Michel Ocelot: «Il mio Dilili a Parigi contro la violenza sulle donne, realizzato con più di 16mila foto»

«Fino a oggi la civiltà occidentale è stata la migliore, il più efficace antidoto ai peggiori orrori del pianeta anche perché la più aperta alle altre culture». Parole di Michel Ocelot, uno dei grandi maestri dell’animazione mondiale, che a Cartoons on the Bay ha ricevuto il Premio alla carriera e ha presentato il suo ultimo film, il poetico Dilili a Parigi, ambientato nella capitale francese negli anni d’oro della Belle Epoque, vissuta da personaggi d’eccezione come è Renoir, Rodin, Monet, Degas, Claudel, Toulouse-Lautrec, Rousseau, Picasso, Colette, Proust, Stein, Modigliani, Wilde, Ravel, Debussy, Satie, Pasteur, Méliès, i fratelli Lumière, Eiffel, Marie Curie, Sarah Bernhardt, Mucha, Chocolat.

Dilili a Parigi contro la sopraffazione delle donne

In quel mondo geniale si muove Dilili, piccola africana canaca impegnata a indagare sui misteriosi rapimenti di alcune bambine. Durante l’investigazione incontrerà personaggi straordinari che l’aiuteranno fornendole gli indizi necessari per scoprire il covo segreto dei maschi maestri, responsabili dei sequestri. Dilili a Parigi, distribuito da Movies Inspired dal 24 aprile, non solo rende omaggio alle tante pioniere di quegli anni, ma affronta il tema della violenza e della sopraffazione sulle donne, «una delle più grandi mostruosità al mondo» dice il regista, particolarmente colpito dalla lettura de Il libro nero della donna. Violenze, soprusi, diritti negati di Christine Ockrent e Sandrine Treiner e da Metà del cielo di Nicholas Kristof e Sheryl WuDunn.

«I maltrattamenti di cui sono vittime le donne – commenta Ocelot – è quello di cui oggi bisogna parlare più che mai. Il numero di bambine e donne uccise supera di gran lunga quello dei decessi per ragioni belliche. Per questo a narrare il film è una bambina che osserva la realtà con occhi innocenti. Ma il mio film non nasce da fatti di attualità. Dopo essermi occupato di alcuni tra i posti più interessanti del mondo era ovvio che scegliessi Parigi e quegli anni in cui i vestiti erano lunghi fino a terra e trasformavano ogni donna in una principessa o in una fata. Quello che uomini e donne hanno fatto in quell’epoca per l’umanità continua ancora oggi ad esserci utile. La civiltà occidentale non è utopia, ma storia, e si dimostra oggi ancora integra e viva. Alcuni tra i personaggi che mostro nel film non avevano ancora dimostrato il proprio talento e quindi non è escluso che anche oggi in Occidente ci siano antidoti all’orrore del mondo non ancora espressi».

Gli sfondi: Parigi in 16mila fotografie

I personaggi del film si muovono sullo sfondo di fotografie di Parigi. «Per fortuna non è stato difficile, abito a Parigi e sono riuscito a scattare circa 16mila foto. Inizialmente il mio progetto era stato rifiutato dal mondo del cinema, ma Parigi mi ha detto si e mi ha aperto le porte di luoghi nascosti e inaccessibili, tra cui anche le fognature della città». E a proposito di impegni futuri annuncia: «Amo il mio lavoro, non ho alcuna intenzione di fermarmi e vorrei morire mentre sono all’opera. Il mio prossimo film avrà molto a che fare con Le mille e una notte, vicino allo stile turco del XVIII secolo».