Metti la nonna in freezer: arriva la black comedy italiana con cadavere

Metti la nonna in freezer di Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi, nelle sale dal 15 marzo, racconta di Claudia (Miriam Leone), una giovane restauratrice che decide di congelare il cadavere della nonna (Barbara Bouchet) nel freezer di casa per continuare a ritirare la pensione dell’anziana e tenere in piedi la sua piccola società di restauro con due dipendenti (la furba Lucia Ocone e la svampita Marina Rocco, esilarante coppia comica). Caso vuole, però, che s’innamori di lei proprio un integerrimo finanziere, Simone, interpretato da Fabio De Luigi: conciliare segreti, truffa e sentimenti non sarà facile.

Per tutto il cast, è un film di prime volte: Miriam Leone è brava nel suo primo personaggio da commedia che, fra travestimenti e trucchi prostetici, a sua volta ne contiene altri, Fabio De Luigi rivela un inaspettato lato action. E nei panni di nonna Birgit c’è Barbara Bouchet, al suo esordio in un vero ruolo da anziana. La nonna, del resto, era l’elemento chiave: serviva un’attrice iconica perché, anche se Birgit muore già nelle prime sequenze, il suo corpo attraversa fisicamente tutto il film, dal letto al freezer, a un imprevisto giro del cadavere in carrozzina per le campagne del viterbese.

«Per il ruolo della nonna abbiamo subito pensato a un ex sex symbol», dicono i registi. «All’inizio su Barbara eravamo scettici: sembrava una donna troppo giovane per interpretare una nonna malandata. Ma al provino è stata perfetta. Ci ha detto: “Finalmente qualcuno mi chiama per fare la vecchia e non la vamp!”».

Fontana e Stasi, 65 anni in due, amici e duo artistico da sempre, provengono dalla satira e da un certo sguardo cinico sulla realtà. In questo caso, la drastica “misura anticrisi” raccontata dalla sceneggiatura di Fabio Bonifacci è ispirata «a veri casi di gente disperata e delinquente che congela i propri cari per arrivare a fine mese», dice Fonatana. Il film però maneggia una materia ancora più incandescente della truffa: il tema della morte, forse l’unico vero tabù della commedia italiana. «Non eravamo spaventati, anzi era la cosa che più ci attraeva: finalmente un’idea nuova», dice Stasi. «Si può ironizzare su tutto, basta farlo con gusto. Proprio per questo non abbiamo voluto indugiare su dettagli macabri o accanirci su immagini forti».

La nonna, comunque, finisce prima a -4 gradi tra i tortellini fatti a mano, e poi a scongelarsi gocciolando nel salotto: non proprio un quadretto usuale nel nostro cinema. La sfida era soprattutto trovare la formula giusta per combinare contesto italiano (anche se, ci tengono a precisare i registi, «la scelta delle location è stata dettata dal desiderio di dare al film un’ambientazione quasi favolistica») e l’humour nero più tipico della tradizione anglosassone: «Abbiamo scelto la commistione di generi prendendo spunto dalla commedia britannica, perché siamo cresciuti vedendo film inglesi e americani, mischiando  commedia, giallo, action, thriller», dice Giancarlo Fontana.

Spiega Giuseppe Stasi. «Giancarlo è da sempre appassionato di David Fincher, Edgar Wright, Guy Ritchie, io invece del cinema italiano, di Scola, Comencini, della scuola di Brutti sporchi e cattivi, I mostri. È il grottesco italiano, quello delle maschere, che appartiene alla nostra cultura». Per i colori saturi e le ambientazioni eclettiche, dentro Metti la nonna in freezer sembrano convivere le suggestioni di tante favole nere contemporanee: «I film che ci ispirano costantemente, anche come look, sono quelli dei fratelli Coen, Ladykillers, ma anche Il favoloso mondo di Amélie», dicono i registi. Che di cinema si sono sempre nutriti, anche se il loro percorso parte da YouTube, con un video virale Inception – Berlusconi, e passa dalla satira televisiva. Hanno collaborato con Sky, che ha anche prodotto il loro primo film per la televisione, Amore oggi, e con Sabina Guzzanti, Neri Marcorè, Rocco Tanica, Frank Matano.