Confronting a Serial Killer: su Starz la docu-serie sulle vittime dimenticate di Sam Little

Dal 18 aprile su Starzplay la docu-serie Confronting a Serial Killer, che racconta l’indagine della giornalista Jillian Lauren sulle tante vittime del serial killer americano Sam Little

Confronting a Serial Killer, serie presentata in anteprima al SXSW (South by Southwest) Festival 2021 e dal 18 aprile su Starzplay, inizia come un classico noir di finzione: con la visita a una scena del crimine. Ma i delitti di cui parla sono tremendamente reali, perché la storia è quella di Sam Little, aka Samuel McDowell, considerato dall’FBI il più prolifico serial killer nella storia degli USA: 93 vittime stimate dal 1970 al 2005. Protagonista della docu-serie (prodotta da Third Eye, RadicalMedia e Lionsgate) non è però l’assassino, arrestato nel 2014 e morto in carcere il 30 dicembre 2020. Al centro dei cinque episodi di Confronting a Serial Killer c’è invece una donna, la giornalista Jillian Lauren.

È della sua indagine (pubblicata sul New York Times e prossima a uscire in forma di libro) che si racconta: un delicato e serrato confronto con Little, all’inizio restio a confessare i suoi crimini, che ha fatto emergere la vera storia di molti delitti altrimenti a rimanere insoluti. È proprio la necessità di non lasciare che la verità su quelle vittime muoia con il serial killer a motivare il lavoro di Lauren: «L’idea che ci fossero così tante donne là fuori, potenzialmente così tante vittime che sono state brutalizzate e dimenticate, non era accettabile per me», afferma la reporter.

I bersagli prediletti di Little, infatti, sono donne vittime di discriminazione e marginalizzazione sociale: prostitute, tossicodipendenti, afroamericane, ispaniche. In una gelida e lapidaria sintesi che sentiamo pronunciare nella serie: «less dead», morti “da meno”, della cui sorte importa poco a istituzioni e opinione pubblica ancora intrise di pregiudizi razzisti, sessisti e classisti.

Ciò che rende interessante Confronting a Serial Killer, allora, più che il viaggio nei meandri oscuri della psiche di Little (di cui sentiamo la voce nelle conversazioni registrate con Lauren), è lo sconsolante spaccato sociale che emerge dalla ricostruzione dei casi. Un’America che umilia e annichilisce doppiamente parte del suo popolo, prima confinando troppe donne in un disagio che le rende più vulnerabili e poi negando loro giustizia anche dopo morte. 

Un dato clamoroso e più volte ribadito nella serie è infatti la quantità di volte in cui Little, nel corso degli anni, se la sia cavata in procedimenti penali a suo carico, malgrado le testimonianze di donne scampate ai suoi delitti. Una prova in più delle gravi storture che affliggono il sistema giudiziario statunitense, dove la voce di donne socialmente stigmatizzate non viene presa sul serio: «Sono morte delle donne perché tutti avevano lo stesso modo di pensare», riassume amaramente, a distanza di anni, Laurie, una delle sopravvissute.

La stessa Lauren si definisce una «sopravvissuta», partendo anche lei da una storia personale di violenze da parte maschile, cosa che l’ha motivata ancora di più a portare avanti un’inchiesta tesa anche (e soprattutto) a «capire la violenza sulle donne in questa cultura», riportando alla luce le storie di «vittime de-umanizzate dall’essere ignorate».

L’obiettivo delle cinque puntate è perciò contribuire ad aprire «una finestra su problemi che è necessario risolvere», ha affermato il regista Joe Berlinger (già Premio Emmy per altre due docu-serie, Paradis Lost e 10 Days That Unexpectedly Changed America), sottolineando come, più che del serial killer, «la maggior parte della serie parli di donne forti che hanno cercato di sconfiggerlo». «Dobbiamo conoscere tutte queste storie», aggiunge la showrunner Po Kutchins (Prison Town, USA, Trial by Fury), «è questo il punto di ciò che stiamo facendo, accendere una luce, provare ad aprire un dibattito più ampio che possa, speriamo, portare a un cambiamento».

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