Collective, alla ricerca della verità

Uno dei film più potenti degli ultimi anni, un film inchiesta che riporta alla ribalta un genere importante per il cinema e la società

Collective

Il prestigioso quotidiano britannico The Times ha definito Collectiveil miglior film sul giornalismo dai tempi di Tutti gli uomini del presidente”. Dato che nel mentre c’è stato anche Spotlight, che ha vinto l’Oscar come miglior film, i meriti di Collective, documentario diretto dal regista rumeno Alexandre Nanau, aumentano ulteriormente. Lo European Film Award come miglior doc dell’anno e il fatto che sia in corsa per una nomination all’Oscar nella stessa categoria (e anche per quella come Miglior Film Straniero) lo confermano.

Il Colectiv era una discoteca di Bucarest. Il 30 ottobre del 2015 ospitava un concerto della band metal Goodbye to Gravity. Durante l’esibizione qualcuno ha acceso dei fuochi d’artificio all’interno del locale che in pochi minuti è diventato un inferno di fuoco, come documentato anche dai video girati con i cellulari proprio mentre l’incendio divampava.

Il tragico bilancio della serata fu di 64 morti, 27 morti la sera stessa, gli altri nel corso dei successivi quattro mesi per le conseguenze e le complicazioni. Proprio queste morti sono al centro dell’inchiesta che il giornalista Catalin Tolontan, caporedattore del quotidiano sportivo Gazeta Sporturilor, insospettito dai troppi decessi per ferite assolutamente curabili.

Collective Catalin Tolontan
Il giornalista autore dell’inchiesta sul Colectiv, Catalin Tolontan

Spiega il regista Alexandre Nanau

«Subito dopo l’incendio, che fu una tragedia nazionale, la stampa rumena in qualche modo non colse la gravità di quanto stesse succedendo. Fu manipolata dal governo, che continuava ad affermare che il nostro sistema sanitario fosse il migliore del mondo e che sarebbe riuscito a salvare tutti le persone ferite nell’incendio. Non era caso, non c’erano sufficienti unità dedicata alla cura delle ustioni nel paese e Tolontan dopo tre giorni ha incominciato a puntare il dito e a dire che le cose non andavano, e quindi a smascherare menzogne. E lo stava facendo un giornalista d’inchiesta sportivo».

Quello che si svelerà nel corso di Collective si può scoprire facendo una ricerca sul web.L’inchiesta di Tolontan uscì e provocò un terremoto nel governo rumeno, già scosso all’indomani della tragedia dalle dimissioni del primo ministro Victor Ponta. Ma come per ogni buon thriller, è opportuno non svelare nulla.

Collective è un documentario costruito come un film di finzione

Per questo il confronto che fa The Times con il bel film Alan J. Pakula con Robert Redford e Dustin Hoffman è molto calzante. Nanau usa pochi elementi tipici da documentario, evita le interviste “talking heads”, come vengono tecnicamente chiamate, prediligendo invece l’utilizzo di uno stile estremamente giornalistico, accompagnando nell’indagine Tolontan e scoprendo insieme a lui cose sempre più orribili.

Collective Alexander Nanau
Il regista di Collective, Alexander Nanau

Collective ha avuto la sua anteprima alla 76ma edizione della Mostra del Cinema di Venezia, nel 2019, per poi girare decine di festival in tutto il mondo e, commenta ancora il regista

«ci siamo subito resi conto dell’impatto che il film avesse sul pubblico ovunque fosse proiettato. Non importa se fossero persone più o meno ricche o di un contesto sociale più o meno sviluppato. Tutti avevano la stessa reazione, paura e rabbia, perché consapevoli che viviamo in un mondo in cui non abbiamo il reale controllo delle nostre vite, perché c’è un sistema corrotto sopra di noi che non lo permette».

Collective adesso è in corsa per gli Oscar.

Variety lo mette al nono posto tra i probabili candidati, molti addetti ai lavori danno invece la nomination per certa. Come andrà si scoprirà il 16 marzo, ne frattempo il documentario sarà uscito anche in Italia il 18 febbraio, direttamente in VOD, sulla piattaforma IWonderfull, braccio digitale della I Wonder Pictures, distribuzione che in otto anni può vantare ben tre Oscar per il miglior documentario.

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