CODA – I segni del cuore, la recensione

Da La famiglia Bélier agli Oscar, CODA - I segni del cuore porta al cinema un racconto toccante e astuto.

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Emilia Jones in CODA - I segni del cuore

Vincitore di tre Oscar, apprezzato e al tempo stesso criticato, CODA – I segni del cuore di Sian Heder rappresenta un caso cinematografico del tutto particolare. Presentato al Sundance Film Festival 2021 e subito acquisito da Apple Tv, il film era inizialmente destinato alle sole piattaforme, tra cui Sky e NOW, ma dal 31 marzo è arrivato anche al cinema grazie ad Eagle Pictures, portando in sala il suo articolato percorso.

CODA – I segni del cuore innanzitutto è il remake, anche piuttosto fedele, del francese La famiglia Bélier di Éric Lartigau, anch’esso film dibattuto per il contenuto della storia: una ragazza figlia di genitori non udenti scopre di avere non solo la passione, ma anche un grande talento per la musica, il canto in particolare.

Per quanto toccante e ben confezionato, l’originale francese del 2014 destò diverse perplessità soprattutto per il fatto di aver utilizzato attori udenti per interpretare i ruoli di personaggi sordi. Nonostante i diversi riconoscimenti ricevuti dal film anche ai César, il risultato fu considerato da alcuni imbarazzante per via della rappresentazione grossolana della cultura dei sordi e del linguaggio dei segni.

La famiglia Bélier, che prometteva di essere un successo al livello del predecessore Il favoloso mondo di Amélie, non fu nemmeno scelto come candidato francese alle nomination agli Oscar.

CODA – I segni del cuore, forte dell’esperienza dell’originale francese, intraprende un’altra strada e sceglie di assegnare i ruoli dei genitori della ragazza coprotagonisti della storia a due attori professionisti veramente non udenti: Marlee Matlin, già vincitrice dell’Oscar alla miglior attrice per la sua interpretazione nel film Figli di un dio minore, e Troy Kotsur, che invece l’Oscar lo ha vinto proprio per questo film nella categoria Miglior attore non protagonista.

Marlee Matlin e Troy Kotsur in CODA – I segni del cuore

La scelta di essere fedele al tema del film ancor prima che all’originale francese – CODA è infatti l’acronimo di Child Of Deaf Adults, figlio di adulti sordi – si è rivelata, oltre che scaltra, anche vincente, perché ha meritato a Heder anche l’Oscar alla Miglior sceneggiatura non originale.

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In CODA – I segni del cuore Ruby Rossi (Emilia Jones) è una liceale, unico membro udente della sua famiglia. Insieme ai suoi genitori, Frank (Kostur) e Jackie (Matlin), e al fratello maggiore Leo (Daniel Durant), gestisce un piccolo peschereccio, unica fonte di reddito della famiglia.

Emilia Jones e Amy Forsyth in CODA – I segni del cuore

Ancor più che nel primo film, in questo la doppia vita della protagonista è sottolineata con cura, ma soprattutto in modo piuttosto evidente. Ruby è una adolescente come tanti. Rispetto ai suoi coetanei però è investita di una responsabilità superiore, di cui sopporta il peso con fatica, ma anche con grande passione e trasporto.

Troy Kotsur, Daniel Durant ed Emilia Jones in CODA – I segni del cuore

In bilico tra il mondo isolato e privo di suoni dei suoi cari e quello esterno persino troppo rumoroso, Ruby si trova a dover fare una difficile scelta: continuare a supportare la sua famiglia, facendo da interprete e filtro tra il piccolo nucleo coeso dei suoi cari e la società esterna caotica e incapace di comunicare davvero, o costruirsi un proprio spazio, una propria vita in quel mondo di udenti da cui i suoi familiari sono esclusi ed emarginati.

Heder abilmente trova la chiave narrativa giusta per sottolineare la metafora sottesa al racconto. Mentre la storia aggancia per la curiosità di scoprire quale strada Ruby sceglierà di percorre, la sceneggiatrice e regista porta alla ribalta il senso ultimo del film: la costruzione di un ponte che ricongiunga l’universo del mondo dei segni con quello dei suoni. Ruby sarà capace di scoprire e seguire i suoi desideri solo riconoscendo la sua natura del tutto singolare e unica.

Emilia Jones in CODA – I segni del cuore

Questa astuzia è la chiave del successo di CODA – I segni del cuore: un film che ha saputo farsi ponte, sia al livello narrativo che simbolico, di due universi apparentemente separati, facendo dimenticare al mondo l’aspetto banale di una storia basata su una brava ragazza con una passione che non può essere né compresa né tantomeno accettata dalla propria famiglia.

RASSEGNA PANORAMICA
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