MICHAEL J. FOX: 55 ANNI DA ETERNO RAGAZZO DEL CINEMA

Una stella sulla Walk of Fame di Hollywood, la trilogia di Ritorno al Futuro nel curriculum ma poi il morbo di Parkinson e quella lotta sfiancante. Compie 55 anni Michael J. Fox che vive ogni giorno come un dono e non perde l’ottimismo anche con una malattia che gli lascia ben poche speranze: «Il Parkinson mi ha salvato la vita. Prima vivevo a 100 all’ora e bevevo, ora mi sono avvicinato alla famiglia».

Vivere ad ogni costo e fino in fondo, è questo lo spirito dell’attore canadese che alla morte di Muhammad Ali ha condiviso il suo affettuoso ricordo del campione di pugilato scomparso per la stessa malattia. «Una cosa che devi fare è proseguire ed apprezzare la vita. Non puoi digerire le proiezioni delle altre persone di quello che dovresti provare. Muhammad è stato l’esempio perfetto di questo. L’intero mondo ha proiettato le proprie paure su di lui. E ha accettato tutto con amore, sicurezza e umorismo». Con gli stessi sentimenti ripensiamo a Michael Andrew Fox che nell’immaginario collettivo è sempre Marty McFly del cult fantascientifico di Robert Zemeckis. Nato a Edmonton il 9 giugno 1961, Michael si trasferisce con la famiglia a Vancouver per motivi di lavoro del padre, arruolato nelle Forme armate canadesi, e lì inizia la sua formazione. Su suggerimento del suo insegnante di recitazione partecipa a un provino per il ruolo di un ragazzino di dieci anni nel programma televisivo Leo and me. L’eredità della madre attrice si rivela in quel momento, e il ragazzino di 15 anni viene scelto per lo show che gli apre le porte del cinema. Appena compiuti 18 anni e senza neanche aspettare di ottenere il diploma, Michael aggiunge una J. al suo nome in omaggio all’attore Michael J. Pollard e parte alla volta della California, Hollywood chiaramente.

Inizia con un piccolo ruolo nella serie TV Palmerstown, U.S.A., poi viene scoperto dal produttore Ronald Shedlo, che lo fa debuttare negli Stati Uniti con la pellicola televisiva Letters from Frank. Michael non ha telefono a casa così da una cabina telefonica davanti al ristorante Pioneer Chicken di Hollywood conclude l’affare, la sitcom Casa Keaton in cui l’attore compare nel ruolo dello yuppy-teenager Alex P. Keaton. La serie tv prodotta dalla NBC è il suo trampolino di lancio negli Stati Uniti e all’estero prima dell’opera che consacra alla storia il suo nome. Nel 1985 Michael viene scelto da Steven Spielberg per recitare in Un ritorno al futuro diretto da Robert Zemeckis. Ma solo in seconda battuta. Il giornale inglese Express ricorda il ruolo viene inizialmente affidato a Eric Stoltz ma dopo sei settimane di riprese, viene mandato via dai perché considerato “troppo intenso” per il personaggio. Così è Michael ad averla vinta. «Nessuno può chiamarmi fifone!», è il tormentone di Marty McFly, diciassettenne amico di uno scienziato eccentrico che gli fa scoprire una macchina del tempo che lo riporta nel 1955. Stanco però del ruolo dell’eterno teenager, Michael cerca una nuova immagine da attore adulto in film come Il segreto del mio successo, Le mille luci di New York, tratto dall’omonimo romanzo di Jay McInerney e Vittime di guerra.

A 30 anni arriva la diagnosi della terribile malattia durante le riprese del film Doc Hollywood – Dottore in carriera. La sua carriera inizia a incrinarsi, accetta piccoli ruoli in Blue in the Face di Paul Auster, Wayne Wang, Harvey Wang e in Mars Attacks di Tim Burton. È tra i protagonisti della sitcom Spin City ma nonostante il successo abbandona il lavoro per dedicarsi alla famiglia. Rare diventano le apparizioni sul grande schermo, si dedica al doppiaggio del topolino Stuart Little, racconta la sua malattia nell’autobiografia Lucky Man (2002) ma accetta di interpretare Louis Canning nell’acclamata serie tv The Good Wife. Scelta coraggiosa: veste i panni di un avvocato che usa la sua disabilità per impietosire giurie e giudici ed ottenere dei verdetti che gli siano favorevoli. Così spiazza il pubblico, usando il Parkinson come arma per fare a pezzi quella maschera da eterno bravo ragazzo che lo ha caratterizzato per anni. Tutto senza mai rinnegare il passato, che ricorda con ironica nostalgia anche nel documentario Back in Time diretto da Jason Aron dove l’attore non smette mai di chiedersi quale sarà la prossima destinazione, proprio come faceva il suo Marty.