Mi Chiamo Francesco Totti, conferenza stampa: “Nella vita di Francesco c’è tutto quello che serve per fare dello storytelling”

Uscirà in sala come evento speciale per solo 3 giorni, per poi arrivare su Sky e Rai.

Durante la conferenza stampa del docufilm “Mi Chiamo Francesco Totti” presentato alla quindicesima edizione della Festa di Roma, il regista Alex Infascelli ed i produttori del film hanno risposto ad alcune domande da parte dei giornalisti. Ricordiamo che il film uscirà in sala come evento speciale per solo 3 giorni (19,20 e 21 ottobre).

Come è cominciata questa avventura e cosa ha rappresentato per voi?

Risponde il regista: “Questa avventura pericolosa nasce grazie a Lorenzo (Mieli, il produttore). Difficile e pericoloso perché so che questo film rimbalzerà tra tutti i tifosi, Francesco e la sua famiglia. Questo film nasce tra l’amore di Francesco, la squadra e la città.”

Risponde Mieli: “Non è un grande appassionato di calcio (rivolto al regista) ma è molto bravo, ci siamo fidati di lui. Ci voleva un non tifoso per raccontare al meglio questo film. È una storia che racconta una generazione, Francesco rappresenta una parte enorme della nostra vita.”

Risponde Nicola Maccanico: “in Totti c’è tutto quello che serve per fare dello storytelling: c’è emozione e una storia irripetibile, e questo è quello che serve.”

Perchè non avete coinvolto altri personaggi della sua storia per narrare il film?

Risponde il regista: “La storia è di Francesco, e solo sua. Aveva voglia di raccontarsi e volevamo farlo solo in due, una cosa tra me e lui. Questo è un film che racconta di una persona che racconta, ho lasciato a Francesco tutto lo spazio per narrare, gli altri sarebbero stati fuori luogo, sarebbe stato un punto di vista altro che non mi interessava. È come un tema, non appunto “Mi chiamo Francesco Totti””

C’è stata una collaborazione nella scelta dei momenti della sua carriera da mostrare? 

Risponde il regista: “assolutamente si, ti spiego: io ho costruito per i primi mesi una struttura per me valida al montaggio. Dopo è arrivato Francesco in fase avanzata, e li l’ho voluto mettere in condizione di essere solo la voce, senza riprenderlo in volto. L’ho messo sul divano, e abbiamo cominciato a parlare, non facendogli vedere il microfono per non mettere ansia. A volte io seguivo lui e a volte lui seguiva me. Questo suo flusso di coscienza ha ricostruito tutto quello che avevo fatto dandogli una nuova forma. Abbiamo fatto cosi per tanti mesi. Eravamo come in Ghost, durante la scena della creta.”