che proprio come fa quando indossa i panni del mitico Thor, accentua qui i lati autoironici, mettendo a contrasto la sua prestanza e il suo fascino virile con una certa predisposizione alla scemenza e alla frivolezza, mentre la ex Valchiria (ancora con Thor!) Tessa Thompson, che abbiamo visto in Creed e in Selma – la strada per la libertà essere portata anche per ruoli più sensibili e impegnativi, si muove in souplesse, quando non in apnea, e la sua poca convinzione qua e là traspare.

Emma Thompson ritorna in partecipazione straordinaria e Liam Neeson è il capo della sezione londinese, ma se al posto suo avesse recitato un altro non avrebbe fatto alcuna differenza qualitativa. Location che, come ogni super kolossal action che si propone come tale, partono da New York per trasferirsi via via a Londra, in Marocco, in Italia e a Parigi. Il pubblico entusiasta pare però approvare, sopratutto negli USA, con incassi già intorno agli 80 milioni di dollari. Se vi bastano mostriciattoli e armi assurde…